venerdì 21 febbraio 2014

Curare la pazienza


Quando con la nostra associazione presentiamo il corso di panificazione naturale inizio sempre citando questa frase di Hillman: "L'approfondimento inizia con il restare in ciò che sta succedendo, restare fermi nelle situazioni difficili."
E in queste parole che vedo descritta la pazienza. E certe cose in cucina rappresentano il vero allenamento per questa parte di noi che troppo spesso viene dimenticata e poco allevata.
La pasta madre e la lievitazione naturale sono stati per me il miglior modo per imparare a respirare lento e per fermarmi ad aspettare, senza far nulla altro che questo.
Prima nel preparare metterci tutta l'arte fatta di passione e di gesti e poi il lungo tempo dell'attesa che se ben attrezzato versa concime e fa germogliare tesori.
Quando trovo una persona con il fiato corto le do un pezzo di pasta di pane da lavorare. Il fermento e la vita del lievito madre passa subito la sua energia alle mani che la toccano e lo scambio crea un piacere fatto di lentezza.
Ci sono altre preparazioni in cucina che ballano con la pazienza. Quella che vi presento ora è una di quelle.

BURGER DI LUPINI



400 gr di lupini già cotti
1 cipolla
1 carota
gran masala
curcuma
sale marino integrale
1 spicchio d'aglio
pepe
farina di riso integrale
farina di mais bramata

Tritare cipolla e carota e soffriggere in un cucchiaio di olio extravergine d'oliva.
Mettere i lupini e tutti gli altri ingredienti nel mixer e frullare, ma lasciando i lupini a pezzettini e senza ridurli in crema.
Mettere il composto in una ciotola e aggiungere farina di riso integrale, lavorandolo a lungo con le mani al fine di far rilasciare gli amidi e legare l'impasto. Io ho aggiunto 3 manciate di farina, procedete un po' alla volta fino a quando non si compatta.
Formare con le mani dei burger e impanarli nella farina di mais.
Scaldare un pochino di olio in una padella e mettere i burger, chiudere con un coperchio e cuocere a fiamma media per 5 minuti per lato.
Lasciare riposare per alcuni minuti una volta cotto.

Ero curiosa di provare i lupini, ma non ho mai trovato i lupini in salamoia. Un giorno però ho incontrato dei lupini secchi. Prepararli ha richiesto un po' di pazienza.
Ho lasciato in ammollo per 5\6 giorni i lupini con un pezzo di alga kombu, cambiando ovviamente acqua ogni giorno.
Poi li ho fatti bollire un'oretta in acqua bollente e ho continuato a lasciarli in ammollo per altri 10 giorni, ma questa volta in acqua salata.
Se li assaggiate durante tutto il percorso vi accorgerete che man mano il sapore amarognolo sarà sempre più debole fino ad eliminarsi.
A questo punto ho cotto per 20 minuti in pentola a pressione e quindi, una volta raffreddati li ho sgusciati eliminando la buccia. E finalmente erano pronti!!!!



Con questa ricetta partecipo alla raccolta settimanale di ricette senza glutine (Fri)Day.

giovedì 13 febbraio 2014

Vorrei essere più zen


Vorrei essere più zen.
Più distaccata da certe robe. Più adatta al silenzio. 
Meno suscettibile alle umane maniere. Più predisposta a scivolare nelle cose.
Vorrei essere più contemplativa. 
Più disposta a stare ferma nell'osservare. Più capace di resistere al logorio del tempo.
Vorrei essere più flessibile, muovermi, piegarmi e tornare indietro. 
Danzare al soffio del vento per lasciarmi andare.
Vorrei essere come un bel sasso che si fa levigare dall'acqua, sembrando quasi morbida e duttile nel tempo.
Vorrei scegliere il colore giusto, con l'energia che cambia con l'universo.
Saper meditare e riflettere, portare nel cuore le grandi verità della natura. 
Riempirmi come uno scrigno e brillare quando mi apro.
Vorrei avere sempre 5 secondi in più tra quando sento qualcosa e quando do la mia risposta.
Vorrei avere tre giorni prima di ogni scelta e il tempo giusto per ogni cosa.
Vorrei tessere uno alla volta ogni desiderio.

