lunedì 30 marzo 2009

La marmellata solare

Domenica uggiosa di pioggia argentina che batte veloce. Risplende il verde smeraldo dei prati rinnovati, con macchie di giallo, le foglie si stirano rallegrandosi del bagnato. Tranquilla assaporo la giornata bigia, ma luminosa tra ferri di maglia, sogni di vacanza, inviti fai da te, programmi e gatti rossi. Una settimana fa mentre splendeva il sole sereno e ci gustavamo uno dei primi pranzi in giardino è nata un'idea tra galletto e gallina: iniziare una nuova rubrica in collaborazione dove presentiamo le ricette eseguite con la cucina solare. Da me troverete il procedimento con la foto, mentre da Marco il video: the movie! Yeahhhhhhh....

LA MARMELLATA SOLARE DI KIWI


800 gr di kiwi maturi
250 gr di zucchero grezzo di canna
1 limone

Pelare i kiwi e tagliarli a pezzi e metterli in una pentola di acciaio. Aggiungere la buccia del limone grattugiata e il succo spremuto. Aggiungere lo zucchero e mescolare. Chiudere con il coperchio e e mettere sulla cucina solare e lasciare cuocere, ricordandosi di mescolare ogni tanto.
Dopo circa un'ora, quando la marmellata è cotta sterilizzare i vasetti. Io ho utilizzato il microonde, dove ho inserito i vasetti lavati accuratamente pieni per metà d'acqua e ho fatto andare per circa 5 minuti alla massima potenza (controllare se si vede l'acqua bollire, il tempo dipende da quanti vasetti sono inseriti e dalla loro grandezza).
Asciugare i vasetti con uno straccio pulito, versare la marmellata, tappare e capovolgere per creare il sottovuoto.

Abbiamo sperimentato quest marmellata perché avevamo gli ultimi ormai maturissimi kiwi che ci erano stati regalati da smaltire. Sulla cucina solare non bisogna utilizzare pentole che hanno elementi di plastica, l'ideale sarebbero pentole nere. Noi ci troviamo benissimo con le pentole di acciaio, mentre un esperimento con la terracotta è stato deludente!

THE MOVIE:

venerdì 27 marzo 2009

Spinaci: spinacea oleracea

Nel mio immaginario di quasi 40 enne gli spinaci si associano subito subito a Braccio di Ferro e così sono cresciuta convinta che questa verdurina verdissima rende forte, anzi fortissima...poi mentre crescevo guardando Braccio di Ferro e Olivia (che ho sempre trovato un po' irritante a causa della faciloneria con cui si concedeva alternativamente a BF o a Bruto), sentivo la cantilenante voce materna che mi diceva gli spinaci sono difficilissimi da lavare.
Risultato? Una pseudo adulta che comprava solo spinaci surgelati. Vergogna!
Poi sono diventata consapevole e ho iniziato a prendere gli spinaci surgelati confezionati solo nel cartone, poi altro passettino, quelli sempre per il freezer ma solo bio e alla fine ho spento il freezer e ora prendo gli spinaci da Luisa e solo quando ci sono, freschi e croccanti e buoni.
E lavarli non è poi così terribile, insomma non è più terribile che partorire, cambiare lavoro, sposarsi, laurearsi, andare dal dentista...ohi,ohi, ohi!

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Una verdura dal sapore originale, un alimento molto mineralizzato e vitaminico. Hanno il privilegio di essere la più nutriente (31kcal per 100gr) tra tutte le verdure a foglia e di essere la più conosciuta tra le persone. Tanto che si considera una verdura banale: sono serviti cotti e conditi con il limone, stufati, al burro oppure in brodo, con formaggio abbondante e con le uova. In questo modo si perdono molte delle proprietà di questo ortaggio. Perché non provare ad unire alle insalate alcune foglie di spinacio crudo?
Gli spinaci hanno 3,4 g di proteine, 2,2 di fibre, sono ricchi di elementi vitali. Contengono da 495 a 946 mcg di vitamina A, le vitamine B, 54 mg di vitamina C, 3,7 ,g di vitamina E, 4 mg di vitamina K, tracce di vitamina B12, H e P. Abbondanti i sali tra cui il ferro (3-5mg), calcio , fosforo, potassio, molto sodio, magnesio, cloro con tracce di zinco alluminio, rame e molta clorofilla. Sono un alimento salutare e preventivo nei confronti del cancro. Sono mineralizzanti, vitaminizzanti, antianemici, tonici del cuore, lassativi, depurativi e ipotensivi.
Informazioni tratte da L'alimentazione naturale di Nico Valerio

SPAZTLE DI SPINACI

500 gr di farina 00
400 gr di spinaci
latte qb

2 uova

burro
parmigiano reggiano

Lavare abbondantemente gli spinaci e cuocerli al vapore per cinque minuti. Una volta cotti frullarli, , eventualmente aggiungere un goccio di latte. In una ciotola mischiare la farina, le uova, la verdura frullata per avere una pastella abbastanza liquida, lasciare riposare almeno 10 minuti (ma anche due ore). Mettere una pentola d'acqua sul fuoco, quando bollire appoggiare l'apposito aggeggio da spaztle sulla pentola e mettere un paio di mestoli di pastella, far scivolare l'aggeggio su e giù lentamente, in modo che gli gnocchetti cadono in acqua. Quando galleggiano sono cotti, pescarli con una schiumarola e metterli in un padella dove sta rosolando del burro con qualche foglia di salvia Procedere fino alla fine della pastella Rigirare gli spaztle e condire con abbondante formaggio grattugiato, servire!

Quando ho preparato questi spaztle, anche se risalgono solo a 10 giorni fa, ero decisamente in pieno inverno e non sentivo l'attuale esigenza di alleggerire tutto, ora li rifarei sostituendo almeno metà dell'acqua al latte (anche tutto) e magari per condire un giro d'olio a crudo o un sughetto leggero di pomodoro. Ho arrangiato la ricetta usata per gli spaztle di zucca.

Altre idee con gli spinaci:

INSALATA DI ENERGIA
RAVIOLI DI GRANO SARACENO CON SPINACI E RICOTTA

mercoledì 25 marzo 2009

...quando finisce qualcosa.


Nell'immensità della piazza, fra mille passaggi sconosciuti, io e il grande edificio, uno di fronte all'altro, per l'ultimo scontro, per l'ultimo invito. Poi non sarò più di qui, ma solo di fuori da questo qui. Ieri è stato il punto per un percorso che è iniziato per gioco e per sfida. A volte deludente e bruciante, nella giostra di poche facce importanti, immersa nei libri. Mi sono misurata con il tempo, mi sono misurata con la paura, mi sono misurata con le mie capacità. Ci sono riuscita e ieri è stato l'ultimo incontro. Ecco sono stata pronta e poi? Poi è finita.

Questo è il mio tempo
E non è mio soltanto
In bilico tra stimolo e rimpianto
È un tempo ricco gravito di segni
Vuoto di senso e pieno di congegni
Che danno possibilità infinite
Una, nessuna, e centomila vite
Portici, vertigini, equilibri instabili
Appuntamenti non più rimandabili
Onde che se non surfi resti sotto
E non c’è aria e sembra tutto brutto
Sporcarsi la pelle, bruciarsi
Toccare le cose con mano
Trovare l’immagine e poi proiettarla lontano
Alzare bandiera a mezz’asta
Già prima di essere morto
Mi è sempre sembrato un errore
Non tengo la nave nel porto
E se la bonaccia lo impone
Non resto a guardare il soffitto
Sperando che cambi stagione
L’ho detto, e poi ho fatto speso il contrario
Perché sono un uomo qualsiasi
Un essere straordinario
Un essere straordinario

Il mio tempo - Lorenzo Jovanotti


Desidero ringraziarvi tutti, cari amici, per il vostro prezioso contributo e il vostro caldo sostegno dato per poter scrivere questa tesi. Ieri la discussione, poi ad aprile la proclamazione, ma quella sarà una festa. L'impegno è finito ed è stato significativo e intenso.

