martedì 30 marzo 2010

Chiuso per ferie

Fa niente! Piove, ma non fa niente....abbiamo montato il nostro pezzettino di sogno sopra l'auto, imbottendolo di coltri e di coccole, abbiamo messo armature pesanti dentro le nostre valigie, preparato cibo per il corpo e per la mente e siamo pronti....dobbiamo e vogliamo partire.
La primavera, anche se si mette in maschera, è arrivata:
lo dimostrano le millanta formiche che tentano di colonizzare la cucina e i millimetri di verde che spuntano dalle piante. Lo dimostra che tra gli scrosci di pioggia, passano veloci e beffarde occhiate di sole.

Noi partiamo, chiudiamo il pollaio, portiamo in affido il gattino, carichiamo la Nina e andiamo verso il mare.
Perché, anche se piove, anche se sarà freddino, anche se il grigio perla ha sostituito il grigio topo invernale, anche se abbiamo solo la stoffa della tenda tra la testa e il cielo, saremo noi e il profumo del mare.


Festeggeremo assaggiando una goduriosissima colomba delle Sorelle Nurzia, che la meravigliosa Valentina ci ha voluto regalare, insieme ad un sacco di altri pensieri carinissimi, che non so perché sono diventati quasi tutti della gnoma....
Grazie Vale, ti voglio bene!

LA COLOMBA VENTIDIECI A LIEVITAZIONE NATURALE

Proveremo anche la nostra colomba del pollaio. Quest'anno rifatta in versione classica, dato che avevo voglia di sapori pieni, avvolgenti e corposi.

1° impasto:
120 gr di pasta madre,
110 gr di burro ammorbidito,
110 gr di zucchero di canna grezzo,
200 gr di latte tiepido
50 gr di panna,
1 uovo e due tuorli
525 gr di farina

Ho impastato con l'amico "kitchen aid "per 10 minuti fino ad ottenere un impasto leggermente incordato. Ho fatto tre pieghe del primo tipo. Ho lasciato lievitare al coperto e al caldo per tutta la notte.

2°impasto:
25 gr di zucchero mascobado
40 gr di panna fresca
50 gr di mandorle tritate
1o0 gr di arancia candita tagliate a pezzetti
1 tuorlo
un cucchiaino di sale
1 cucchiaino di vaniglia

Al mattino ho aggiunto i nuovi ingredienti e fatto impastare per altri 10 minuti. Ho messo l'impasto sul tavolo, coperto di farina. Risultava molliccio e profumato. Ho impastato per qualche minuto a mano e alla fine ho fatto tre pieghe del primo tipo.
L'ho lasciato riposare per 20 minuti e poi l'ho modellato nello stampo di carta, da 750 gr lasciandolo lievitare per tutto il giorno.
Verso le 18.30 ho preriscaldato il forno a 180°.

La glassa:
40 gr di mandorle tritate,
65 gr di zucchero mascobado
30 gr di chiara d'uova.
20 mandorle intere

Ho sbattuto insieme con la frusta vino ad ottenere un composto chiaro e spumoso che ho versato a cucchiaiate sulla colomba, distribuendo infine le mandorle intere.
Ho infornato per 45 minuti circa.

N.B. Per testare la cottura fate la prova stecchino ed eventualmente, per evitare che la parte superiore bruci, coprite con un foglio d'alluminio durante l'ultimo quarto d'ora di cottura.
Qui la versione della colomba intollerante del 2009


Volevo scusarmi perché ultimamente non sono riuscita a passare dai vostri blog, è stato un periodo intenso e ricco di impegni proficui, che nello stesso tempo mi ha scaricato un po'. Vi faccio i miei auguri sinceri e vi prometto di tornare presto a curiosare nelle vostre pagine. Un abbraccio.
p.s. ricordatevi che c'è Belgioioso!

