venerdì 24 dicembre 2010

OPSSSS è Natale


E non me ne sono accorta! E' arrivato zitto, zitto. Umido, bagnato carico di nuvole nere e ombrelli aperti. Con poco oro che lo fa brillare, ma pieno di inopportune distrazioni per invitarci a non osservare. Ma tra i profumi dei biscotti, la morbidezza del panettone appeso a testa in giù, i pacchettini che ci aspettano e quel desiderio innato di qualcosa di speciale per i nostro cuori, voglio lasciarvi queste parole:
"Possiamo avvertire qualcosa nell'albero che ci sta innanzi come albero di Natale, qualcosa come un simbolo di quella luce che deve sorgere dall'intimo dell'anima nostra e per mezzo della quale possediamo l'immortalità nell'esistenza spirituale.
[...] Sia per noi un simbolo per ciò che deve illuminare e ardere nelle nostre anime, per innalzarci al mondo spirituale!"
R. Steiner


 AUGURI DI CUORE!

OMINI DI ZENZERO


480 gr di farina integrale
220 gr di zucchero integrale di canna tipo mascobado
220 gr di melassa
160 gr di burro a temperatura ambiente
3 uova
1 cucchiaio di zenzero fresco grattuggiato
1 cucchiaio di cannella in polvere
1 cucchiaino di mix di spezie per dolci
sale
1 cucchiaino di lievito per dolci

Mescolare la farina con lo zenzero, le spezie, la cannella e il lievito.
Montare con le fruste elettriche il burro e lo zucchero, fino ad ottenere  un composto spumoso e soffice. Aggiungere le uova una per volta, continuando a mescolare a mano. Infine unire la melassa. 
Incorporare la farina ricavando un impasto tipo frolla, molto morbida.
Lavorare per qualche minuti l'impasto e lasciare riposare in frigorifero per 30 minuti, dividendo l'impasto in due parti.
Stendere la pasta con uno spessore di circa mezzo centimetro e con lo stampino ricavare i biscotti.
Cuocere per 8\10 minuti in forno già caldo a 180°. Sfornarli piuttosto morbidi, si asciugheranno raffreddandosi.
Una volta fredda decorarli con della glassa.




La ricetta di questi biscottini deliziosi è sul numero di dicembre di Cucina Naturale. Al posto dello zenzero fresco erano indicati 4 cucchiani di zenzero in polvere e al posto della melassa si può usare del miele. In un pomeriggio gelido insieme a due amiche splendide, durante un pomeriggio biscotto prenatalizio oltre a tanti altri biscotti abbiamo fatto questi deliziosi omini. Per decorarli abbiamo usato una penna decoratrice, ma tutti i braverimmi della blogosfera possono provare con una semplice glassa!

lunedì 20 dicembre 2010

La Nina cisterna


La Nina ha deciso che farà la cisterna. Abbandonati i sogni di diventare tritatutto e piccola vedetta, ora mette le sue energie per un nuovo progetto, quello appunto della cisterna. Vorrebbe diventare un capiente serbatoio per liquidi. Non so bene se ha velleità da damigiana, ma non mi sembra che il tema della conservazione le prema. 
 A da poco iniziato lo stage, esattamente da quando le temperature sono scese in picchiata. 
Strana coincidenza! Ma da allora si da alla tenuta. E funziona così. Sceso il buio si incolla al suo cuscinone e si concentra per entrare in un profondo stato ipnotico e dimenticarsi dei propri sensi. Mentre cala in questo torpore, noi incompententi la invitiamo ad una certa ora ad uscire per i suoi bisognini. Lei a volte colta da irrigidimento si mummifica sulle quattro zampe e finge di essere il vaso con il tronchetto della felicità. Altre paziente esce, molto lentamente, si infila nella cuccia e aspetta, che ci riprenda lo sghiribizzo e riapriamo. A volte noi, insani e coatti, gli riproponiamo l'uscita. E lei incurante ripercorre il piccolo percorso di pochi centrimetri porta-cuccia. Poi rientra.
Quello che dovrebbe fare non lo fa, appunto perchè lei si sta allenando da cisterna. 
Ma si sa un tirocinio è un periodo di addestramento, una fase in cui ci si forma, insomma non si nasce imparati. E io gallina dubbiosa, diffidente e sospettosa temo che la cana-cisterna si dimentichi e improvvisamente apra i rubinetti in qualche angolo del mio salotto.
E allora, qui lo dico e qui lo nego, non potendomela prendere con la creatura innocente, me la prenderò con il suo angelo custode umano!

ZUPPA DI FAGIOLI E SCAROLA

per 4 persone:
2 cespi di scarola fresca
250 gr di fagioli spollicchini o cannellini
1 cipolla rossa
3 spicchi d'aglio
150 gr di pomodori con la "pellecchia" o pelati
dado vegetale
vino bianco secco
peperoncino
4 fette di pane casereccio

Mettere a bagno i fagioli per una notte, quindi lessarli in pentola a pressione, cuocendoli con rosmarino e salvia per 20 minuti dal fischio. Tenere da parte l'acqua di cottura dei legumi.
Pulire e affettare la cipolla, metterla in una pentola, insieme all'aglio, con due cucchiai di vino e  far appassire, a fiamma alta e rimestando velocemente, come per una finta rosolatura.
Unire i fagioli, i pomodori e la scarola, quindi unire il liquido di cottura dei fagioli e acqua quanto basta (circa 1 litro e mezzo totale di liquido), insaporire con il dado vegetale, rimestare e cuocere a fiamma bassa per circa 30 minuti. Negli ultimi 5 minuti unire il peperoncino, sbriciolandolo.
Servire caldo, se si vuole con un giro di olio extra vergine d'oliva e una bella fetta di pane tostato.

La prima volta che ho mangiato questa zuppa l'aveva preparata la mamma del galletto. Parla della sua terra e della sua storia e io l'ho letteralmente amata. Tanto da volerla rifare. Poco dopo passeggiando per la rete ho trovato questa ricetta de Lo Scief scientifico. Avevo a disposizione tutti gli ingredienti perfetti: partenopei doc!  I pomodori con la "pellecchia" imbottigliati quest'estate con Tina. I fagioli piccoli e bianchi arrivati direttamente dagli zii di Napoli. Ho scoperto da Mirtilla che si chiamano spollicchini (colgo l'occasione per mandare un bacio speciale a questa neo mamma!). La scarola fresca dei contadini.
Il risultato ottimo, anche nella mia versione vegana e alleggerita.

giovedì 16 dicembre 2010

Ohi ohi ohi.....

immagine tratta da Morguefile

Ecco speravo in una settimana sprint, ricaricata dal riposo e pronta per tutte le corse che chissà come mai prima della vacanze si ammucchiano sul finale, come se dopo ci fosse la fine del mondo.
Speravo di mettermi in pista ed affrontare ad una ad una le varie sporgenze per allineare quasi tutto.
Invece la mia quotdianità in questi giorni è fatta di una banale elementarità: vivo trascinandomi da letto al bagno per colpa di uno schifosissimo virus, che come un perfetto programma di sabotaggio mi ha ridotto ad uno zerbino!!!
Ma una notizia bellissima e unica c'è: il mio Seitan alle Cipolle è tra le ricette finaliste del Contest di Semi di Papavero!!! Mamma mia che emozione! Non ci credevo: fra tante proposte belle e gustose anche la mia. 
Vero che a me e al pollaio in genere questa rivisitazione del classico piace molto e che, benchè umiliata e tartassata, la cipolla è magnifica nel suo gusto!!!
Ma basta chiacchiere, andate sul blog di Elga e votate la ricetta che preferite....magari quella che finisce in ...........olle! Scherzo! C'è tempo fino al 19 dicembre!
Io, anche per mancanza di energie, vi ripubblico la mia!
SEITAN ALLE CIPOLLE