FROLLE CON MARMELLATA DI MELE COTOGNE

200 gr di farina
80 gr di zucchero di canna integrale
1 uovo
75 gr di burro fuso
latte quanto basta
8 gr di cremor tartaro ( o 1\2 bustina di lievito per dolci)

Preparare la frolla, impastando tutti gli ingredienti velocemente e se necessario usare un po' di latte, Mettere in frigo a riposare per un'ora.
Stendere la frolla e tagliare con un bicchiere dei cerchi di 7\8 cm di diametro, mettere un cucchiaino di marmellata al centro, chiudere a metà, creando delle mezze lune, far aderire bene i bordi, inumidendo con il latte. Spennellare con altro latte e cuocere a 180° per 10 minuti circa.

Questi dolcetti li ho fatti unendo la frolla di Laura, usata in questa torta di mele e l'idea della mia streghetta Susina preferita. Ho usato la marmellata di mele cotogne preparata e regalata dalla mia cara amica mestrina Franca. Quindi do un bacio a Laura, a Susina e a Franca! I dolcetti li ho fatti qualche settimana fa, in realtà in questi giorni non ho nessuna voglia di dolce e se solo mi avvicino, mi arriva un mal di testa da paura. Io seguo i segnali e ieri ho festeggiato a patatine fritte, ma era solo l'inizio dei festeggiamenti, come promesso andrò avanti per mesi!

lunedì 23 marzo 2009

Giallo come il sole


Il giallo del sole è un ode alla vita, un compagno fedele. Assaporare l'energia forte e vivace di questo astro splendente e capire perché gli antichi pagani lo adoravano come un dio: il sole è vita, energia, forza e benessere. Il sole migliora lo stato d'animo, accarezza la pelle, regala la voglia di fare, di muoversi, di andare. Durante un giorno cupo tutto diventa difficile, con il sole tutto diventa lieve. Il sole è simbolo di energia nascente, ogni cosa brilla e splende sotto il passare dei suoi raggi. Si resta immobili e ci si sente sul viso, sulla pelle che un solo ed unico raggio di sole sta giocando con te, si intrufola, tocca, si nasconde nelle parti più intime, piano piano ti chiede di cedere e ci si lascia andare, inondati di sole che arriva dappertutto. La luce viva di un prato verde sotto la luce del sole o le acque di un lago che scintillano per far festa al calore. La sensazione dell'erba umida contrapposta al caldo del sole mentre il vento suona la musica. Adoro il sole, ne sono dipendente, lo cerco, lo saluto, gli rendo onore....lo adoro in inverno, quando sembra debole, ma se lo trovi fa la differenza da un abisso di gelo. Lo adoro quando con il tempo si scalda ed è sempre un piacere per me e per la natura che nasce, lo adoro quando è violento e forte mi brucia e mi insulta la pelle, adoro le tracce che mi lascia, mi sembra portare il sole dentro, adoro sopportare il toppo caldo e giocare per trovare infiniti modi di sollievo. Mi si stringe il cuore quando lo vedo delicatamente perire, come un vecchio stanco che cammina lento verso la fine.

SPAGHETTI INTEGRALI CON CAVOLO CAPPUCCIO E SALSA ALLA CURCUMA


per 4 persone
320 gr di spaghetti integrali
500 gr di cavolo cappuccio bianco
2 patate
1 carota
40 gr di mandorle
2 spicchi d'aglio
1 cucchiaio di semi di papavero
1 rametto di rosmarino
mezzo cucchiaino di curcuma
poco latte di avena
olio extravergine d'oliva
sale marino integrale

Sfogliare il cavolo cappuccio eliminando le foglie esterne e il gambo centrale, quindi affettarlo sottilmente. Rosolare in una padella dal fondo spesso l'aglio tritato, il rosmarino insieme a 2 cucchiai di olio e 2 di acqua, aggiungere il cavolo, salare e coprire, cuocere a calore medio basso per 25-30 minuti.
Nel frattempo pelare carota e patate, tagliarle a fettine e metterle in un pentolino, insieme alla curcuma e a 400 ml di acqua, cuocere per 25 minuti. Frullare finemente, aggiungendo un po' di latte di avena per ottenere una crema.
Tritare le mandorle, mescolarle con i semi di papavero e tostarli per qualche minuto.
Cuocere gli spaghetti, scolarli due minuti prima di portarli a cottura, conservando un bicchiere dell'acqua. Versare gli spaghetti nella pentola con il cavolo. Saltare la pasta a fuoco vivace, diluendo con un po' dell'acqua di cottura.
Distribuire la pasta nei piatti, disporre al centro la crema di curcuma, cospargere con il misto di mandorle e papavero.

AGGIORNAMENTO DEL 27/12/2013: partecipo a Salutiamoci 2013 ospitato da La Tana del Riccio


Ho preso la ricetta da Cucina Naturale di marzo 2009, dove veniva proposta all'interno di un interessante articolo sulla dieta protettiva per un'alimentazione corretta. La ricetta originale prevedeva pennette integrali e l'uso della verza al posto del cappuccio.  Io uso la curcuma del commercio equo: tra le più profumate e saporite tra quelle che ho provato. Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Gialla.

sabato 21 marzo 2009

La gallina volante

Per volare ci vuole uno scopo, Carla. Il falco vola per trovare la preda, la rondine per raggiungere i paesi caldi. Mi spieghi perché una gallina dovrebbe volare?

Sono le sei di sera e dalla finestra di Isidoro vengono i soliti bagliori bluastri. Alle sei di sera Isidoro guarda sempre la tivù. Lo so che fai così, lo so ma mi dà fastidio, non voglio. La guarda tutte le sere fino alle otto, poi va a dormire, e d'inverno la guarda anche a metà mattina e anche alle tre, perché d'inverno c'è poco da fare, la terra dorme e fuori fa freddo per andare a zonzo, così Isidoro sta al caldo e si guarda un po' di tele, dice.
Isidoro, vorrei che tu non la guardassi mai la tele. Lo so che ti alzi alle cinque di mattina e alle dieci hai già falciato mezzo campo di fieno e ti fai un grilletto di patate in insalata con prezzemolo e la cipolla, lo so che alle sei di sera ne hai già fatte non una ma tre di giornate di lavoro ed è giusto che riposi. Lo so. Ti accasci sulla tua seggiola di paglia, le braccia sulla tovaglia di plastica a fiori, ancora quella che aveva comprato la tua Lina, appoggi la testa bianca sulle braccia e ti metti a guardare le ballerine, i cartoni, la ventisettesima puntata di un giallo. Lo so, ma vorrei chiederti di non farlo: i contadini come te hanno un sapere perfetto, posseggono la conoscenza profonda del mondo. Come i marinai, i pescatori... Avete un mondo piccolo e perfetto: imparate e sapete solo le vostre cose, come si ara un campo, quando arriva il vento, dove si lega l'amo e come si calma il mare. Sapete tutto delle vostre cose, da secoli: da qui nasce la vostra saggezza, di lì riuscite a capire tutto, anche tutto il resto, dico anche quello che non riguarda il vostro mestiere, perché siete andati giù nel profondo in verticale, su una cosa sola.
Ma la tivù, la tivù vi fa vedere tante cose, che non sono le vostre, vi mette tutto in fila sul tavolo: le ballerine di Parigi, la guerra in Nigeria, il nuovo governo dell'Ulivo, gli abiti di Ferragamo e lo spazzolino nuovo della Colgate. La tivù vi allarga la conoscenza e vi distrugge la saggezza.
"tratto da La Gallina Volante"

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Avete sentito della nuova proposta di legge sulla caccia che è in discussione al Senato? Vi chiedo di soffermarvi sulla gravità di quanto proposto, sulle barbarie che si vogliono riconoscere, è un attacco alla natura e anche chi si stufa di pensieri ambientalisti non può essere così irresponsabile da rendersi conto che senza natura siamo morti. Svegliamoci, reagiamo!