giovedì 25 marzo 2010

L'aquilone





C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole,
anzi d'antico: io vivo altrove, e sento
Son nate nella selva del conventoche sono intorno nate le viole.
dei cappuccini, tra le morte foglie
che al ceppo delle quercie agita il vento.
Si respira una dolce aria che scioglie
le dure zolle, e visita le chiese
di campagna, ch'erbose hanno le soglie:
un'aria d'altro luogo e d'altro mese
e d'altra vita: un'aria celestina
che regga molte bianche ali sospese...
sì, gli aquiloni! E' questa una mattina
che non c'è scuola. Siamo usciti a schiera
tra le siepi di rovo e d'albaspina.
Le siepi erano brulle, irte; ma c'era
d'autunno ancora qualche mazzo rosso
di bacche, e qualche fior di primavera
bianco; e sui rami nudi il pettirosso
saltava, e la lucertola il capino
mostrava tra le foglie aspre del fosso.
tratto da L'Aquilone di Giovanni Pascoli

Segnalazione piacevole:

- dal 30 aprile al 2 maggio ci sarà Officinalia: MOSTRA MERCATO DELL’ALIMENTAZIONE BIOLOGICA, BIODINAMICA E DELL’ECOLOGIA DOMESTICA. Ci stiamo organizzando per andarci: Vale, Giò e io siamo lì il primo maggio! Chi vuole venire? Per maggiori info potete consultare anche la pagina di fb: "Galline a Belgioioso" oppure potete scrivere qui.

MUFFINS AL CACAO


220 gr di farina 0
30 gr di cacao in polvere
100 gr di fruttosio
50 gr di uvetta passa
1 bustina di cremortartaro
250 ml di latte riso
1 vasetto yogurt
1 cucchiaino di essenza di vaniglia

Accendere il forno a 180° e preparare le teglie degli stampini, con queste dosi vengono 12 tortine.
Mescolare tutti gli ingredienti secchi: farina, cacao, lievito, fruttosio, uvetta. Aggiungere lo yogurt e mescolare. Unire il latte e girare velocemente per amalgamare. Versare negli stampini, riempiendoli per 3\4 e infornare per circa 20 minuti.

Dolcetti golosi, ma leggeri, uno ha solo 130 kcal, quindi può far compagnia a tutti, sia a colazione che a merenda. Ho cercato di diminuire la parte dolce, usando come sostituto il sapore dolce dell'uvetta.
P.s. ....sto per finire il malefico fruttosio!

lunedì 22 marzo 2010

Anna


Ti immagino. La grande testa riccia e folta, i capelli bianchissimi che incorniciano il viso tondo, gli occhi allegri e curiosi. Ti immagino che per l'ultima volta accendi la lampada bassa nel tuo salotto, un po' intellettuale, così personale, delicatamente elegante e semplice. Dove lasciavi i libri impilati, le piccole cose rare e la radio accesa per i tuoi gatti. Ti immagino che sistemi le scodelle piccole e bianche nella tua cucina, che chiudi la porta, dopo aver lasciato un'ultima occhiata. Ti immagino che prendi la tua inseparabile bicicletta, ci sali e voli verso l'alto. La pedalata sicura, il tuo sguardo curioso. Saluti con la voce squillante chi incontri, ci saluti per l'ultima volta e pedali fino a lassù. Ti vedo con i vestiti semplici e eleganti. Ti sento mentre ridi squillante. Ricordo quando ci rimbrottavi allegramente, quando discutevi veemente, quando ci raccontavi allegra e dipanavi i pensieri. Parlavi della tua terra piatta, delle zucche arancioni, del negozio del tuo amore, di figli piccoli e cresciuti, di sogni. Mi parlavi da grande, mi ascoltavi. Ora sei là, le ultime pedalate lunghe, ti metti ritta su un pedale, con la linea gentile, raffinata e delicata, già dimentichi noi e porti lo sguardo lontano, per cercarlo. Ciao Anna.

TORTINO DI LENTICCHIE


200 gr di lenticchie secche
santoreggia
rosmarino
alloro
prezzemolo
2 spicchi d'aglio
60 gr di pangrattato
sale

Lessare le lenticchie, dopo averle lasciato in ammollo per almeno 6 ore, con il rosmarino e l'alloro. Una volta cotte, metterle nel mixer insieme all'aglio, alla santoreggia e il prezzemolo tritati, ridurre in purea. Aggiungere il pangrattato e aggiustare di sale. Ungere una pirofila con un velo d'olio e distribuire il composto livellandolo, eventualmente cospargere con altro pangrattato. Cuocere in forno ventilato caldo a 180° per circa 30 minuti, fino a doratura. (Io ho infornato a forno spento e non preriscaldato).