1 confezione di seitan naturale
3 o 4 cipolle rosse
 mezzo bicchiere di vino bianco
sale 
2 o3 foglie di salvia fresca

Tagliare il seitan a dadini, pulire e affettare le cipolle. 
Scaldare una pentola wok, quindi mettere le cipolle e due cucchiai di vino bianco. Far appassire le cipolle nel vino, a fiamma alta e rimestando velocemente, come per una finta rosolatura.
Aggiungere quindi il seitan a dadini, mescolare bene e lasciare insaporire per un minuto. Unire il vino  rimasto e la salvia, chiudere con un coperchio e proseguire la cottura a fiamma bassa, fino a quando il vino sarà evaporato.
L'intera preparazione richiederà circa 15 minuti.

lunedì 13 dicembre 2010

Anacronistica

Mi tengo stretta gli attimi di questa settimana rubata al resto. Il suo unico difetto è stato quello di essere già passata. Ma i giorni trascorsi hanno avuto l'effetto di una tazza di tisana calda durante una giornata di gelo. Semplicemente rallentando i tempi ho trovato i vari pezzi che disposti sulla tavola mostrano un disegno. Ho ancora molti dubbi su quale interpretazione dare e su quale decisione prendere, ma almeno c'è un po' di ordine. Prima di tutto ho spento il rumore assordante e il silenzio ha aperto le porte della comprensione. Farò presto due liste per mettere di qua e di là le parti. Poi ho rallentato e ho goduto del fatto di poter usare una voce più quieta, di poter sorridere del quotidiano, di poter spiegare e di poter ascoltare. Dedicato tempo al giardino delle mie amicizie. E ho capito che è stato un tempo non finito, che mi ha consumato e reso fragile. Penso che vorrei vivere la vita tra libri, studio e ferri da maglia. Penso che vorrei vivere la vita a condur fuori, a sostenere ed accompagnare, a mostrare l'anima dell'esistente per coniugarlo con lo spirito e il pensiero. Penso che non vorrei diventare un'eremita in fuga. Penso che non vorrei occuparmi di chi sceglie i suoi limiti, soprattutto nel pari.
Anacronistica: nell'epoca della superficialità anelo all'approfondimento.

STUDYING WITH  CHOCOLATE
10 gr amido mais
10 gr cacao amaro
zucchero di canna grezzo q.b.
200 ml di latte di riso

Mischiare amido, cacao e zucchero in una tazza. Quindi unire un pochino di latte di riso e mescolare con cura, per evitare grumi. Aggiungere il latte un po' alla volta fino ad aver sciolto bene le polveri. Mettere nel forno a microonde, alla massima potenza, per 1 minuto e mezzo, mescolare e riposizionare per un altro minuto e mezzo. 
Controllare se la cioccolata ha raggiunto la giusta densità, altrimenti cuocere per altri 30 secondi.

La gnoma alle medie è dentro a tutto un altro impegno, materie diverse da preparare, verifiche serie e un impegno più intenso. Allora ogni tanto ci si rinfranca con una coccola veloce e morbida, come una bella cioccolata calda.

lunedì 6 dicembre 2010

Nel cubo di Rubik


A volte piccoli gesti, sottili parole, movimenti all'apparenza silenti entrano in contatto con te e lasciano un'impronta.  A volte solo il modo di camminare o il movimento non visto entrano nella testa e si depositano. A volte, in situazioni insignificanti, gesti banali fatti senza pensarci, parole dette per caso e riguardo alle cose più lontane, entrano nella mente e stanno latenti dentro. 
Poi qualcosa, coincidenze, fatti simultanei scattono, si muovono, si spostano e lasciano segni che condizionano. Come quando hai visto che lei non ha preso il cacciavite in mano o come quando qualcuno si impedisce di fare. Ho come quando hai visto le ore scorrere, sentire le parole vuota. Hai visto quella espressione negli occhi o ti sei ritrovata sola sulla sedia scomoda, mentre gli altri stanno in poltrona. Quando hai sentito l'affanno nella voce. Quando hai visto dietro alla rissa lui far finta di non vedere e girare nell'altra stanza. Ho l'hai sentita ridere, con quella risata di plastica e finta, piena di meccanismi
Senti un clic e tutto è cambiato. Come quando giri le facce del cubo per tentare di ricomporre la facciata e invece ritrovo colori confusi e mischiati, allora giri e rigiri formando nuovi aspetti. Quando senti suonare il telefono e sai che per l'ennesima volta non si farà. 
A volte hai visto piccole cose senza importanza, in momenti vacui che nulla c'entravano, li hai messi in stand by me nel tuo pensare. Hai nel frattempo fatto, detto, ascoltato, vissuto. E improvvisamente, irrazionalmente si apre un cassetto e trovo un biglietto con indizi assurdi, che però ti spiegano proprio quel pezzo di storia.

RISOTTO AL RADICCHIO E MELA
per 4 persone
250 gr di riso Roma
1 radicchio rosso a palla
1 cipolla rossa
2 mele annurca
1 bicchiere di spumante
80 gr di caprino
brodo vegetale q.b.

Pulire e affettare la cipolla. Pulire, affettare e lavare il radicchio. Preparare il brodo vegetale e tenerlo al caldo. Mettere la cipolla e due cucchiai di spumante. Far appassire le cipolle nel vino, a fiamma alta e rimestando velocemente, come per una finta rosolatura. Unire il radicchio, farlo appassire e  aggiungere il riso. Tostare per un minuto, mescolando per evitare che si attacchi. Versare il resto dello spumante, far evaporare. Continuare a cuocere il riso aggiungendo il brodo man mano che viene assorbito. 
Nel frattempo pelare e tagliare a tocchetti le mele, che verranno aggiunte al risotto a metà cottura.
Una volta cotto e il riso è morbido, spegnere e mantecare con il caprino fresco.

Un riso saporito e delicato, sorprendente. Avevo voglia di un risotto al radicchio appagante, curato. Mi è venuto in mente quanto è buona l'insalata di radicchio e mele e come queste addolcivano l'amaro del radicchio e ho detto perché no? E poi alla fine è velocissimo da preparare e per questo lo porto a Cleare e al suo contest 


giovedì 2 dicembre 2010

L'uselin della comare

C'è un pettirosso, che da venerdì pomeriggio guarda in casa. Si mette lì, davanti al vetro, sopra la colonnina e guarda. A volte tenta qualche svolazzamento vicino e con le zampine tocca la finestra. 
"Povero avrà freddo....." e gli abbiamo messo briciole di pane, briciole di biscotti, semi di girasole e uvetta passa. Lui ha reclinato il testino, ha preso due cosine e poi è tornato a fissarci.
Ha un aspetto delizioso, vispo, con gli occhietti curiosi, spia la nostra vita familiare. Se ci avviciniamo al vetro vola via velocissimo, ma mai troppo lontano...solo poco più in là, sulla siepe. Poi quando torna tutto calmo, si rimette ad osservarci. 
Il gattino ovviamente l'ha subito notato e non si trattiene nei suoi peli, si mette davanti a lui ed emette cigoli e miagolii intermittenti, più o meno così: "mè,igne...m..gne gne...", come se avesse il singhiozzo.
Ora le ipotesi più accreditate sono:
- ha scambiato il gattino per un enorme pettirosso-mamma e vuole unirsi a lui (mentre il gattino ha le idee molto chiare e sta sfogliando il suo ricettario personale sotto la lettera P come Pettirosso alla griglia),
- è un pettirosso laureando e sta facendo alcuni test di valutazione e ricerche per la sua tesi,
- è un appassionato di familywatching,
- gli piace il nostro arredamento e vuole riproporlo nel suo nido,
- è un pettirosso guardone e in realtà ci sta facendo delle foto, che a breve posterà sulla sua pagina di facebook,
- crede di guardare la TV, su un nuovissimo canale digitale, con tanto di degustazione tipo pop-corn.