Qua e qua trovate più informazioni, qui la possibilità di firmare una petizione.
E vi segnalo anche questa petizione. Mi rendo conto che i fatti di Scicli e di Marina di Modica sono agghiaccianti e gravissimi, ma non dobbiamo essere superficiali.
Ho una domanda:
la colpa è dei cani, che sono stati abbandonati e maltrattati e che hanno cercato di sopravvivere o la colpa è di chi li ha abbandonati come pacchi postali, di chi ritiene di commettere peccato se sterilizza un animale, di chi ha così poco rispetto?
Davvero la responsabilità è dei cani e per questo vanno presi a fucilate? O la catena ha un altro inizio e il responsabile è l'uomo che distorce la natura? Mi chiede una volta fatti sparire questi animali, come risolviamo il problema del continuo abbandono? Spareremo ancora? Ma allora se la soluzione per un essere vivente è la fucilazione, lo è anche per l'altro essere vivente, quello responsabile?
Lo so ho esagerato.
Felice weekend

venerdì 20 marzo 2009

Basta saperlo...

Rubrica di Bio-detersivi trasmessa in mondovisione per voi su
NELLA CUCINA DI ELY
&
GALLINE 2ND LIFE

ELIMINARE I CATTIVI ODORI

Broccolando broccolando abbiamo scoperto che la cosa più fastidiosa per tutti è l'odore puzzoloso che lascia! Un barbatrucco personale è quello di accendere una candela in casa, che magicamente fa sparire l'odoraccio. Ma girovagando nella rete abbiamo trovato una serie di consigli utili, caratterizzati per la semplicità della soluzione e il loro impatto zero sull'ambiente:

Per eliminare i cattivi odori del cavolo o di altri cibi:
- durante la cottura, mettete a bollire a parte in un pentolino acqua e aceto,
- aggiungere un pezzo di pane raffermo dentro l’acqua di cottura dei cavoli (alcuni consigliano di mettere il pezzo di pane sul coperchio semichiuso della pentola in modo che il vapore lo colpisca),
- durante la cottura mettere un pezzo di limone con l'acqua o1 cucchiaio di latte o un goccio di aceto o una foglia di alloro,
- mettere l'aceto in una tazzina di caffè e posizionarlo sopra il coperchio (occhio se casca!)
- aggiungere all’acqua di cottura un paio di noci lavate,
- infine qualcuno diceva di raggirare l'ostacolo abituandoci poco a poco all'odore del cavolo in modo da non essere più succubi di questa grave intolleranza nei confronti del cavolo.

Per eliminare invece gli odori di fritto invece:
- mettere un pezzetto di buccia di limone nell'olio bollente (questo funziona e lascia un aroma limonoso che io personalmente adoro) oppure un pezzo di mela o la gamba del sedano,
- far bollire, mentre si frigge un pentolino d’acqua con delle spezie, erbe aromatiche e/o pezzi di limone o aranci,
- far bollire il pentolino con l'aceto al termine della frittura.

Per il frigo, i mobiletti o la pattumiera mettete invece una tazzina di bicarbonato che assorbe gli odori, per eliminare gli odori di cipolla o pesce dai taglieri di legno usate il limone o un pochino di detersivo per piatti homemade!
Per la lettiera del gatto aggiungere un cucchiaio di argilla verde e\o di bicarbonato come consigliato da Vivere Verde. Le nostre amiche inoltre ci consigliano come evitare odori sgradevoli se si ospita un cane.

Per quanto riguarda le stoviglie ricordatevi di usare sempre acqua fredda, perché quella calda fissa gli odori, di mettere nell'acqua di ammollo le bucce di limone (quando li spremete non buttatele, usatele per l'acqua dei piatti o dei pavimenti).

Se oltre ad eliminare gli odori desiderate profumare la casa usate gli olii essenziali facendoli evaporare con un po' d'acqua in un'apposita lampada, controllate che siano olii essenziali e non essenze. Quest'ultime non hanno la garanzia di aver subito un processo di estrazione naturale ed esente da sostanze chimiche.
Infine pensateci davvero bene e non cadete nella trappola della pubblicità che vi offre mangia odori spray o profumatori d'ambiente.
Sia perché nell'acquistarli sarete direttamente responsabili di un aumento inutile di rifiuti (poco riciclabili: pensate agli imballaggi e ha tutti gli aggeggini di cui sono composti, spesso non divisibili e che finiscono nel nero, poi bruciati negli inceneritori poi respirati da chi ci ha messo tanto per avere una casa profumata), sia perché sono chimici e quindi potenzialmente dannosi per la salute, sicuramente più dannosi di un prodotto naturale.

Avete altri consigli semplici e casalinghi per scacciare gli odori? Se ce li indicate li inseriamo nella nostra lista!

INDICE Basta Saperlo:
Consigli per il lavaggio piatti

mercoledì 18 marzo 2009

In ascolto del mio ritmo

Qualcosa suona poco armonico, qualcosa suona distorto.
La forte dissonanza che percepisco stride forte. Fuori c'è un tale correre che ti senti perdere, nel vortice e nel risucchio dimentichi di te.
Ma è innata e forte l'esigenza di fermarsi ed ascoltarsi.
E nel momento in cui blocco tutto, quando mi fermo per gridare un silenzio che comincia tutto.
La tazza di the in mano, lo sguardo che passa oltre la finestra, l'attenzione alle minuscole meraviglie che mi circondano, osservare la natura con tutti i miei sensi e finalmente si sente di nuovo il suono.
Il suono del mio respiro, il suono del mio battito:li ascolto uno alla volta, dal principio alla fine, li seguo, mi trovo, mi sento.
E piano la spirale cambia il suo vortice accentratore e quel fuori che assorbiva l'interno diventa un intimo che pulsa nel fuori e tutto si muove, nella mia personale magica danza.

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Ancora movimento, ancora corpo. Al corso di educazione teatrale abbiamo esplorato ancora un po' quello che il nostro corpo riesce fare se si misura una giusta dose di libertà e controllo. Abbiamo lavorato con la musica, ma non per subirla, ma per esserne protagonisti. Conoscete il potere della musica? Quello per cui appena si accenna un motivo il nostro corpo accenna dei movimenti e sembra a ballare? Quanto c'è di libero in questo muoversi, quanto c'è di stereotipato? E sono io a scegliere o la musica sceglie me?
Consapevolezza.
Decisione.
Scelta.
Divisi in due gruppi, abbiamo accumulato una serie di movimenti: parte il primo sceglie un gesto, il secondo ne aggiunge un altro e così via fino al quarto. Si fanno due giri di giostra, proviamo per rendere il movimento pulito e tutto diventa armonico, anche quel gesto che da solo ci sembra sciocco e irriverente.
Poi Giampaolo ci fa ascoltare una musica...lenta e morbida, che ci trasforma in principi e principesse del castello che ballano in quadriglia. Su questa musica dobbiamo adottare la nostra serie di gesti, amplificandoli, sottolineandoli, variandoli, ma usando solo quelli.
Poi arriva un ritmo più veloce e ben cadenzato, un'allegra marcetta e diventiamo bambini in divisa che sberleffano i comandi. Infine un qualcosa tipo ska...che parte pianissimo per poi correre veloce ...e via altro giro di danza.
Ci credete nella bellezza di quello che abbiamo fatto? E di quello che abbiamo sentito?