Ho preso spunto per la ricetta dal libro "Vegetariano - Oggi cucino io", dove era proposto usando le lenticchie rosse, cioè quelle decorticate, che sono effettivamente più veloci da preparare e non necessitano di ammollo.

giovedì 18 marzo 2010

Il gioco delle parti


Nina, bionda e inconsapevole, dorme sul suo cuscinone.
Non sa che la strozzerei volentieri: ha rotto il mio meraviglioso vaso di primule, che io avevo diligentemente messo abbastanza in alto, sfracellando poi allegramente le povere piantine per tutto il giardino. Lei sta lì e dorme con la faccetta molle, perché è stanchissima.
Ha fatto la posta ad Agamennone, in fondo alle scale. Lui ha fatto la posta a lei, in cima alle scale.
Ogni tanto, nel loro balletto, si incontrano.
Lei, in un secondo, si agita, come se le fosse capitata la cosa più bella del mondo. Lui, in un attimo, si ingrugnisce, come se gli fosse capitata la cosa più brutta del mondo. Non è paura, è incomprensione.
Lei uggiola cigolosa, lui soffia e la prende a sberle.
Lo fa in maniera preventiva. Assomiglia ad uno di quei genitori vecchi e stanchi, che sculacciano la malcapitata figlia, dichiarando: "Tanto prima di domani, qualcosa combinerai" e la sberlotta di continuo.
Ma ora convivono, non ci sono più divisioni di spazi e di tempi. Entrambi circolano liberamente per la casa, lei sperando di avere un amico felino grasso, lui desiderando una gigante bistecca bionda e silenziosa.
A volte lui la spregia: si mette sul suo cuscinone e la guarda, soppesandole addosso uno sguardo tracotante. Oppure assaggia le crocchette canine, soffiando se lei reclama la proprietà della scodella. A volte si sdraia morbido e strabordante vicino a lei, osservandolo pigramente e tentandola con lo zampotto ciccio, per farla avvicinare e darle un ceffone. Infine le fa temibilissimi attacchi, con tanto di schiena arcuata, peli dritti e unghie fuori, quando lei sta dall'altra parte del vetro. Lui sa che c'è il vetro, lei forse no.
Io tifo lui, il galletto tifa lei: é il gioco della parti.


TORTA DI MELE LEGGERA


2 mele
1 banana
150 gr di farina 0
80 gr di fruttosio
100 ml di latte di riso
2 uova
1 limone
1 pizzico di sale
1 bustina di cremortartaro

Sbattere a lungo le uova con il fruttosio, fino a farle diventare chiare e spumose. Nel frattempo tagliare a tocchetti 1 mela e mezza e bagnarle con il succo di limone. Aggiungere la farina, miscelata con il cremortartaro e il sale, a poco poco, mescolando dall'alto verso il basso per non far smontare l'impasto, unire la banana schiacciata. Unire i pezzetti di mela e mescolare con attenzione, unire il latte fino a farlo amalgamare il composto. Versare l'impasto nella tortiera, decorare la superficie con la mezza mela tagliata a fettine e cuocere in forno caldo a 180° per 40 minuti

La torta originale è di Morena, io ovviamente l'ho modificata, ma ci è piaciuta tanto. E' leggerissima. Sto usando il fruttosio perché ho voluto provarlo, ma sono un po' dubbiosa sulla sua utilità. Prima di tutto ho scoperto che è una legenda metropolitana che ha un potere più dolcificante dello zucchero o che ha meno calorie, quando se ne usa mezza dose e ne siamo soddisfatte, significa che otteniamo lo stesso effetto dimezzando la dose di zucchero. Dobbiamo solo disintossicarci dal sapore troppo dolce e per chi usa il saccarosio deve disintossicarsi da questo. Ma tornando al fruttosio ho scoperto che ha un indice glicemico alto e che se usato troppo non fa per nulla bene. Insomma il fruttosio vero, quello della frutta è un toccasana, ma questo? Bha...ancora non ho capito....io lo finisco e non lo prendo più.