Ovviamente noi serissimi, non ci facciamo assolutamente influenzare dal suo occhietto pettegolo e mentre ci sistemiamo i capelli, lisciamo le pieghe degli abiti e controlliamo l'abbinamento dei nostri colori,  pensiamo a che nome dare a questo ospite.
P.S....chissà perché dopo queste foto ho deciso che dovevo lavare i vetri...mannaggia al pettirosso!

SEITAN ALLE CIPOLLE


1 confezione di seitan naturale
3 o 4 cipolle rosse
 mezzo bicchiere di vino bianco
sale 
2 o3 foglie di salvia fresca

Tagliare il seitan a dadini, pulire e affettare le cipolle. 
Scaldare una pentola wok, quindi mettere le cipolle e due cucchiai di vino bianco. Far appassire le cipolle nel vino, a fiamma alta e rimestando velocemente, come per una finta rosolatura.
Aggiungere quindi il seitan a dadini, mescolare bene e lasciare insaporire per un minuto. Unire il vino  rimasto e la salvia, chiudere con un coperchio e proseguire la cottura a fiamma bassa, fino a quando il vino sarà evaporato.
L'intera preparazione richiederà circa 15 minuti.
 
Ecco un secondo piatto vegetariano, gustoso e veloce, che riprende uno dei classici della cucina. Il seitan è un alimento proteico che deriva dal glutine del grano, dal sapore delicato e che permette una gran fantasia in cucina, garantendo anche un apporto proteico corretto. Il piatto, oltre ad essere estremamente veloce nella sua preparazione è anche davvero molto leggero. Non si usa olio nella preparazione e vi garantisco che le cipolle "fintamente soffritte" con il vino si ammorbidiscono e prendono un delizioso profumo, senza sembrare semplicemente lesse. La salvia regala il tocco finale.
Per me è "una ricetta espressa che si caratterizza in termini di cucina naturale con gusto", proprio come quelle cercate per il contest Lagostina di Semi di Papavero.


lunedì 29 novembre 2010

Street: il sentiero Velate - Orino

Velate  -  Orino


La prima neve, nel passaggio tra autunno e inverno, è arrivata, rendendo tutto lievemente bianco e gonfiando le code dai gommisti. Al mattino, nonostante le persiane, luce di bianco e di sole ci sveglia. Il sole, dopo la neve, è l'invito che ci porta a mettere gli scarponi e ad andare al di là dei soliti nostri boschi intorno a casa.
Pochi chilometri in macchina e arriviamo a Barasso, ad un'entrata del Campo dei Fiori, dove ogni angolo mi racconta un pezzetto di un pezzetto della mia storia. 
Ecco l'angolo dove avevamo trovato lo scatolone con i gattini, ecco dove c'era la liana e ci dondolavamo, qui un giorno avevano tagliato il  bosco e dopo il dolore per quel cimitero di alberi, abbiamo cercato nel tesoro e trovato un albero di Natale. Siamo risaliti nel posto strano, quello dove ci si sedeva perché era pace, ma nessuno ha saputo mai che segreto nascondeva. Poi la discesa fatto con il tronco gigantesco tutti insieme, il posto in cui ci riposavamo e l'angolo, in cui abbiamo fatto il cerchio tenendoci per mano e insieme abbiamo sentito la magia.
Anche ieri, la magia del profumo dei pini è tornata, camminando tranquilli nel silenzio del sentiero bagnato, incrociando ciclisti e amanti della corsa. Tra la neve si faceva strada il bosco, Nina giocava correndo e io cercavo le case degli elfi. Con il caldo del freddo addosso, mangiando un'arancia mentre si gelava il naso, abbiamo assaporato questo angolo di mondo. Un ultimo sguardo al lago giù basso e gli aghi di pino nel baule, siamo tornati a casa.
 
GRANO SARACENO E LENTICCHIE CON PORRI E PEPE ARCOBALENO


per 4 persone:
240 gr di grano saraceno
240  gr di lenticchie 
4 porri
2 spicchi d'aglio
acqua 
dado vegetale 
salvia
vino bianco
Mettere in ammollo le lenticchie per 12 ore.
Pulire i porri, eliminando le foglie più dure e affettandolo sottilmente. Lavarli accuratamente sotto l'acqua per eliminare  tutti i residui di terra.
Versare i porri nella pentola a pressione, con due spicchi d'aglio, versare 1\2 bicchiere di vino bianco e lasciare appassire la verdura per qualche minuto. Aggiungere le lenticchie e il grano saraceno, tostare per qualche minuto, mescolando continuamente. Coprire con due litri d'acqua, aggiungere la salvia, chiudere la pentola a pressione. 
Cuocere per 20\25 minuti dal fischio della pentola. 
Una volta cotta, aprire la pentola, una volta svaporata, aggiungere il dado vegetale, mescolare bene per amalgamarlo bene con la zuppa. Impiattare e macinare del pepe arcobaleno.

Mentre inizio a preparare la zuppa, la gnoma arriccia il naso alla vista dei porri, dell'aglio, del grano saraceno. Poi arriccia il naso quando se la trova nel piatto, ma una volta assaggiata il piatto corre velcoe nel piatto: "Non credevo davvero fosse così buona!" Tanto buona da meritare un bis.

giovedì 25 novembre 2010

WHB #261 con orsaggine



Non so come dire la verità, perché sento già che non è in linea con tutte le corse. Ma mi capitano quei momenti in cui non mi va. Non che il mondo fuori non mi piace più, ma quello che è una mia attitudine diventa predominante e condizionante, una disposizione naturale a cadere in stati di orsaggine. Forse gravi. Per lo più per chi sta fuori. 
Dicasi orsaggine la tendenza e l'inclinazione a vivere da orso. L'orso è solitario, silenzioso, schivo e diffidente, estremamente difficile da incontrare, ma tranquilli: non è aggressivo e non attacca, se non provocato. Adora in estate a star pescare i salmoni che vanno controcorrente o cercare il miele, scappando dalle api. Ma in inverno niente è più bello che stare nella propria tana, dimenticandosi di tutto e di tutti. 
Lo so che la metamorfosi da gallina a orso risulta strana, ma chiedete al galletto. Agli albori della nostra storia a volte gli dicevo: "No oggi no, magari domani, perché ho l'orsaggine." 
Poi dopo un piccolo ritiro nel proprio antro ritorna la voglia di andare ancora in giro per rubare le torte che Nonna Papera lascia sulla finestra. 
L'orsaggine prevede anche una scarsa voglia di convivialità e una scarsissima aderenza al calendario. Festa è l'occasione per stare nella tana, per spegnere i rumori, non sentire suonerie e voci, non uscire e stare appartate. Festa è riflessione, pace e silenzio. E' non segnare più nulla in agenda. Perchè oggi mentre il vento invernale soffiava, ho pensato che tutto quello che volevo fare era vedere le lenzuola asciugare al sole.