INSALATA DI ENERGIA

spinaci freschi
1 rapa rossa
2 cipollotti
semi di girasole
olio extravergine d'oliva spremuta a freddo
sale marino integrale

Lavare e strizzare gli spinaci, sbucciare la rapa e tagliarla a julienne, affettare i cipollotti. Tostare in una padella i semi di girasole. Mischiare le verdure, aggiungere i semi e condire a proprio gusto.

Altre insalate del pollaio:
INSALATA DI SEDANO RAPA E ARANCE
INSALATA DI SEDANO RAPA E SESAMO
PAN DI ZUCCHERO E KIWI


AGGIORNAMENTO DEL 13\042014: questa ricetta partecipa a Salutiamoci ospitato da Annalisa di Passato tra le mani


Partecipo con questa insalata alal raccolta di Susina

lunedì 16 marzo 2009

Quando i computer fanno pum....


Il dramma dell'alimentatore che non si trova continua e così le foto del nostro week end rimangono intrappolate nel portatile in attesa di essere liberate.
In realtà avevo trovato un alimentatore, ma ad un certo punto ha fatto un sottile pum e si è sentito un odore di bruciato un po' fastidioso per essere un pc, abbiamo levato tutto in fretta, poi vissuto un 10 minuti di terrore credendo che il portatile fosse fulminato, giusto il tempo di vedere che tutto funzionava comunque e l'esile scorta di energia è esaurita, il pc di nuovo spento.
Fortuna che è una domenica di sole e di azzurro, che ho potate le rose, che ho pulito la mia aiuola dei semplici e che lo gnomo ha fatto i compiti fuori, fortuna che stasera ci rilassiamo sul divano felici e che sono riuscita a mettere insieme l'impasto per la pizza, per i cracker e per il pancarré. Fortuna che siamo riusciti a trovare un sorriso e ora devo cercare in giro le istruzioni per capire come finire la spalla di un simil
maglione che sto mettendo insieme. Fortuna che si respira.
Ora ho il divieto di usare quel filo (bhe ovvio non è che sono una martire della rete)e pure quello di andare io in cerca di nuovi alimentatori (e devo dire che il sollievo di non avere questo impegno supera quella lieve sensazione di essere nella categoria degli incapaci che mi ha sfarfallato intorno).
Devo andare nella grotta delle cose dimenticate che si nasconde dietro una delle porte di casa per cercare il cavetto per scaricare le future foto.
Ho anche trovato un modo per organizzare il tempo futuro e mi sono fatta una simil-agendina manuale disegnata sul mio quaderno per inserire i vari impegni che ho (e forse per questo motivo devo inserire il post nella categoria dell'autoproduzione).

Ehi ma vi ho detto che ho un para lavoro di ben 6 ore settimanali???? Ma con un para lavoro così, che è più un divertimento che altro, sono ancora desperate housewife?
Fortuna che ci sono questi dubbi nella vita!

RAVIOLI DI GRANO SARACENO CON SPINACI E RICOTTA


per la pasta:
100 gr di farina 00
100 gr di farina di grano saraceno
acqua

per il ripieno:
100 gr di spinaci freschi
100 gr di ricotta di capra
noce moscata

burro e salvia per condire

Impastare le farina con l'acqua fino ad ottenere una palla morbida ed elastica. Lasciare riposare almeno mezz'ora sotto una ciotola di vetro. Nel frattempo lavare e pulire gli spinaci, cuocerli al vapore per 7 minuti. Tritarli grossolanamente con la mezza luna e aggiungere la ricotta di capra, aggiustare il sapore con una grattatina di noce moscata. Stendere la pasta in una sfoglia sottile e tagliare con la rondella dei quadrati della stessa misura. Al centro di ogni quadrato mettere un cucchiaino piccolo di ripieno e ricoprire con un altro quadrato, sigillando bene i bordi.
Far bollire dell'acqua salata, aggiungere un goccio d'olio e cuocere i ravioli per 3\4 minuti.
Condire con burro fuso insaporito con alcune foglie di salvia.

Avevo assaggiato dei ravioli di grano saraceno in un agriturismo, quelli erano ripieni di verza e semicotto, io ho provato a riprodurli utilizzando gli spinaci freschissimi e con la ricotta di capra. Pensavo che questo formaggio avesse un sapore deciso e per questo ho scelto un condimento semplice. In realtà la ricotta di capra è delicatissima.

sabato 14 marzo 2009

Più giusto di così....

Oggi siamo stati a Fa la Cosa Giusta: siccome noi abbiamo appena fatto una delle cose giuste con il nostro tetto, ci siamo concessi un giro di osservazione per raccogliere informazioni e vedere le novità, senza nessuna spesa. Sono rimasta particolarmente affascinata dalla sezione fashion su vestiti e accessori sostenibili e ho preso un sacco di indirizzi per trovare abiti e filati ecologici. Ma un regalo meraviglioso bello e concreto è comunque arrivato: siamo andate alla fiera del consumo critico in compagnia di Eva, che è venuta apposta da Roma per partecipare con noi all'evento. A presto cara Eva! Da Marco il video del nostro giro!

Intanto ecco il grazioso meme che mi è stato donato da Simo, Elle, Pippi, Daffy, Margherita:

Le cinque cose da cui sei dipendente
- la solitudine: se non avanzo un po' di tempo, da dedicare a me stessa, in solitudine, non mi sento tranquilla, ho bisogno di avere uno spazio molto privato per rigenerarmi;
- la scrittura: che sia il mio quaderno, il mio blog o un semplice foglio volante non posso fare a meno di incrociare e giocare con le parole, il loro suono e il loro senso;
- il sole: giro intorno a lui, per caricare le batterie, per avere più luce e guardare lontano e accumulare energia, per farmi massaggiare dai raggi, per rimanere accecata e non vedere nulla;
- il viaggiare: conoscere, guardare...magari a piedi o in auto o solo con la testa;
- le scarpe da ginnastica: il mio primo fidanzato a 14 anni mi aveva detto se a volte potevo mettermi un po' più elegante, cambiare scarpe, la mia amica Dose ha tentato di ingentilirmi con il "progetto femmina", a volte cerco da sola di mettermi giù da gara....niente da fare...le scarpe da ginnastica sempre e comunque!