lunedì 15 marzo 2010

Con una leggera traccia di azzurro


Sembra che il decreto attuativo del pollaio funzioni o forse funziona il normale svolgersi del tempo e delle cose. Il tempo ha, nel suo passare, un potere infinito, quello di lenire e calmare, quello di allontanarsi e avvicinarsi. Lui scorre. E noi lo affrontiamo, a volte a muso duro, altre più accomodanti. Meglio lasciarlo fare, osservarlo e mettersi a proprio agio, così da vivere consapevoli e non subire il suo movimento. I cicli si susseguono e scandiscono il nostro trascorrere, lo fanno più intensamente dei minuti del nostro orologio, a cui tanto teniamo e a cui si fa riferimento. L'uomo moderno dice spesso di non avere tempo. Sembra non essercene mai abbastanza per gli obblighi che ci siamo messi in testa. A me capita, anche se appartengo ad una categoria che ne avrebbe molto a disposizione, finisco con riempirlo densamente. Scegliendo ad una a una come fare, nonostante i periodi di affanno, mi sento viva. Sono nell'intercapedine di un crocevia di tempi diversi: quello mio personale che parla con il mio intimo e quello esplosivo di una stagione di nuove creazioni. Il ciclo segreto femminile e quello pulsante della nuova stagione. Risultato: scrivo cose vaghe, con una leggera traccia di azzurro, che sfuma nel nulla.

LA ZUPPA DI CECI, SCAROLA E PATATE


150 gr di ceci secchi
1 cespo di scarola
4 patate
1 spicchio d'aglio
olio extravergine d'oliva
dado

Mettere in ammollo i ceci per almeno 12 ore. Cuocerli per circa 1 ora e mezza in tre litri di acqua, con una foglia d'alloro e un rametto di rosmarino. Lessare le patate con la buccia, quindi pelarle e tagliarle a tocchetti. Pulire la scarola e tagliarla a pezzi piccoli, rosolarla con uno spicchio d'aglio e un cucchiaio d'olio in padella, fino a farla appassire. Aggiungere le patate e insaporire per qualche minuto. Mettere tutto in una pentola capiente, aggiungere i ceci con il loro brodo, unire il dado e cuocere per circa 10 minuti.

Ho presa spunto per questa buonissima zuppa da quella proposta qui da Astrofiammante, variandola a modo mio. Ho lessato i ceci in pentola, purtroppo non c'era sole per poterlo fare sulla mia cucina solare. Siccome la gnoma vive una fase schifiltosa nei confronti del cibo, io ho preferito tritare con la mezzaluna la scarola dopo averla fatta appassire. Grazie alla presenza delle patate e dei ceci è un ottimo piatto unico, ma veramente leggero (solo 282 kcal per porzione). Abbiamo completato il pranzo con un contorno di verdure.


Aggiornamento del 20 marzo 2013. 
Partecipo a Salutiamoci ospitato da  Katia di Pappa&Cicci  per il mese di marzo 2013.

giovedì 11 marzo 2010

Anche nel pollaio decreto interpretativo

immagine ovviamente presa dal web

Insomma, già le previsioni mi avevano irritato. Davano neve. Neve? Ma io sto preparando mentalmente la mia personale festa di primavera, non può nevicare, non ancora tanto e non a marzo. Poi al mattino scopro che tutto è contro le mie intenzioni.
Venti centimetri di neve sono già il tappeto del mio giardino e fiocconi, fintamente allegri, inneggiano ad una danza vorticosa. Nevica e non per poco. Per ore. Da mattina a sera. Sono scocciata, stufa, stizzita. Cederei volentieri ad espressioni di ira funesta, seccata e inacidita, cerco di aizzare me stessa contro la neve. Poi capisco, è inutile. Nevica lo stesso.
Ma posso prendere spunto, in fondo "lui" si sta ingegnando tanto per essere il modello riferimento perfetto. Perché non provare?

Non sono a capo di nulla, veramente non so tenere a bada molto, riesco a malapena governare me stessa, ma se c'è uno spazio, un luogo dove sono la "boss" indiscussa è il mio pollaio.
Perfetto: osservo, imparo e agisco.