ORZOTTO DI SPINACI E RICOTTA


per 3 persone:
180 gr di orzo perlato
400 gr di spinaci freschi
200 gr di ricotta fresca di capra
pepe arcobaleno
dado vegetale
1\2 bicchiere di vino bianco

Preparare un brodo con il dado vegetale. Tostare per alcuni minuti l'orzo in una pentola di acciaio, mescolando bene. Unire gli spinaci mondati e lavati, mischiarli con il cereale. Sfumare con il vino e fare evaporare. Unire un pochino di brodo e sobbollire, portando a cottura e aggiungendo un mestolo di brodo alla volta. L'orzo ci impiegherà circa 15\18 minuti per cuocere. 
Spegnere e mantecare con la ricotta. Macinare il pepe e servire.

Ecco qui un piatto completo e gustoso, ma leggero. Dopo posso ancora un bel piattone di verdura e mi alzo felice dalla tavola, anche un po'ammorbidita da questo piatto vellutato. Scoprite qualcosa sugli spinaci qui.
Porto questo piattino a Bri e al WHB #261 in versione italiana.


Potete postare dal 22 al 28 Novembre
una ricetta in cui l'ingrediente principale è
un'erba, una pianta, un frutto o una verdura
oppure
una descrizione delle virtù o usi di
un'erba, una pianta, un frutto o una verdura.
potete anche postare una ricetta vecchia, 
ma vi chiedo di rifare il post aggiungendo
WHB #261 nel titolo

lunedì 22 novembre 2010

Il triangolo della combustione



Diteglielo che devono solo volere. Diteglielo che la soluzione è dentro di loro. Che sono problema e possibilità nello stesso tempo e che la difficoltà non è lo scivolone senza interruzione verso il basso. Dite a quei ragazzi, anzi a quei bimbi, spenti e trascinati, che sotto chili di trucco non vedono fuori, che devono guardare dentro e cercare la forza del pensiero che li accende. 
Dite loro che le parole sono portatrici di significati, che sono parte del triangolo della combustione per vivere. 
Il combustibile per questa magica accensione sono loro stessi, ma le parole che depositano nel cuore si trasformano in pensieri e sono l'ossigeno necessario per avere il fuoco. 
Ancora manca l'ultimo elemento perché la voglia della vita prenda inizio: la volontà.
Diteglielo che devono solo volere, devono scegliere e desiderare. Devono spiccare il volo verso l'alto, verso di sé. 
Diteglielo che non c'è solo l'abisso, il fondo, il vuoto. Ma che ancora si può essere sé, si può decidere e commettere il primo atto della volontà: determinarsi. Io sono. Che è così che il futuro ha inizio, con l'azione di cui si è responsabili.
Diteglielo che non è necessario offuscarsi dietro l'arroganza, il ruminare, la finzione per nascondere il proprio tremore, per celare un contenuto che non esiste. 
Diteglielo che c'è ancora tempo per riempirsi, per trovarsi.
Anzi non dite nulla, ma fate. Facciamo.

“Dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo” Gandhi

PORRI CARAMELLATI


4 porri 
succo di mezzo limone
1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva
1 cucchiaio di miele
timo
sale e pepe

Pulire i porri e tagliarli per il senso della lunghezza in 2 o 4 parti. Disporli in una teglia rivestita di carta da forno. 
Mescolare in una ciotolina il succo di limone con l'olio e il miele. Versare questo condimento sui porri. Salare e pepare e distribuire il timo.
Infornare per 25\30 minuti , finché non saranno cotti e leggermente caramellati.
Questa ricetta era parte di uno speciale sulla polenta di Cucina Naturale di novembre 2010. Io l'ho estrapolata per proporre un contorno diverso e saporito. I porri con questo vestitino diventa eccezionali e appaganti. Insomma acquistano carattere.

giovedì 18 novembre 2010

Il sole ha brillato

 
"Passata la tempesta: odo augelli far festa, 
e la gallina tornata in sulla via, che ripete il suo verso.
Ecco il sereno..." 
G. Leopardi

Il sole ha brillato. Probabilmente non per molto o almeno non me l'aspetto, così senza dover attendere prendo tutto come un regalo. 
Come è un dono la chiarezza del pensiero dopo la nebbia. Tocco, con il pensiero lucido, tutto intorno e mi chiedo dove andrà a finire, quanto terrà e esercito la fermezza. Sono arrivata alla conclusione che questa a che fare con la resistenza. 
La resistenza è  una qualità, un talento: la capacità di opporsi a qualcosa, stando semplicemente fermi. Senza muoversi, sul posto, con l'orgoglio dello stare, senza subire, senza riportare graffi e segni sulla pelle. 
Un sacco di gente resiste silenziosa ogni giorno. Resiste al logorio, al consumo. 
Non è facile resistere, rimanere quando non si vuole. Si vorrebbe andare via, invece si resta. 
Parte di questa nazione so che resiste all'infamia del ritrovarsi senza scelta nel paese dei balocchi di proprietari arroganti. Altri non resistono e cedono, concorrono in colpa.
E piano piano il posto in cui sto prende forma, prende la mia forma. Me lo dice la storia. La forma silenziosa che si scava giorno dopo giorno è quella che dà la linea definitiva al paesaggio.
La forma sono le mie condizioni: quelle in cui sono e quelle che pongo. Per respirare. 
Sono fragile, per fortuna, vuol dire che il mondo mi tocca. Sono resistente, non infrangibile, vuol dire che a volte il mondo mi scivola addosso e rimane solo il mio.
Il sole ha brillato.

CONCHIGLIE PICCANTI AL SUGO DI FAGIOLI E FUNGHI


3 fette di zucca al forno
300 gr di funghi champignon
120 gr di fagioli cannellini
1 peperoncino
vino bianco
aglio
1 cucchiaio di crema di avena
180 gr di pasta

Cuocere in pentola pressione, con un rametto di rosmarino, i fagioli che la sera precedente sono stati messi in ammollo. Nel frattempo pulire e tagliare a fettine i funghi.
Rosolare 1 o 2 spicchi d'aglio in 2 cucchiai di vino bianco e aggiungere i funghi. Cuocere a fiamma alta per 4 minuti, abbassare, aggiungere la zucca tagliata a pezzetti e il peperoncino sbriciolato.  Continuare la cottura per altri 5 minuti, eventualmente bagnando con un po' d'acqua per non attaccare (io ho usato l'acqua di cottura dei fagioli). Frulla 2\3 dei fagioli con un po' della loro acqua, unire alle verdure la crema e fagioli rimasti, cuocere in  padella fino ad ottenere la consistenza desiderata.
Lessare la pasta al dente, scolarla e farla saltare per pochi minuti, per mescolarla bene con il sugo.