Passo il meme a Cri, Caty, Caty2, Silvia e Vera.

venerdì 13 marzo 2009

Play the game: l'inchiostro dentro


Milla vorrebbe andarsene, in fondo l'infermiera ha detto che non c'è nulla di cui preoccuparsi, che domani Alice starà bene. E' stanca, spaventata, vorrebbe solo tornare tra le mura delle sue abitudini, dei suoi rituali, ritrovare la sua impronta nel letto. Oppure potrebbe andare da Giacomo, cercare il suo odore, la sua pelle, è tardi e non è necessario parlare troppo, inventare nuove scuse per dirsi qualcosa, sarebbe sufficiente ritrovare la tanto rassicurante memoria dei propri corpi e dei propri gesti, in un finto egoistico gesto d'amore.
Ma non può: quel pazzo che quasi le aveva ammazzate sembra non voglia schiodarsi da lì, facile fare il pirata e poi macerare nei sensi di colpa e nel dispiacere.
Lo osserva, per la prima volta, con attenzione, ma sa già che non lo sopporta, stava per farle molto male, stava per toglierle Alice, stava per eliminare gli unici occhi in cui lei aveva visto il desiderio della vita pulsare. Per istinto di sopravvivenza l'odiava.
"Non è necessaria la sua presenza! Ci sono io, è la mia migliore amica, lei se ne può andare e se la fa sentire meglio, mi lasci un recapito telefonico e la chiamerò per farle avere notizie." Milla apprezzava la sua capacità di nascondere le emozioni, di controllare il tono della voce, di sembrare sempre distaccata e fredda.
Ma lui alza lo sguardo, sembra arrivi da un altro mondo, nei suoi occhi galleggiano i residui di altre vicende, di altre vite. La guarda ostinato e lontano, lei può percepire quella lontananza mentale, quella falsa presenza. "Sto qui" e infila un'altra moneta nel distributore di caffè.
Milla, sente all'improvviso e tutto in un colpo, una rabbia cieca possederla, non le interessa più far finta con questo sconosciuto, vorrebbe fargli male, vorrebbe cancellarlo e senza accorgersene perde il suo controllo e gli vomita in faccia un fiume di parole.
Urla che lui l'ha terrorizzata, l'ha quasi uccisa.
Urla che ha quasi ucciso la sua amica, che gli ha rubato la loro serata, la sua possibilità di pace in quel fiume nero. Stava portando via Alice, aveva portato via la loro notte di risate, racconti e confidenze.
Lui la guarda stranito e inizia a tremare: "Hai detto che si chiama Alice? Che lei è Alice?...è lei, è lei....". Si allontana di nuovo perso e si siede su una sedia, di nuovo via....solo un involucro di pelle e nient'altro.
Milla non capisce, non ha spiegazioni, ma la paura le si è insinuata dentro, ha iniziato a serpeggiare dal momento dell'incidente e ora dilaga libera, maligna e diventa la sua padrona. Quell'uomo è uno squilibrato. è pericoloso...cosa vuole da Alice? Da lei?
Decide di cercare l'infermiera e chiedere aiuto, percorre il corridoio e la trova insieme ad un'altra donna, stanno bevendo un caffè.
Spiega affannata i fatti, la presenza inquietante di quell'uomo nella sala d'attesa, suggerisce di chiamare la polizia, di fare qualcosa.
Elena ha ascoltato attentamente e non sa cosa fare. Sa che sicuramente arriveranno lì le forze dell'ordine per i soliti accertamenti d'ufficio quando capita un incidente, ma decide di andare a parlare con quell'uomo e farsi un'idea. "Lei stia qui, io torno di là."
Milla rimane sola con una giovane donna dal viso tirato, che la sta guardando con uno strana espressione nello sguardo, un sorriso triste, come se avesse sentito qualcosa di irrimediabilmente piccolo e vacuo.
Elena trova Eugenio su una sedia, ha l'impressione di essere di fronte ad un marziano, osserva il pugno con cui stritola il bicchiere di carta che ha in mano. "Posso fare qualcosa per lei?"
Lui la guarda, la studia, osserva il suo viso stanco e triste, vede quella velatura sugli occhi che riflette una patina grigia su tutta la donna e poi vede il cartellino identificativo... Elena ...
E' un passato, è un presente: Alice e Elena, l'inizio e la fine, ancora come 10 anni fa, nello stesso posto di fronte a lui.

prima parte di Luca e Sabrina
seconda parte di Caty
terza parte
di Germana
quarta parte di Luana

quinta puntata di Anna

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Un romanzo che cresce piano piano, che gira da persona persona, racconta storie nella catena di parole che come perle si infilano una dopo l'altra. Grazie a Sabrina&Luca che l'hanno inventato, grazie a tutti gli scrittori che hanno già raccontato e a chi racconterà.
Io lo passo a Cristina Golosastra.

REGOLE
A chiunque riceva il calamaio è concessa massima libertà d'espressione. Che la sua fantasia possa dare un seguito a questa storia appena abbozzata.
Il testo dovrebbe restare entro le mille parole.
I personaggi non hanno un'età ed una personalità definita, abbiamo lasciato in bianco tutto quanto per non dare limiti alla fantasia. Sarete voi che delineerete i caratteri man mano che il racconto prenderà vita.
Una volta scritta la propria parte, l'autore/autrice dovrà passare il calamaio a sua libera ed esclusiva scelta ad un'altra persona e così via via, lasciando che il racconto prosegua il suo corso.
Bisogna esporre il banner e fare il link in modo tale che chi riceve il calamaio possa leggere la storia fin dall'inizio, nonchè il regolamento.
Alla fine del gioco, il nostro, vostro racconto verrà raccolto in un pdf.

... e ora una tisana profumata e delicata, da bere quando ci si vuole coccolare e perfetta con l'influenza e il mal di gola, fatta con ingredienti semplici che quasi sicuramente sono sempre in casa.

TISANA DI ROSMARINO E LIMONE

1 tazza di acqua bollente
1 pezzetto di scorza di limone non trattata
1 rametto di rosmarino

Lasciare in infusione per 5 minuti nell'acqua bollente, dolcificare con un cucchiaino di miele, bere avvolte nel plaid e sorridendo!

mercoledì 11 marzo 2009

Una voce nel deserto


Una voce nel deserto è una voce che non trova delle orecchie che la ascoltino, che viene messa a tacere, a cui non viene data importanza. Una voce nel deserto è una voce che deve trovare un modo per farsi sentire, per trasformare in gemma l'arido che è intorno. E' una voce che si discosta dal solito parlottare e ha qualcosa da far sentire, ma diversa e solitaria rischia la tempesta di sabbia prima di trovare una corrente che l'amplifica.
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Dopo aver lavorato con la nostra voce al corso di educazione teatrale, ci è stato chiesto di scrivere sulle voci nel deserto. Il momento, alla fine dell'incontro, in cui ci mettiamo in cerchio per leggere quanto abbiamo scritto è sempre molto emozionante, ascoltare le storie degli altri è un'esperienza dolce e delicata. Questo lunedì abbiamo avuto un incontro impegnativo, basato sul movimento come danza...ma non una danza che viene dalla musica fuori, ma che trova il suo muoversi sulla musica del nostro ritmo interno. Noi abbiamo ritmi atavici che da sempre ci accompagnano, il battito del cuore, la cadenza dei nostri polmoni. Abbiamo ascoltato il nostro respiro e ci siamo mossi danzando con lui, poi abbiamo creato ritmi primitivi con ogni parte del nostro corpo, unendoci in una tribù selvaggia. E dopo questo impegno faticoso e che mi ha lasciato esausta, abbiamo sentito una musica...e abbiamo provato a muoverci seguendo la melodia a volte, seguendo il ritmo altre....liberatorio e intenso, faticoso e vibrante... Tutto questo è in netto contrasto con le giornate che ho di fronte, dense e pregne, mi lasciano senza fiato, mi sento in corsa e mi scordo di respirare...fortuna che ho con me quella riserva di energia accumulato nel week end passato, che mi permette di rimanere serena anche se affannata....


LE POLPETTINE VEGAN CON CAVOLO E CECI


1\2 cavolo cappuccio
2 patate
3\4 di tazza di farina di ceci
1 cucchiaino di cumino
1 cucchiaino di coriandolo
1 cucchiaino di curcuma
1 cucchiaino di zenzero

Grattare a julienne il cavolo cappuccio e stufarlo in un wok con due cucchiai d'acqua per 10 minuti circa. Lessare le due patate e schiacciarle con una forchetta, aggiungere il cavolo, la farina e le spezie fino ad ottenere un impasto abbastanza duro, per poter fare le polpette. Lasciare riposare 30 minuti, dividere in polpette, cuocere in forno a 200° per 15 minuti.