PIZZA EVA AL RADICCHIO DI TREVISO, TOFU E SEMI DI ZUCCA


per la pizza:
300 gr di semola rimacinata di grano duro del Senatore Capelli
200 gr di farina integrale di grano tenero
1 c di sale marino integrale
2 C di olio extravergine d'oliva
400 gr di acqua
100 gr di pasta madre

per la farcitura:
1 barattolino di pomodorini in conserva bio
2 radicchi di Treviso
1 panetto di tofu
tamari
1 C di olio extravergine d'oliva
semi di zucca tostati

Preparare la pizza secondo il metodo che Eva ci spiega benissimo qui, video compreso!
Io di solito preparo l'impasto martedì, per poi mangiarlo al giovedì. Rispetto alla sua ricetta, usando farine integrali, mi trovo meglio aumentando la quantità di acqua. Per il resto seguo le sue istruzioni e mi ritrovo con una pizza soffice, golosa, profumata e molto digeribile.
A noi piace alta quindi stendo l'impasto con le mani unte d'olio in una sola teglia. Preferisco non mettere carta forno sotto, non mi piace l'effetto umido che crea, ma ungere la teglia con l'olio. In questo caso mettetene un po', perchè nel tempo del riposo la pasta tende ad assorbirlo e poi si attacca in cottura.

Per la farcitura ho messo i pomodorini quando ho infornato.
Poi ho tagliato a cubetti il tofu, l'ho dorato in padella e quindi spruzzato di tamari e saltato per alcuni minuti.
Mentre ho tagliato a listarelle il radicchio e l'ho aggiunto gli ultimi 5 minuti di cottura, per farlo ammorbidire.
Sfornata ho distribuito il tofu e i semi di zucca.


Nel pollaio giovedì sera è giovedì pizza! Non manca mai! Da quando poi ho imparato a fare questo impasto è davvero sublime. Lo uso con tutte le farine che voglio, tutte integrali! Grazie Eva!!!
Partecipo a Salutiamoci di Febbraio ospitato dalla splendida Lucrezia di Peanut in Cooking. 

venerdì 7 febbraio 2014

FriDay senza glutine


Sono stata sul blog di una bella persona e come una lampadina si è accesa l'ispirazione. Quando posso, e almeno per un pasto al giorno, cucino senza glutine. Spesso sia per pranzo che per cena. Posso dire che 2\3 della nostra settimana è senza glutine. Preferisco non appesantire il mio corpo e il mio intestino con un eccesso di questa proteina. Oppure scelgo cereali e farine con poco glutine: farro, avena, segale....
In ogni caso ho sempre trovato più semplice preparare i cereali in chicchi per i salati e usare le farine per i dolci. E ho sempre pensato impossibile fare la pasta fresca senza glutine e usando solo farine naturali.
Questo è il mio primo esperimento. Detto e fatto in un attimo. 
Il sorgo, questo sconosciuto, ha origine da una pianta erbacea e viene consumato in Africa, Asia e America Centrale. La sua farina è tra le senza glutine più semplici da lavorare. Infatti la pasta ha tenuto bene: unico consiglio, siccome tende ad appiccicare usate della farina di spolvero su piano e mattarello ed eventualmente aiutatevi con un tarocco.
Ha un sapore che tende al dolce, ma molto meno rispetto a riso o mais. Con una spolverata di gomasio all'alga nori il piatto ha raggiunto il suo equilibrio. (Si lo so...nella foto ci sono i pinoli, ma poi con il gomasio era moooolto meglio).