Emano un decreto attuativo interpretativo "percuilaquale" dichiaro:

art. 1 Non sono d'accordo con la neve
art. 2 La neve non ha diritto di cadere nel mio pollaio
art. 3 Il pollaio ignora la neve e istituisce dal giorno 9 marzo la nuova stagione primaverile 2010

art. 4 Il pollaio ripristina l'uso delle mezze stagioni

art. 5 In deroga (che non c'entra ma enfatizza l'importanza dell'atto) impone alla neve di non cadere ovvero dichiara l'impossibilità ad agire nel pollaio fino a quando la neve scende.
Firmato il Presidente Presidenziale del Pollaio
La gallina.

Ovviamente se la neve continua a minacciarmi, nonostante i provvedimenti intrapresi, scenderò in piazza per indire manifestazione pubblica contro la manovra deligittimatoria della mia sovranità nel pollaio, anzi no....opssssssss...mi stavo confondendo....per il reale diritto alla democrazia!


PANE INTEGRALE CON FIOCCHI D'AVENA



50 gr di pasta madre
400 gr di farina integrale
100 di farina 2
2 cucchiaini di malto
100 gr di fiocchi d'avena più una manciata
sale
acqua

Sciogliere la pasta madre in un po' d'acqua, aggiungerla a tutti gli altri ingredienti (si usa un solo cucchiaino di malto) e impastare a lungo, fino ad ottenere una palla morbida ed elastica. (Io ho usato il cavaliere del mio cuore: Mr.KitchenaidOrange)
Dare le pieghe del secondo tipo e lasciare lievitare.
La lievitatura è durata circa 24 ore, ogni 3\4 ore davo tre giri di pieghe del primo tipo, tranne che per la pausa della notte. Al mattino ho trovato un impasto morbidissimo, molto lievitato e alveolato...ho ridato per l'ultima volta le pieghe e l'ho lasciato un'ora a risollevarsi.
Ho inciso con il coltello dei tagli profondi un centimetro, ho sciolto il malto in un po' d'acqua tiepida e spennellato e quindi sparso una manciata di fiocchi d'avena.
Ho infornato accendendo alla massima temperatura il forno, lasciato così per un 15 minuti. Abbassato a 220° e cotto per altri 15 minuti. Abbassato di nuovo a 200° e ultimato la cottura in circa 20 minuti. Ho fatto la prova stecchino per essere sicura.


Il pane è morbido, leggero e saporito, non sembra nemmeno fatto con la farina integrale. Ho preso spunto per le dosi della farina da questa ricetta di Veganblog, ma poi ho preferito una lievitatura lenta e pensata.

lunedì 8 marzo 2010

Per un attimo di amarezza


Entro in contatto con tutto l'universo. Lo faccio e mi chiedo come è possibile. Mi chiedo come poterlo passare ad altri. Oggi dovrò andare da quel piccolo gruppo di donne, che non sanno di essere tali, che non conoscono la potente alchimia dello scorrere femminile che le lega al cielo e al senso. Le incontrerò, dovrò indossare la faccia brutta e affrontare ancora quel profondo vuoto di intenzioni che le contradistingue. Pazzesco.
Le vedevo l'anno scorso, quando ancora il femminile covava nascosto in loro e non riconosco più le bambine di ieri. Sembrerebbe sia stato buttato via tutto, dimenticato, annullato e le forme gentili che tanto avevano voglia di esplodere, sono fuori uscite, irremidiabilmente senza trovare vocazioni. E cosa c'è di peggio del nulla in cui rimbombare?
Non è un sospeso, non percepisco il senso. Ho più la sensazione di avere a che fare con una mandria tonta e violenta. Mi meraviglio della loro poca età e della loro tanta arroganza. E' estenuante per noi assistervi, fermare, arginare la violenta desolazione. Sono arsura e freddezza, indifferenza e grettezza. Difficile trovare qualcosa da liberare in loro, da coltivare, da accudire, da potenziare. Perché in cima c'è vuoto. E intorno la nostra insensata ricerca di senso. Non perdete tempo a dire che non è vero, che è stanchezza, che è il caso, che avranno i loro motivi, che cambieranno, che è il momento.
Entro in contatto con tutto l'universo e non so come farlo fare ad altri.