La ricettina è della mia cara Lety, che in questi giorni corre di qua e di là, un po' come sto facendo io. La ricerca dell'alimentatore per il mio portatile è abbastanza complessa...e che mi credevo io? Che costruiscono un pc portatile e tutti pezzi di ricambio che si possono adattare? Noooooooooooooooo....fanno i computer e vendono pezzi universali incompatibili....ahhhhhhhhhh

AGGIORNAMENTO DEL 27/12/2013: partecipo a Salutiamoci 2013 ospitato da La Tana del Riccio

lunedì 9 marzo 2009

Buon lunedì!


Come quando si torna da due giorni intensi di niente e di pausa, in qui si cerca di vivere tutto molto intensamente, si dorme con tutto sé stessi e si cammina mano nella mano, si osserva tutto fuori, ci si emoziona, si trovano occasioni perché si allarghi il cuore, altre perché si stringa. Una mini vacanza di gioia, tornata da poco, voglio riprendere piano. Sistemare le nostre cose, preparare la colazione alla gnoma, coccolare il mio gatto e lentamente riprendere il quotidiano con i benefici che due giorni diversi ti lasciano sulla pelle, quando torni e fai mille progetti, di nuovi viaggi e di nuovi stili...vi racconterò tutto, nei prossimi giorni...nella speranza di trovare in qualche negozio il filo del carica batterie del portatile che ho distrattamente aspirato con l'aspirapolvere, rovinandolo! Buon lunedì, care amiche!

GRISSINI SEMI-INTEGRALI CON PASTA MADRE




175 gr pasta madre,
250 gr farina semi integrale,
1 cucchiaino di sale,
32 gr olio extravergine d'oliva,
acqua q.b.

Impastare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto morbido, ma non appiccicoso. Stendere l'impasto in un rettangolo, infarinare e coprire con uno straccio umido, lasciare lievitare per almeno 3 ore. Tagliare con una rondella tante striscioline, che poi si fanno scorrere sotto le dita attorcigliandole. Infornare a 200° per 15 minuti o fino a doratura.

La ricetta è presa da qui.

sabato 7 marzo 2009

Un mondo di pappe

L'arrivo di un bambino fa sorgere nuove domande, induce nuove aperture. Non c'è aspetto del quotidiano sul quale la fragilità di un neonato non getti la luce di una differente consapevolezza. "Avere figli ...è stato come passare dal cinema in bianco e in nero al cinema a colori", ha detto il poeta Fabio Pusterla: "Lo sguardo dei bambini mi ha mostrato un mondo molto più complesso e variegato di quello che conoscevo."
E' uno sguardo che ci interroga sull'assurdo: delle ingiustizie e delle guerre, delle sopraffazioni e dell'indifferenza, ma anche dell'aria grigia che si respira, degli asfittici parchi dove si va a passeggiare, delle automobili che falciano i pedoni, del cibo plastificato di cui sempre più ci nutriamo.
Tuttavia, non sempre alle tante domande siamo capaci di far seguire azioni coerenti. Lentamente, insieme alla crescita dei figli, tornano le vecchie abitudini spesso di comodo, e gli interrogativi dei primi tempi sbiadiscono come le fotografie del tempo che fu. Se prima ci infastidivano le automobili,adesso portiamo nostro figlio a scuola in macchina, se ieri volevamo cibo di prima qualità, adesso riempiamo senza problemi il freezer di congelati e precotti. Eppure i bambini portano con loro l'energia necessaria al cambiamento: perché allora non afferrare l'occasione della nascita (che è del bambino, ma anche di noi come genitori) per ripensare al rapporto che intratteniamo con questa casa comune che è la Terra?"
tratto da Un mondo di pappe
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Il brano è tratto da un libro particolare, che sembra parlare apparentemente di pappe per bambini, ma che in realtà graffia nel profondo. Tra una ricetta e l'altra, utili consigli e importanti riflessioni su il nostro modo di vivere e su come trattiamo la terra.
Un libro che suggerisco a tutti, prima di tutte alle mamme, ma anche agli altri, anche a chi ha figli grandi o a chi non li ha...perché credo davvero che essere genitori non significhi mettere al mondo dei piccoli uomini, ma significa compiere atti generativi, che lasciano una traccia, un segno a chi viene dopo...tutti dovremmo essere generativi, se amiamo la vita, se amiamo la terra.


Un mondo di pappe

I saperi delle mamme nell'alimentazione del bambino da 0 a 6 anni.
di Sara Honegger
ed. Il Leone Verde

Questa settimana è stata una settimana sociale, quella in cui pensare alla comunità. Come ad esempio pensare al modo di reagire della comunità di blogger di fronte al problema plagio. Una comunità virtuale che ha reagito in modo forte e compatto.
E' una settimana di dolcetti e di prestiti: quelli al mais di Michela e le brioshine di Anna.
Ho anche parlato della Mooncup e ho visto che eravate davvero molto interessate. Ho aggiornato il post anche con un video che mi ha segnalato Babi, che mostra in modo chiaro l'utilizzo della coppetta.
Anche per Marco è stato tempo di riassunti, mentre poi ci ha portato a riflettere sul Microcredito.

Ringrazio Silvana per il premio amicizia!
Noi siamo via per il B&B Day, passate un felice week-end e mentre mi aspettate vi offro una fetta della meravigliosa torta alla panna e mou di Elga.
Morbida e preziosa, ho trovato le caramelle al mou artigianali e ho voluto provare questa soffice torta...è tutta per voi!

venerdì 6 marzo 2009

Ti voglio raccontare...


Ti voglio raccontare di verità nascoste e favole reali, di incontri magici e evocazioni forti. Ti voglio raccontare di come batte il mio cuore e si formano i miei pensieri e di come fanno i tuoi. Ti voglio raccontare della magia delle parole che tessono la cura dell'anima, regalano distanza e placano tumulti. Ti voglio raccontare la favola della mano che impugna una penna e lascia tracce di sé sui fogli, così alla fine ci si può riconoscere, ci si può ritrovare. Ti voglio raccontare dell'armonia che muove le ore, alterna le stagioni, ci porta giorno e notte e forma così una storia. Ti voglio raccontare una storia.
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Nuovo compito del corso di educazione teatrale, dato dopo aver raccontato con i nostri corpi. L'ultima volta abbiamo lavorato sulla voce, abbiamo pensato su come si formano i suoni, a cosa fa la nostra bocca per dire una certa consonante e poi ci siamo messi alla prova.
Sapete che esiste una differenza tra tono e volume?
Sapete cambiare il volume della vostra voce e poi cambiarne il tono, senza confondervi? Sapete da dove arriva il suono...una parola può nascere dalla pancia, possiamo dirla con la gola oppure con la testa...

Un mondo magico quello della nostra voce, diverso dal mondo non verbale, ma nello stesso tempo diverso da quello delle parole. E' suono, un suono che dice di noi.
La voce che dice come stiamo, rispecchia come ci sentiamo. Non è stato facile, ho dovuto pensare e ho scoperto che io e la mia voce stiamo in posti differenti e che non l'ascolto mai, tanto che se la sento mi fa strano. Ho scoperto che vorrei fare amicizia con la mia voce.