Eccolo qui un piatto unico dietoso, dopo verdura a volontà. Ma tutto è così appagante e completo, che è stato il pranzo della domenica, piccante per risultare audace e stuzzicante. Non so se rosolare sia la parola giusta usando il vino, di certo è un modo perfetto per non usare l'olio e profumare il cibo.
Con questa ricetta partecipo al Contest di Pan di Ramerino

lunedì 15 novembre 2010

Una bella giornata di pioggia


Motivi per essere dentro "una bella giornata di pioggia":
- farsi portare la colazione a letto perché tanto non c'è fretta,
- entrare in sintonia con il gattino e imparare a fare le fusa,
- decidere se fare il pane, leggere, lavorare a maglia o studiare tedesco e scoprire che puoi fare tutto,
- guardare meravigliata le mantelle e gli stivali di gomma dei bambini,
- sognare un ombrello a fiori,
- ascoltare la strada silenziosa perché non c'è in giro nessuno,
- lasciare l'auto fuori così si lava,
- non usare nulla per i capelli, che tanto si arricciano da soli,
- osservare il percorso delle gocce sui vetri,
- avere puliti i vetri a metà, basta passare un foglio di giornale "velocissivamente" e il gioco è fatto,
- passare dalla porta della taverna per entrare in casa e non bagnarsi,
- non usare l'ombrello,
- sentirsi chiedere  perché non usi un ombrello ed essere presa per folle da tutti gli adulti,
- sentirsi chiedere  perché non usi un ombrello ed essere presa per eroe da tutti i bambini,
- farsi beccare dalla vicina ancora in pigiama e farsi quattro risate,
- pensare a sé e coltivarsi,
- portare la Nina a fare il bagno in ogni pozzanghera,
- aspettare il sole per caricarsi,
- cantare sotto la pioggia,
- ascoltare il rumore della pioggia sul tetto e scoprire la sua voce.

Sono stata ispirata dalle belle foto di Eniko  ma ovviamente accolgo il profondo appello di Saretta e di Accanto al camino .

MINESTRONE DEL RICICLO

gambi di broccolo
foglie esterne e gambi dei finocchi
parti verdi dei porri
foglie esterne della scarola e del radicchio
gambi di erbette
gambo di sedano
cipolle
aglio
carota

Pulire accuratamente tutte le parti della verdura, eliminano i residui di terra ed eventuali pezzi ammaccati. Mettere la verdura in pentola pressione, cuocere per 15\20 minuti dal fischio. Preparare il passato con un frullatore ad immersione. Il passato si conserva per almeno 5 giorni in frigo, salare o mettere il dado solo nel momento in cui si decide di preparalo.

Questa non ricetta è però un consiglio saggio, perché viene fatto con tutti gli scarti della verdura che normalmente si buttano. In questo modo si può risparmiare e si evita lo spreco del cibo. 
Ovviamente è una ricetta variabile a seconda della stagione, del proprio frigorifero e dei propri gusti. Spesso ad esempio uso come liquido di cottura il brodo dei legumi cotti oppure quando trovo le rape con le foglie, uso queste per il passato. In estate spesso vengono accolti pomodori maturissimi e zucchine. 
A noi piace cremoso per questo lo frulliamo, ma sicuro che si può fare a pezzettini. Spesso lo preparo al mattino, allora cuocio solo per 10 minuti e spengo, lasciandolo al chiuso: alla sera trovo tutto cotto. Secondo me si può fare lo stesso in una pentola normale con un buon coperchio. 
La dose è spesso abbondante e lo conservo in frigorifero, per poi preparare zuppe con i cereali e i legumi oppure con una semplice,ma sempre confortevole pastina. 
E voi che minestrone siete?

giovedì 11 novembre 2010

Quando da piccola ti chiedono....


Quando da piccoli vi domandavano cosa volevate fare da grandi cosa rispondevate?
"Da grande io voglio fare la maestra, si voglio proprio fare la maestra." "Ma sei sicura?" " Si voglio stare con tanti bambini." "Ma i bambini fanno casino, non vuoi fare l'estetista, la parrucchiera?"  "No."
"Da grande io voglio fare la maestra, ma non come la mia, voglio fare quella speciale, come quella che sta con Cri, voglio fare la maestra di sostegno." "Ma dai....ma non preferisci lavorare in un negozio, fare la commessa, stare con la gente?"  "No."
"Da grande io voglio fare l'educatore, non sapevo si chiamava così quello che volevo fare, ma ora ho consociuto Nico e si voglio fare l'educatore". "Si certo, poi cambi idea, sei una sognatrice, tu studi ragioneria, che poi vai in una bella banca e lavori in un ufficio, conti i soldi degli altri e torni a casa felice. Va bene?"  "No."

Quali erano i vostri cartoni animati preferiti?
Prima Heidi, perchè volevo correre nei prati a piedi scalzi e dire ciao ad una capretta, ma poi sapevo che c'era quella signora acida e cattiva, ma si poteva scappare, con le tasche piene di quel pane bianco che io davvero non ho mai trovato.
Poi Candy Candy, perchè a lei ne capitavano di tutti i colori, ma resisteva, sempre resisteva e c'era Terence, bellissimo, il più bellissimo della mia vita,
Infine Ufo Robot, perchè mangia libri di cibernetica, insalata di matematica...ma chi èèèèèèèèèèè? ma chi èèèèèèè??? lalalalaaaaaaaaaaaaaa
Quali erano i vostri giochi preferiti?
Ore e ore a giocare con i vestitini e gli aggeggi per la Barbie passati dalla cugina milanese, che ancora adesso fanno parte del corredo della gnoma. Due barbie consumate, usate, sporche, pure un po' pelate, molto indaffarate. Ogni estate la mia Barbie aveva una storia d'amore con l'incredibile Hulk di mio cugino. Ma appena si poteva fuori nei due terrazzi di casa: pattinavo, andavo in bici, giocavo al circo e preparavo la mitica "pappamolle", una pentolina di acqua e terra che è stata: cibo per le mie bambole, luogo sperimentale dove allevare le formiche, brodo primordiale per nuove forme di vita, fango plasmabile, pozzo dei misteri, torta golosa e poi acqua e terra.
Qual’è stato il più bel vostro compleanno e perchè?
Tutti e nessuno. Non ho mai festeggiato il compleanno con grandi attese, un po' perchè essendo nata in agosto era più bello essere in viaggio per le vacanze, un po' perchè non amo le celebrazioni esterne. Non organizzatemi una festa, scappo. Non invitate persone, glisso. Non fatemi regali, mi imbarazzo. Non fatemi gli auguri, non so che dire.  Ma ogni compleanno è il mio giorno speciale, quello in cui mi dedico piccole carezze dell'anima, che solo io so di volere. La colazione con i krapfen fuori dalla tenda con gnomo e galletto, dopo una notte di pioggia furente. Il fiore tra le pagine della mia agenda, i messaggi del cuore conservati per sempre. Il piccolo sasso che ho raccolto quel giorno.

Quali sono le cose che volevate assolutamente fare e non avete ancora fatto?
Tutte, non voglio pensarle, non voglio porre limiti e fare classifiche,voglio essere solo in grado di farle, di volerle fare, di volerle pensare. Voglio sognarle ad occhi aperti, costruirle con dedizione e vederle esplodere nella vita, per imprimerle attimo dopo attimo in me e renderle di nuovo vive, chiudendo gli occhi.

Quale è stata la vostra prima passione sportiva e non?
La passione sportiva non è mai stata dominante, mi piace muovermi per stare bene, mi piace sentire il corpo mentre lavora, vado a periodi che rispondono a come e chi sono in quel determinato momento. Adoro stare in acqua, scivolarci in mezzo, muoversi avvolta, ma non credo sia sport, anche se all'apparenza sembra nuoto. Non sono una sportiva, sono impacciata e vergognosa, non ho mai saputo salire su una pertica, non ho mai corso più veloce degli altri, non ho mai desiderato vincere. Altre passioni insinuanti hanno fatto parte della mia vita e la prima? ...ebbene si ero una collezionista di gomme profumate, ma poi ho lasciato perdere le tentazioni delle fragranze, per dedicarmi a scrivere diari. Spessi diari di ritagli, biglietti, disegni, scritte, parole.