MALTAGLIATI DI SORGO E CECI AI BROCCOLI


200 gr di farina di sorgo bianca
30 gr di farina di ceci
1 pizzico di sale
acqua quanto basta
farina senza glutine per lo spolvero

broccoli

Impastare il sorgo, la farina di ceci, un pizzico di sale con l'acqua sufficiente a creare una palla di pasta morbida e malleabile.
Lasciare riposare.
Nel frattempo portare a bollore dell'acqua salata e scottare i fiori di un broccolo. Scolarli e frullarli. Eventualmente aggiustare di sale.
Stendere l'impasto in una sfoglia sottile e tagliare la pasta a pezzetti.
Aggiungere all'acqua di bollitura (la stessa dei broccoli) un filo d'olio e scottare i maltagliati.
Scolarli e metterli in una padella con la crema di broccolo dove farli saltare per un minuto.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta settimanale di ricette senza glutine (Fri)Day.


mercoledì 5 febbraio 2014

Foto-confessioni


Ho una macchina fotografica molto carina. Bella, seria, nera. Si dice di lei che sia una reflex. Io la offendo...la tratto come una semiautomatica.
Per dire: la gnoma che ha una semiautomatica, la tratta come una reflex.
Ho tentato di capire, comprendere, pensare, analizzare. Ma credo che tutto ciò che è  affine al pensiero logico-matematico sia andato perso nei lontani anni trascorsi all'istituto tecnico commerciale.
Se non mi si fa il disegnino, non ci capisco molto. Regola il bianco, livella i colori, controlla la luce, sistema gli iso, la focale e il bilanciamento. E fai un salto e fanne un altro.
Io non comprendo nulla, sto lì basita e poi schiaccio il pulsante. Ho la fissa di avvicinare tutto il più possibile, di fotografare il minuscolo. Avvicino tutto e a volte la mia povera macchina urla. A volte le foto sono pure carine: giuro è solo grazie alla fortuna.
Sono talmente pigra quando si tratta di fare logica, che spesso lascio la macchina a chi tenta di spiegarmi e dico...fai tu.
E sono felice che esiste il digitale, così posso fare duemila scatti.
Ho un altro difetto. Di solito preparo cose buone e belle da mangiare alla sera: per gnoma e galletto. Risultato da ottobre a marzo le mie foto fanno schifo. Fotografare di sera e senza luce naturale è un dramma.
E lo confesso: vi ho scritto questo papiro per distrarvi dalla foto sotto. Per ammenda mi sono iscritta ad un corso fotografico con la gnoma. Una delle due capirà qualcosa, ma non credo sarò io.

GNOCCHI DI SEGALE CON RADICCHIO E ZUCCA


300 gr di farina di segale integrale
acqua bollente
1\2 zucca
1 radicchio di Treviso
sale marino integrale
olio extravergine d'oliva
9 noci tritate

Preparare gli gnocchi di segale, impastando la farina con un po' di acqua bollente fino ad ottenere una pasta morbida. Lasciare riposare per 20 minuti.
Nel frattempo portare a bollore una pentola di acqua salata.
Pulire la zucca, tagliarla a cubetti.
Pulire il radicchio e tagliarlo a strisce.
Scaldare un cucchiaio di olio evo, mettere la zucca con un pizzico di sale e saltare fino a quando si sarà ammorbidita. Se necessario aggiungere un po' di acqua.
Unire quindi il radicchio e saltare con la zucca per un paio di minuti.
A questo punto preparare gli gnocchi, staccando piccoli pezzi di pasta e gettandoli nell'acqua bollente.
Aspettare che tornino a galla, raccoglierli con una schiumarola e unirli alle verdure.
Una volta finiti gli gnocchi, saltare tutto per un paio di minuti e unire le noci tritate.

Io amo gli gnocchi di segale. Li trovo appaganti. Rustici e morbidi nello stesso tempo. E veloci. La cosa buffa è che con questa orrida foto, ma golosa ricetta realizzo due importanti obiettivi: partecipo a 


Salutiamoci di Febbraio ospitato dalla splendida Lucrezia di Peanut in Cooking. 
e a