PACCHERI AL FORNO CON CREMA DI FINOCCHI


500 gr di paccheri
4 finocchi
timo
15 gr di burro di soia
20 gr di farina
250 gr di latte di avena
50 gr di gorgonzola
sale

Pulire i finocchi e tagliarli a fette sottili, cuocerli con un bicchiere d'acqua fino a quando non saranno morbidi.
Preparare una crema tipo besciamella: fondere il burro in un pirex per 30 secondi a 750watt. Amalgamare con cura la farina e fare andare per 2 minuti alla stessa potenza. Versare il latte poco alla volta, girando bene con una frusta per evitare di formare dei grumi. Cuocere a 750watt per 3 minuti, mescolando a metà tempo. Aggiungere il timo spezzettato, aggiustare di sale e cuocere per un altro minuto.
Prendere i finocchi e frullarli con un po' della loro acqua di cottura e aggiungerli alla crema. Unire il gorgonzola a pezzettini e mescolare per farlo sciogliere.
Lessare i paccheri al dente.
Ungere una pirofila da forno, versare la pasta, condire con la crema, livellare gli ingredienti e cuocere in forno a microonde, con funzione grill, per circa 15 minuti


La ricetta di questa pasta al forno delicata e aromatica l'ho trovata nel bellissimo blog della cara Marifra: io l'ho semplicemente adattata agli ingredienti che avevo a disposizione e usando per la cottura il forno a microonde. Mi è piaciuta molto l'aggiunta del timo fresco e cucinare un piatto della dolce Mari!

giovedì 4 marzo 2010

Spanata


Non so se capita anche a voi, a me spesso. Di essere spanata dico. Mi succede sovente. Mi atteggio dicendo che penso molto, penso tanto. La verità è che in quanto gallina doc ho un neurone solo e lui, povero, abbandonato a sè stesso, non ha l'occasione di fare nemmeno una sinapsi con qualcuno. Sta lì. Vagheggia, rimbalza, volteggia e si adagia. Vi spiego cosa succede.
Sono così immersa nel nulla del mio cervellino, con l'occhietto vitreo che fissa il fuori, che guido e guido e guido e dopo circa 10 km mi accorgo di andare in una direzione non contemplata dalla mia meta. A volte ho complicate varianti di questo svarione. Tipo quando guido, guido, guido e poi dopo sbatto l'occhietto vitreo, mi guardo intorno e mi ritrovo in un posto che non riconosco, senza avere la minima idea di dove mi trovo.
Quando ero giovane e prendevo il treno per la BigCity, quasi sempre al ritorno mi scordavo di controllare le stazioni e scendevo al pelo a quello giusta. Il trend moderno invece è arrivare tutta baldanzosa al super, parcheggiare, entrare, fare la spesa, uscire e rendersi conto di non aver idea di dove si trovi la macchina. Esattamente come oggi, quando ho vagato sotto l'acqua con il carrello per almeno 10 minuti.
Alla fine non vado al super per questo, altro che ecologia.

ORANGE CURD SENZA BURRO (grazie Luna...come vedi dal titolo...sono spanata!)


il succo e la scorza grattugiata di due arance bio
2 tuorli e 2 uova intere di galline allevate in libertà
1 cucchiaio di amido di mais
100 gr di zucchero di canna grezzo
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva

Grattugiare la buccia delle arance e spremerle. Unire al succo, le bucce grattugiate, le uova e i tuorli, lo zucchero e l'amido di mais e mescolare per bene con una frusta, così da non formare grumi.
Mettere tutto in una casseruola e portare a bollore, quindi cuocere sempre mescolando per due minuti. Spegnere e lasciare intiepidire, unire quindi il cucchiaio di olio e mescolare bene.

CROSTATA ALL'ORANGE CURD E CIOCCOLATO FONDENTE


500 gr di farina tipo 0
2 uova di galline allevate in libertà
250 gr di burro
150 gr di zucchero canna grezzo
100 gr di cioccolato fondente