Quale è stato il vostro primo idolo musicale?

..ma ovviamente quello che rappresentava per me tutto ciò che era anti, contro, diverso: Vasco Rossi. Era all'opposto di quello che i più dicevano andava bene. Lui non andava bene per niente, ma aveva parole spesse e animate oppure era così surreale da sembrare assurdo. 
Sono stata contro anche quando dovevo scegliere la musica dell'amore, quella dolce e delicata adatta come colonna sonora delle serate con gli occhi a forma di cuore. Il fidanzato di questa quindicenne adorava Baglioni e la quindicenne adorava la contrapposizione e così, senza nè arte nè parte lei era fans dei Pooh, ma solo perchè non erano Baglioni.

Qual’è stata la cosa più bella chiesta(ed eventualmente ricevuta) 
a Babbo Natale, Gesù Bambino, Santa Lucia?
...io collaboravo con un Gesù Bambino molto competente, non avevo bisogno di chiedere, non pensavo nemmeno si dovesse. Troppo bello ricevere esattamente quello che volevo e non sapevo nemmeno di volere, sotto l'albero. Troppo bello il colore dei pacchi, la confusione della carta, l'attesa nel letto, aspettare se era vero, davvero vero che era festa. Ed è vero perchè non mi ricordo le cose, ma solo le emozioni.


Questa è la Staffetta dell'Amicizia, arrivata con calore e con affetto dai nodi di questa rete, che se non si subisce, regala piccoli tesori di incontri di persone vere, autentiche e reali, di carne e di ossa, di gioia e di sentimento. L'ho ricevuta da Kia, da Dida, da Sabrina&Luca e ho ricevuto una cosa simile da Luisa (non ti arrabbi vero se lo trasformo?) e spero di non essermi dimenticata di nessuna, ma sono quasi sicura di averlo fatto.....perdonatemi!
p.s. ...ehm tutte le altre regole non le seguo, ma non è una novità...baci.
CRACKERS  ALLA SEGALE CON AGLIO E ZENZERO 
 
150gr di pasta madre
5 cucchiai di olio extravergine di oliva
250 gr di farina integrale di segale
120 gr di acqua
2 cucchiaini di sale
1 cucchiaino di malto d'orzo
3 spicchi d'aglio 
1 pezzetto di zenzero fresco

Prepariamo la farina, mischiata al sale, a fontana. Facciamo un buco e al centro mettiamo la pasta madre a pezzetti, l'olio, l'aglio schiacciato e lo zenzero gratuggiato. Aggiungiamo l'acqua a poco a poco fino a formare una palla. L'impasto risulta abbastanza morbido e un pochino appiccicoso. (Oppure mettiamo tutto nell'impastatrice). Mettiamolo a lievitare in un luogo tiepido e lasciamolo lì per almeno 3 o 4 ore. Accendiamo il forno ventilato a 190°. Prendiamo la pasta, stendiamola in una sfoglia sottile con il mattarello e tagliamo le forme con un tagliabiscotti. Si possono bucherellare con una forchetta. Mettiamo i crackers su una teglia e lasciamo cuocere per 15 minuti circa.
 
Questi crackers io non li mangio, e no non li mangio, li mangia il galletto, che garantisce che aglio e zenzero si sposano bene, profumando l'impasto.
Crackers alla curcuma e cumino

lunedì 8 novembre 2010

Dieta sincera


Tutto il blablabla di questo post, mi ha portato oltre che a riflettere, ad entrare nello studio di una dietologa. Perché sono fatta così, quando perdo il bandolo tendo ad essere un'eterna pasticciona, a non mangiare quello che si dovrebbe e a mangiare quello che non si dovrebbe.
Quindi entro nello studio. Ho un unico paletto: voglio una dieta vegetariana! Ma non ci sono problemi, mi fa spogliare e mi misura in lungo e in largo. Uh signur...sta cosa io non la faccio mai, tendo a fare valutazioni più empiriche, del tipo se ci sto nei pantaloni dell'anno scorso, allora va bene. Per tranquillizzarvi sui miei sconfinamenti vi dico che nei pantaloni ci sto, ma mi manca un po' il fiato.
Poi mi dice ora le do un aggeggio, se lo mette sull'avambraccio, se lo tiene almeno tre giorni, levandolo solo per lavarsi. Lui misura tutto, saprò di tutto sul suo metabolismo. All'inizio l'idea mi piaceva, insomma nessuna interpretazione soggettiva, ma veri dati su cui contare. Poi con il passare del tempo, delle ore e dei giorni in compagnia dell'aggeggio, ho iniziato a sentirmi un po' bionica, un po' controllata. Quell'affarino sapeva tutto di me. Quanto mangiavo e come lo consumavo e a me saliva l'ansia. Ho pensato al fatto che ci vorrebbero così, con dei pezzi finti dentro di noi. Dei pezzi costruiti, freddi, che sono noi. Ho pensato che spesso queste cose possono salvare la vita di una persona. E ho sperato di non averne bisogno mai, soffoco se controllata.
Ho salutato con sollievo l'aggeggio, che ha poi diligentemente informato chi di dovere di tutti i miei segreti e ora ho una bella dieta da seguire. Ad essere sincera neppure troppo restrittiva, per nulla noiosa, con un sacco di varianti e la possibilità di giocare di fantasia in cucina. Ovviamente niente dolci.
Ma anche davanti a quei fogli mi è venuto un moto di ribellione, ho pensato, ma chi me l'ha fatto fare. Non per l'idea di essere a dieta. In questo momento sento il bisogno di ordine, ma perché mi sono infastidita all'idea che qualcuno mi dovesse dire cosa mangiare. 
Insomma rischio di rimanere una vecchia gallina ribelle e tonda, ottima per il brodo. Credo.

 ZUCCHINE ALLA CREMA DI CECI


240 gr di ceci secchi
5\6 zucchine grandi
aglio
olio extravergine d'oliva
sale
capperi

Il giorno prima mettere in ammollo i ceci, che poi si lesseranno in pentola a pressione per 20 minuti, con alcune foglie di alloro e salvia.
Grigliare le zucchine, tenendo da parte le 24 fette più grandi e più belle, possibilmente in un posto al caldo. Tagliare a pezzettini le altre fette.
Rosolare in un cucchiaio di olio extravergine d'oliva lo spicchio d'agli, aggiungere le zucchine tagliate e i ceci, cuocere per circa 5 minuti, aggiungendo eventualmente un mestolo del brodo dei legumi, per mantenere il tutto morbido.
Frullare il composto con una decina di capperi (se sono sotto sale risciacquarli abbondantemente).
Mettere una cucchiata del composto sopra ogni fetta di zucchina per poi ripiegarla a metà.
Servire tiepido.

Ho preso quest'idea, modificandola, dal numero di luglio 2010 di Cucina Naturale.
Questa ricettina rappresenta un secondo piatto gustoso, particolare e leggero. Perfetta per mangiare con gusto e senza grigiore!