LE GIRELLE DI ANNA

per la pasta:
500 gr di farina 00
250 gr di latte crudo
80 gr di burro sciolto
100 gr di zucchero grezzo di canna
1 uovo di gallina libera
150 gr di pasta madre

per il ripieno:
la buccia di un limone grattugiato
marmellata d'uva
burro
uvetta
crema spalmabile di nocciole equosolidale

Sciogliere la pasta madre con un po' di latte tiepido, aggiungere gli altri ingredienti e il latte rimanente e impastare fino ad ottenere una pasta morbida ed elastica. Lasciare lievitare su un piatto e sotto una cupola di vetro per 12 ore.
Dividere l'impasto in palline da 50 gr circa, stenderle con il mattarello in tante strisce: spalmare in alcuni la marmellata, in altre la crema alla nocciola e in altre spennellare il burro fuso e distribuire qualche uvetta. Chiudere le strisce formando dei cilindri che poi si arrotolano su sé stessi a spirale.
Mettere a lievitare fino al raddoppio (circa 4 ore).
Spennellare con del latte distribuire un po' di zucchero in superficie, accendere il forno 180° e mettere le brioche, cuocere iper circa 20 minuti o fino a doratura (dipende da quanto tempo ci impiega il vostro forno a raggiungere la temperatura).

Avevo visto queste girelle profumate da Anna e ho voluto provarle, ho cambiato i ripieni e adattato alla pasta madre, sono meravigliose. Conservate in un sacchettino di plastica per alimenti in frigo durano 4\5 giorni. Lo gnomo se le portava a scuola per la merenda! Grazie dolcissima Anna per la ricetta, un bacione!

mercoledì 4 marzo 2009

Mooncup for ever


La mooncup è una morbida coppetta in lattice da utilizzare durante il ciclo mestruale. Raccoglie il sangue e non lo assorbe. Trovate tutte le informazioni tecniche qui.
Io però non voglio darvi informazioni tecniche, voglio raccontarvi la mia esperienza nell'usare questo aggeggio, che magari a prima vista può apparire ingombrante.

L'ho comprato un anno fa a FaLaCosaGiusta, ho deciso di acquistarlo, perché ero inorridita dalla quantità di inquinamento di cui ero responsabile a causa del mio ciclo.
Sapete che pannolini e assorbenti sono poco biodegradabili e difficilmente distruttibili? Ecco l'immagine di un pianeta ricoperto di rifiuti è aberrante, l'idea che devo schivare pure schifezze di questo tipo di più.

Inizialmente avevo pensato agli assorbenti di stoffa lavabili, mi immaginavo lo sbattimento, ma ero pronta a sostenere la fatica, avevo già fatto i conti di quanti prenderli, poi Beppe Grillo durante un suo spettacolo, mi mostra la coppetta.
Primo pensiero:
"Io quel coso dentro non lo infilerò mai..."
Secondo pensiero:
"Che schifo...."
Terzo pensiero. " Gallina fai l'onesta e rifletti..."
Si perché il primo scoglio da superare sta nella nostra testolina ed è solo prettamente psicologico. Fa impressione, ci fa paura, ci sembra irrimediabilmente grande e non osiamo. Bene onestamente lo sappiamo sono seghe mentali, superabili con un occhio minimamente critico.
La mooncup ci sta dove deve stare e senza tanti problemi.

Dopo l'acquisto mi ritrovo io e la coppetta e la domanda che gironzola con il mio neuroncino è: "Ma sarò capace?" Bene si prova, non aspetto nemmeno il ciclo, ma sperimento per vedere come mi trovo.
Bagno la coppetta, la ripiego come mostrato nelle istruzioni e delicatamente la infilo...è su. Non sento nulla.
Ora si tratta di sfilarla, ecco forse questo è l'attimo in cui mi sono dovuta applicare di più.
La coppetta funziona perché ha un effetto ventosa che la fa aderire senza muoverla e rischio di perderla e di perdite. Per toglierla bisogna quindi togliere l'effetto ventosa, facendo uscire l'aria. Credo che ognuno trovi il suo metodo, io sono comoda prendendo con le dita di una mano il bastoncino con cui termina e schiacciando poi con due dita la base della mooncup ed elimino l'aria, quindi la sfilo con estrema facilità.
In poche parole soprattutto all'inizio ci vuole calma e tranquillità, un pelino di pazienza.
Alcuni consigli:
- il gambo della coppetta potrebbe dare fastidio e vi consigliano di tagliarlo nelle misura più comoda, io vi consiglio di avere pazienza e aspettare per vedere se e quanto tagliare: il gambo in questione è utile per maneggiare la coppetta;
- se sentite fastidio provare a fare qualche contrazione per sistemarla meglio oppure sfilatela e rinfilatela,
- soprattutto per i primi usi, quando ancora bisogna prendere confidenza tenete le unghie corte, per evitare graffietti causati da movimenti goffi,

- sterilizzate sempre la vostra mooncup prima e dopo il ciclo, mentre durante è sufficiente lavarla con acqua e sapone (io uso quello intimo).
Io sono sempre stata allergica a qualsiasi assorbente, molte delle marche in commercio mi irritavano da subito, mentre le marche ipoallergeniche, naturali e non sbiancate con cloro mi irritavano dopo qualche giorno, ora non ho assolutamente più problemi di questo genere. L'igiene è elevata, non si hanno cattivi odori e tutta la zona rimane pulita.
La coppetta si lava sotto il getto dell'acqua e può subito essere rimessa. La si può tenere anche per molte ore consecutive senza rischio di perdita e di infezione (questo lo dico per quelle situazioni di emergenza per cui capita di non trovare un bagno decente per ore). Si può indossare di giorno e di notte senza problemi.

L'effetto? Passati i dolori del primo giorno mi dimentico di essere nel ciclo, è come non averlo. La comodità è ottima, in casa non ci sono davvero difficoltà, l'ho usata anche in campeggio e anche in giro.
Siccome sono schifiltosa quando si tratta di bagni che non conosco, non mi sono mai azzardata a cambiarmi in un bar o simili, ma in bagni pubblici fidati si (esempio al lavoro o in qualche associazione), ci si può portare una bottiglietta d'acqua per sciacquare se si teme di non trovare un rubinetto.
Io ci ho fatto il bagno in mare, la uso sempre mentre faccio ginnastica in piscina e poi nella vita di tutti i giorni, l'unico rischio è dimenticarla.

Mai più infezioni, fastidi, odori e pruriti.
Una spesa iniziale di 29 euro per tutta la vita.
Basta pacchetti infiniti e ingombranti negli armadietti.
Basta rifiuti inquinanti e ingombranti di difficile smaltimento.
So di non essere stata esauriente, fatemi pure tutte le domande che volete, anche le più precise e pratiche, vi risponderò con attenzione. Se preferite contattatemi con la mail!


Se volete acquistarla:
Cri a Verona la trovata al NaturaSi
a Venegono Superiore (Va) la trovate nella Bottega Del mulino di Luciana - via Garibaldi 16
in internet qui
mentre qui la lista dei rivenditori
Grazie alla segnalazione di Babi un video interessante:




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Leggete qui tutto sul plagio dei blogger.


martedì 3 marzo 2009

Uniti contro il plagio


Appoggio e sostengo l'iniziativa di Stella di Sale, che ha deciso di mettere a disposizione una pagina nel suo blog per le segnalazioni di plagi, per esprimere dubbi e condividere risorse contro questo noioso fenomeno.
Lo faccio perché credo che debba essere portato massimo rispetto alla libera espressione della creatività di chiunque, creatività che può trovare mille modi di raccontarsi.
Lo faccio perché non credo che il blog sia in rete per essere oltraggiato da abili copioni, ma lo sia perché punta tutta la sua forza sul condividere con gli altri qualcosa di proprio, condivisione che porta a confrontarsi, a conoscere, a osservare...tutte azioni che arricchiscono.
Lo faccio perché mi piace il lato sociale e democratico del web2.0.
Lo faccio perché tutto quanto detto fino ad ora per essere vero subisce il rischio di chi in rete non fa nulla di sociale e democratico, ma persegue il proprio interesse, il più delle volte prettamente economico.
Non che trovo criticabile il comportamento tipico dell'Homo Economicus, diciamo che trovo deprecabile chi lo fa bello bello, sciolto sciolto usando l'impegno altrui.