Tritare il cioccolato fondente, preparare la frolla unendo la farina, lo zucchero, le uova, il burro ammorbito e il cioccolato. Impastare velocemente fino ad ottenere una palla, che si metterà in frigo per almeno un'ora.
Prendere due terzi della pasta, stenderla e foderare una teglia per crostate. Punzecchiare la pasta con una forchetta, appoggiare un foglio di carta da forno, coprire con dei legumi e cuocere in bianco a 165° in forno ventilato per circa 20 minuti.
Prendere il resto della pasta, formare una sfoglia sottile e con le formine tagliare dei biscotti a stella, da cuocere in forno per 8\10 minuti. Farli raffreddare.
Nel frattempo sciogliere a bagnomaria 50 gr di cioccolato fondente, in cui intingere una parte delle stelline di biscotto.
Ora comporre la torta:
mettere l'orange curd nel guscio di frolla e livellare bene, ricoprire con "una pioggia" di stelline e appoggiare per ultimo quelle intinte del cioccolato


A metà febbraio la gnoma è diventata undicenne e io le ho preparato la torta di compleanno. Lei adora le crostate e, anche per questa volta, ho cercato di pensarne una speciale! Grazie a mille chiacchiere con Vale e con Cri alla fine, dopo qualche indecisione ho immaginato la torta gnomesca. Una crostata al cioccolato con crema di arance sotto una pioggia di stelle, delicatamente cadute. Bene so che il risultato finale non è bello, insomma non so fare le decorazioni perfette e non sono stata brava nel rendere reale il mio pensiero, però se ci pensate l'idea è carina e magari persone con più talento possono davvero creare questa pioggia di stelline cadute a caso su una soffice crema.
Per la ricetta dell'Orange Curd senza burro ho preso spunto da qui. Grazie!
Il pollaio però vi garantisce che la poesia dei sapori era unica...parola di sorriso di gnoma!

lunedì 1 marzo 2010

Prove di adultità


La gnoma cresce. E' diversa. Non si tratta solo di intravedere in lei qualcosa che sarà tra breve, ma significa vedere ogni giorno piccoli segni di cambiamento. Non è solo la pelle che diventa più lucida o il corpo che si sviluppa, vedere le forme diverse, ma è scoprire che questo è davvero l'ultimo abbandono di tutto ciò che la fanciulezza esprime. Si tratta di togliere questo bambino dalla sua forma fisica materiale, per aprire un posto nel cuore e rimanere lì, eterno fanciullo. Nel frattempo osservo questa gnoma che si ritrova dentro un contorno, che spinge e stringe, che pulsa e esplode. Un giorno è improvvisamente ed immensamente triste. L'altro è un esplosione di gioia e in ogni caso non sa il perché. A volte parla a raffica, perché il ritmo serrato delle parole un po' la stordisce e le rende possibile non pensare. Altre riflette su ciò che è e che è stato. E formula la sua opinione, il suo parere. Pensa al mondo in tappe, a quello che farà, a quello che sarà e ringrazio l'universo perché almeno per lei non si è incantato, bloccando il tempo in un assordante vuoto di intenzioni. Mentre mette sotto la coperta la sua bambola di sempre, decide come abbinare i colori dei vestiti per farle brillare meglio gli occhi.

LA ZUPPA DI FAGIOLI E ORZO CON CAVOLO ROMANO


200 gr di fagioli cannellini
150 gr di orzo perlato
1 cavolo romano
1 barattolo di pomodori pelati
1 carota
1 cipolla
1 spicchio d'aglio
2 rape rosse
rosmarino
alloro
olio extravergine d'oliva
sale
pepe

Lasciare in ammollo per una notte i fagioli e poi lessateli in tre litri di acqua, con dell'alloro e del rosmarino.
Pulire le cipolle, le carote e le rape, tritarle e farle appassire con due cucchiai di olio e due di acqua.
Unire l'orzo e tostare per due minuti, aggiungere il cavolo romano, pulito e tagliati in pezzi, insieme ad un rametto di rosmarino e ai pomodori pelati, coprire con l'acqua di cottura dei fagioli.
Cuocere per circa 30 minuti, aggiungere i fagioli, aggiustare di sale e pepe e cuocere per altri 10 minuti.
Servire calda con un giro di olio crudo.


Sembra una zuppa laboriosa, ma basta avere i fagioli già pronti per renderla più semplice, ho usato i pomodori che quest'estate ho messo via. In realtà non sono proprio dei pelati, ma pomodori maturi, tagliati a pezzi, messi nel barattolo e poi sterilizzati. La mamma del galletto li chiama "quelli con la pellecchia", Con queste dosi viene un pentole grande di zuppa, ma riscaldata per il giorno dopo migliora.