Aggiornamento del 20 marzo 2013. 
Partecipo a Salutiamoci ospitato da  Katia di Pappa&Cicci  per il mese di marzo 2013.

giovedì 4 novembre 2010

Fare e disfare


Fare e disfare. Forse la gnoma, ora più che mai sta facendo questo. 
Ora che non è più bimba, ma ancora non sa dare un nome ai pensieri della sua nuova dimensione. 
Ora che conosce solo gli strumenti che le permettevano di far andare tutto bene, quando ancora portava il grembiule e tutto il suo mondo stava in una scatola o sotto un ombrello. 
Ora che deve ancora scoprire quali confini infiniti ha il territorio scoperto dopo aver varcato la soglia. 
Ora che non è lineare, ma è confuso. 
Fare e disfare, come quando prova ad organizzarsi un suo pomeriggio con le amiche, ma per  mangiare un gelato e non giocare. 
Come quando per andare in cartoleria non guarda più le bambole, ma le penne dai mille colori. 
Come quando cerca un foglio per sfogarsi e non per disegnare. 
Come quando deve studiare e ristudiare e non ripetere alla maestra. 
Come quando vogliono ordine e la sua camera e la sua testa esplodono. 
Come quando le sembra tutto sia stretto e cerca nuovi vestiti. 
Come quando per uscire passa un'ora allo specchio, mentre cerca il senso nelle parole delle canzoni.
Fare e disfare. Come fare questo golfino disperato, fatto velocemente perché si cresce. Con le misure perfette mentre lo lavoravo, estremamente piccolo prima di cucirlo. Come disfare lo stesso golfino, per dare le nuove misure abbondanti, per poi scoprire che ora che è finito è ancora al limite del mettibile.
Ho scoperto nel fare e nel disfare, che è più difficile smontare per riniziare, che semplicemente iniziare.

 Però al gattino Agamennone piace!
Il golfino è un semplice cardigan a giro collo con manica inserita, fatto di un bel cotone variegato.(Notare il linguaggio semi professionista da finta magliaia).

SPEZZATINO DI SOIA AI FUNGHI CON POLENTA BIANCA


200 gr di spezzatino di soia disidratata
brodo di verdura
30 gr di funghi secchi
pomodori pelati o passata
sedano
cipolla
aglio
rosmarino
1 cucchiaino di zucchero di canna
1\2 bicchiere di vino bianco
olio extra vergine d'oliva
sale e pepe

Ammollare i funghi secchi nell'acqua. Reidratare la soia cucinandola nel brodo di verdura per circa 10 minuti (seguire le istruzioni della confezione). Una volta pronta, strizzarla ben bene e rosolarla con un cucchiaio di olio per qualche minuto. Tritare cipolla, carota, sedano, aglio e rosmarino e unire il trito alla soia, insieme ai funghi. Far insaporire e sfumare con il vino bianco. Una volta evaporato aggiungere i pomodori o la passata e il cucchiaino di zucchero .  Cuocere per 10 minuti e a fine cottura, aggiustare di sale e di pepe.


Ho servito questo gustoso e leggero spezzatino vegano con polenta bianca, preparata in questo modo (deboli di cuore vi avviso: ho usato il microonde). Gli ingredienti sono tutti di origine biologica e le  dosi sono molto abbondanti. Infatti ne era avanzato un po' e il giorno dopo l'abbiamo trovato ancora più buono.

lunedì 1 novembre 2010

Senza senso


La settimana dell'inevitabile, del peso profondo, del rendersi conto è passata. Rimango rintanata in casa per quattro giorni, scegliendo di isolarmi, mentre sogni confusi mi abitano di notte. Vero, non amo l'autunno, ma questo è graffiante e crudele. Non per me, ma per altri, impossibile però non rimanerne imprigionati nelle pieghe. Non riesco a far finta di nulla, a passare oltre senza vomitare le parole che permangono del cuore. Non riesco a non pensare a quei segni neri che scivolano sui vetri, al sentire da prima che qualcosa davvero non era in sintonia.
A volte la vita ti lascia inerme, così spiazzata. Basta un messaggio o una telefonata e ti rendi conto che tutto quello che stavi dicendo prima è rumore, fastidioso e insisitente rumore. Allora vorresti restare all'infinito sulla poltrona vicino alla finestra, sotto quel raggio di sole che ti sembra sia l'unica cosa che resiste, che ha ragione. Giri e rigiri la tazza del caffè tra le mani, sperando che il liquido tiepido ti scaldi e sciolga il gelo. E ritorni con il pensiero al senso che non esiste più, con le basse certezze e il desiderio di volare in alto, ritorni a quelle idee confortanti e importanti in cui tanto credi e vorresti solo farne coriandoli di carta.
Allora sospendi tutto, per un attimo, forse con la speranza di risentire il rumore di prima e non questo inevitabile e illogico silenzio, che fa male.
Ora il sole non c'è, la pioggia continua a cadere battente, senza lavare via niente. Siccome fermarsi è fine e perdita, continui come prima, ma nel guazzabiglio contorto, sempre il pensiero cerca di raggiungere altrove. 

ZUCCA AL FORNO






1 zucca

Pulire la buccia della zucca, accuratamente sotto il getto dell'acqua e magari aiutandosi con una spugna pulita, in modo da eliminare tutti i residui di terra. Affettare la zucca a fette sottili, eliminando i semi e infornare a 180° forno ventilato per circa 15 minuti.


Lo so non è una ricetta, è molto meno, so che molti fanno questo passaggio per poi usare la zucche per altre mirabolanti preparazioni, lo so non è nemmeno bella la foto, ma io cucino per lo più alla sera e oramai la luce è sparita....lo so, tutte scuse, ma pigliatemi così.

lunedì 25 ottobre 2010

Cambiamenti


 immagine tratta da Morguefile

Ci sono momenti di cambiamento. Si è diversi da prima, sempre. Ma a volte il cambiamento lento, che ha lavorato dentro di te ti si para davanti e rimani sorpresa. Rimani sospesa.
Ho quarant'anni. Da qualche mese. E forse tutto è iniziato prima. Un giro di giostra che ha il segno del tempo. Il corpo che cambia, ancora nell'eterno modificarsi femminile.
Questa volta mi ha sbigottito e non sempre riesco a capirlo. Ho sempre avuto un rapporto con il mio corpo di reciproca confidenza. A volte di totale litigio, con schiarite di rasserenante pacificazione. Altre di gioiosa voglia di divertirsi e di complicità. L'ho sempre indagato, conosciuto, non controllato. Ma sapevo di me, sapevo cosa mi succedeva e se volevo potevo arrivare a capire perchè succedeva. Ma ora a questo giro non mi ci racapezzo. Cambia. Sembra essersi invertito. Nessuno ci racconta di questo mutamento, nessuno ne parla: sembra un tabù. Solo ai tavolini dei bar con le tazze di thè, nell'intimità dell'abitacolo di un'automobile, quando si è a braccetto nelle strade del centro, mentre lo sguardo si incrocia in una vetrina puoi chiedere. E scoprire che quello che senti è così, per tutte. Allora, dopo qualche sorriso imbarazzato o tentativi di banalizzare arriva il sussurro della confidenza: si, è successo anche a me. Non sono come prima, è cambiato, è diverso. Ho scoperto di non essere l'unica a non riconoscersi più nelle proprie forme, a non sapere come vigilare, vedersi la cosa sfuggirsi di mano. Ho scoperto che così si sentono le donne come me, ma non si dice.
Ora ho deciso: riprendo il bandolo di me stessa e mi tuffo nell'ennesima scoperta di ciò che è me, perchè voglio che mi piaccia così com'è, perchè lo voglio forte e bello, lo voglio specchio di me, dentro.

CREMA PICCANTE DI ZUCCA E ZENZERO



1 zucca piccola
1 cipolla rossa
2 cucchiai di vino bianco
brodo vegetale
peperoncino
zenzero fresco

Pulire la zucca e tagliarla a pezzettini. Affettare la cipolla e rosolarla con il vino in una padella, aggiungere i tocchetti di zucca e coprire con il brodo vegetale. Unire il peperoncino e lo zenzero grattuggiato. Cuocere fino a quando è morbida, mettere nel mixer e frullare fino ad ottenere la crema.