SEGNALARE
In questa pagina saranno segnalati tutti i siti in cui vengono riscontrati dei plagi, eliminando quelli che man mano risolvono, in un modo o nell'altro, la loro posizione.
Chiunque può segnalare dei link, possibilmente indicando anche da chi si è rubato. Chi si imbatte nel plagiatore e riconosce materiale altrui, dovrebbe avvisare gli interessati, così che ci si possa muovere per protestare.

PROTESTARE
Una volta che si riscontra un plagio l'interessato e le persone che desiderano sostenerlo potranno inviare una mail o un commento in cui si esige di eliminare il link o di citare in modo adeguato la fonte, chiedendo il rispetto della legge dei diritti d'autore o la licenza creative common.
Nel post di Stella si trovano spiegazioni chiare sui diritti d'autore, mentre qui trovate il manuale di utilizzo della licenza, entrambi strumenti utili, che chiariscono quali sono le nostrie possibilità.

Si sta pensando di preparare una lettera-tipo che può essere utilizzata, adattandola da chi subisce il plagio, da spedire. In ogni caso è necessario indicare:
- l'abuso mettendo il link della fonte;
- indicare che non si stanno rispettando i diritti d'autore o le clausole previste dalla licenza (specificando se non si è indicata l'attribuzione, se il materiale è stato usato a fini di lucro, se il materiale è stato manipolato)
- chiedendo chiaramente cosa si vuole ottenere: se l'eliminazione del proprio materiale o il link alla fonte

L'esperienza di Fiordisale ha dimostrato che scrivere in modo chiaro, diretto e preciso sia al ladro-blogger sia al servizio che gestisce il blog (es. Blogspot, Wordpress, Myblog....) è una prassi che porta al successo. Fiordisale ha consumato la sua tastiera e il suo tempo per rintracciare e scrivere ai diretti responsabili dei siti e ai gestori stessi e di questo la ringrazio infinitamente.

FARE GRUPPO
L'esperienza di questi mesi ha dimostrato che nella comunità dei blogger il gruppo fa forza: puntare il dito contro chi ruba, gli aumenterà per pochi giorni gli ingressi, ma solo per ricevere commenti negativi e denunce, ma finora chi si è comportato scorrettamente ha visto rimuovere i propri contenuti.
Segnalare nei propri post i ladri significa metterli alla berlina e distruggere la loro reputazione, che in rete è il concime principale della popolarità, chi non ha reputazione in internet non ha successo.
Sostenere chi è vittima con un proprio intervento fa misurare la forza di questo far gruppo.


...quindi pronti alla lotta?

p.s. Comunico inoltre che esiste un gruppo di blogger plagiati da nessuno (pure io!), che si sta ponendo serie domande sulle sue risorse e sta entrando in una crisi epocale senza precedenti, per favore esprimete il vostro sostegno solidale anche a chi soffre da Sindrome Non Mi Fila Nessuno....vi pregooooooooo!!!!!
p.s.2 Avviso per i ladri: ovviamente era in senso ironico, non era una sottile richiesta d'abuso.....

lunedì 2 marzo 2009

C'è un pirata tutto nero che........

AGGIORNAMENTO DEL 03 MARZO:
CONTROLLATE ANCHE QUI E QUI.

Il week end della comunità dei foodblogger è stato caratterizzato dalla lotta all'ennesimo caso di plagio di foto e materiale.
La storia è questa:
Laura, gentile ed educata proprietaria di questo blog, aveva un hobby: riempire le candide pagine del suo sito con ricette, foto altrui e annunci pubblicitari.
Lei, come una piccola Alice del Paese delle Meraviglie, era convinta che tutto fosse a posto scrivendo tranquilla tranquilla, in un angolino in fondo al post, "foto presa da... link del blog".
In fondo erano foto, erano ricette, non era lo sforzo di qualcuno di creare qualcosa di proprio, di mettere insieme il proprio taccuino personale fatto di cose, parole, frammenti e vita. Un taccuino piccolo piccolo che ognuno appende nella rete, felice di condividere con gli altri, di creare rapporti e relazioni, di trovare vita tra i mille bites della rete.
..e Laura si è stupita, stranita, basita.
Perché tante foodbloggers cattive le lasciano commenti acidini che lei non pubblica, perché tanti hanno scritto nei loro blog denunciando questa sua ingenua attività?
Perché...cara Laura...il plagio, anche se fai finta di salvare capre e cavoli con un linkino piccolo piccolo, è un reato...un reato aggressivo, che tocca l'intimità delle persone e che calpesta il rispetto che ognuno si merita.
Perché se ami davvero la cucina, cara Laura, le ricette che proponi le provi: se ti sporchi le manine di farina e fai fatica, ci metti impegno e se sei pure deliziosamente esibizionista, tanto da aprirti una tua pagina personale, allora prendi la macchinina fotografica e fai clic e risolvi il problema. Oppure se tutto questo ti risulta davvero molto molto assurdo, quando arrivi su un blog con una foto personale, usi una dose di buona educazione e scrivi qualcosa come: "carissima, mi piace tanto la tua ricettina e anche la tua fotina, ma così tanto che ti chiedo il permesso di prendere il tuo materiale e usarlo pari pari nel mio blog".
Poi l'interessato decide cosa fare, se dirti si e se dirti no.
Infine ti prego, rifletti bene:
"attribuzione del lavoro" non è uguale a linkare un lavoro,
"uso non commerciale" significa che non ci si fa i soldi (nemmeno pochi) con il blog in cui pubblichi il materiale altrui e infine "Non puoi alterare o trasformare quest'opera, ne' usarla per crearne un'altra" significa proprio che non puoi usarla per crearne un'altra.

TORTINE GIALLE DI MICHELA

300 gr di farina di mais
180 gr di farina 00
100 gr di zucchero di canna
una tazzina di caffè di yogurt
1 bustina di lievito per dolci
1 yogurt
1 bicchiere di latte
1 limone
1 uovo
1 pizzico di sale
90 gr di uvetta
limoncello

Unire le farine, lo zucchero, il pizzico di sale e il lievito, miscelare. Aggiungere il limoncello, l'uovo, lo yogurt, la buccia del limone grattuggiata, il succo del limone e il latte. Il composto è morbido e cremoso. Aggiungere l'uvetta infarinata, che avete fatto rinvenire lasciando in ammollo in un po' acqua. Imburrare e infarinare gli stampo da muffins, versare il composto per 3\4 e cuocere a 180° in forno statico.

La ricetta l'ho presa a prestito da Michela (che ringrazio tantissismo) modificandola un pochino, ho aggiunto l'uvetta e il succo di limone e ho aumentato il latte, ma perchè non avevo letto bene quello che Michela diceva sulla consistenza dell'impasto e io ho cercato di arrivare a quello usuale dei muffins. Li ho portati ad un incontro di donne speciali e vive, belle e forti, che hanno grandi progetti in testa, di cui un giorno vi parlerò, ma intanto lasciatemi salutare questo splendido gruppo con un abbraccione forte!