Questa ricettina fantastica è di Barbara, appena letta mi è entrata nella testa: dovevo farla! Io l'ho servita come contorno con la polenta! E' piaciuta a tutti, gnoma compresa, che ha tentato di dirmi di farla senza peperoncino: tzè! Ingenua!

sabato 23 ottobre 2010

Volevo un vestitino nuovo....


....che ne dite?
Tanto per cominciare ho scoperto che l'header si vede spanato se si accede con explorer....e ora???
 HELP ME!

AGGIORNAMENTO:
grazie a Susina, Zucchero&Cannella e Gaia
sono riuscita a sistemare....che emozione!
Ora funziona tutto bene, ma soprattutto ho appicciato addosso quella meravigliosa sensazione di non essere sola e di poter contare su qualcuno


Grazie!!!!

giovedì 21 ottobre 2010

Subito dopo Lugano

Pigra giornata lenta, di grigio e di umido. Fatta apposta per perdersi tra il divano rosso, il plaid blu e annusare il suo profumo nell'abbraccio tiepido, mentre pigramente si schiacciono i tasti del telecomando, si pensa alla colonna sonora, si abituano gli occhi e il pensare alla luce tenue. Lento sfilare dei pensieri, che ora ribollono nella testa, in una bella macedonia di concretezza e sentimento. Dopo due giorni dediti all'ascolto, all'incontro, all'associare. Concetti profondi che lavano l'anima, la levigano, scolpendo mano a mano il posto giusto per un'immagine che sarà divenire, ancora rapita dalla capacità del linguaggio, dalla magia di quello sguardo. Le facce incontrate si intrecciano scivolando una sull'altra, come risultato di un anno passato e vissuto, come sommatoria che tende al moltiplicarsi dei rapporti seminati. Chi non ti ha visto, chi non hai visto, chi hai voluto vedere ad ogni costo, chi hai visto per forza e chi con gioia. Chi ha girato lo sguardo dall'altra parte, perchè non gli hai permesso di guastare la tua libertà, chi è entrato piano e raro. Incontro con un cavaliere di altri tempi e un gitano a riposo, gentili, aperti, sensibili e buffi, quel buffo che ti solleva il cuore, che è pregio raro. 
Ora, a casa, mi appoggio più comoda a lui, al mio ritorno a casa, sollevata di essere piena di nuovo e di sapere che non è necessario parlare, perchè si sente. Aspetto finisca l'opera della decantazione, poi si vedrà.

MUFFINS NOCCIOLE, PINOLI E CIOCCOLATO VEGAN


250 g di farina
100 g di zucchero di canna
2 cucchiaini di cremortartaro
250 ml di latte di riso
30 g di olio di semi di girasole
1 cucchiaino di vaniglia in polvere
50 gr di cioccolato fondente
30 gr di nocciole
30 gr di pinoli
1 cucchiaino di sale

Tritare nel mixer il cioccolato e le nocciole in modo grossolano, unire in una ciotola tutti gli ingredienti secchi: farina, lievito, cremortartaro, zucchero, vaniglia, pinoli, nocciole e cioccolato. In un altra ciotolina miscelare latte di riso e olio. Unire quindi i due composti, mescolare velocemente e versare un cucchiaio di impasto negli stampini dei muffins. Cuocere per circa 20 minuti a 180°.

Buoni, sono così davvero buoni. Mi piace il sapore della frutta secca. Ho preso spunto da qui: una bella scoperta.

lunedì 18 ottobre 2010

Rifare la stessa strada

strada


Rifare la stessa strada, alla stessa ora, per due volte, verso le stesse persone, solo ad una settimana di distanza. Osservare e attraversare lo stesso paesaggio, vedere le stesse linee scure della sera, solo con la testa e con il cuore in disposizione diversa. 
Una volta, sotto la pioggia battente, le strade che diventano fiumi, il buio nero che accompagna una telefonata concitata, lo sfiancamento dell'ennesimo problema, la spossatezza del difficile e l'incolore dell'ostile. Il freddo e il grigio scuro che sembrano essere pungolo alla tempesta della testa, all'esortazione degli elenchi negativi. Il desiderio di rinchiudersi e non vedere nessuno, la difesa di parole come lance e la brama di finire subito. Il sentirsi ripiegare nelle esigenze del calendario, aderire alla stagione e lasciarsi sfumare nella nebbia bagnata.
La volta dopo, quando ancora la luce è nel chiaroscuro e si effonde lentamente dipingendo il rosso che si stempera tra l'arancio e il rosa, le linee scure che si dipanano in alberi che indossano gli ultimi abiti estivi prima del riposo, lo sguardo che si pone tra le intercapedini del cielo per vedere oltre. Assaporare l'ultima stanchezza, quella che richiede il riposo tranquillo per rigenerarsi in forze, per essere motore propulsivo di nuove idee e sapere di volere esserci ancora. Correre sulla strada come fosse su un nastro di seta e la voglia di dare slancio all'ulteriore impegno che porterà al fine. Il sentirsi aprire alle esigenze del calendario, aderire alla stagione e lasciarsi intesificare nella trasparenza notturna.

FOCACCIA ALLE PATATE
focaccia alle patate

500 gr di farina 2
1 cucchiaino di malto d'orzo
120 gr di pasta madre
1 cucchiano di zucchero
acqua tiepida

3\4 patate
1 rametto di rosmarino
olio extravergine d'oliva
fleur de sal

Sciogliere la pasta madre con un po' di acqua tiepida, aggiungere la farina, il malto e il sale ed impastare fino ad ottenere una palla, unendo l'acqua che l'impasto richiede. Lasciare riposare per 7\8 ore. Riprendere l'impasto, lavorarlo per qualche minuto per sgonfiarlo e stenderlo in una teglia da forno, leggermente unta e lasciare a riposo per almeno 30 minuti (ma se si può anche un'ora). Nel frattempo affettare sottilmente le patate, lasciarle in acqua per eliminare l'amido, quindi scolarle ed asciugarle in uno strofinaccio. Metterle in una ciotola e unire 2 cucchiaio di olio e mescolare bene, magari con le mani così da ungere in modo uniforme tutte le fette.
Distribuire le patate sulla pasta, unire le foglioline del rosmarino fresco e cospargere un po' di fleur de sale. Cuocere per circa 25\30 minuti, accendendo il forno a 220° nel momento in cui si introduce la focaccia.

Il modo per preparare le patate l'ho imparato dalla Fatina della Collina delle Fate: finalmente delle belle patate dorate e profumate sulla mia focaccia!

lunedì 11 ottobre 2010

Equo per tutti

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TORTA DI NOCCIOLE E CACAO

torta nocciole e cacao


250 gr di farina tipo 2
35 gr di cacao amaro
125 gr di zucchero di canna integrale
100 gr di olio di semi di girasole
100 gr di nocciole
80 gr di latte di riso alla mandorla
2 uova
1 bustina di cremor tartaro

Riscaldare il forno a 180°. Tritare nel robot le nocciole fino ad ottenere una farina. Unire tutti gli elementi secchi con le uova e quindi amalgamare prima l'olio e poi il latte di riso. Mescolare fino ad ottenere un impasto liscio e cremoso. Versare nella tortiera, livellare il composto e infornare per circa 40 minuti (fare la prova stecchino).

Sai chi ci guadagna? Il produttore, l'ambiente, il punto vendita e anche tu!