sabato 31 gennaio 2009

Cavolo Broccolo: brassica oleoracea, botrytis cimosa

Sono spettinati e simpatici, dei piccoli mazzi di fiori concentrati su un gambo. Brillanti e decisi come pochi sanno fare in inverno. Qui nel pollaio amiamo i broccoli, verdi brillanti e puzzolosi. Ma buoni. La gnoma è un'adoratrice di broccoli&co e così finiscono un po' dappertutto. Ma i broccoli, come tutti i cavoli fanno bene, tremendamente bene, quindi non dimenticateli mai!
Fatevi appassionare da questa verdura, broccolate con piacere.
Ma cosa vuol dire broccolare? Sulla base della mia esperienza colui che "broccola" è quello che con sguardo languido e poco attivo, poggia il proprio occhio lussurioso su un esemplare di cui vuole attirare attenzioni, per soli scopi pruriginosi. Ma di solito il broccolone non ce la fa, in qualche modo a causa proprio del suo sguardo di verdura avvizzita viene disdegnato dalla preda, che preferisce cedere a conquistatori più decisi e sanguigni, quelli che per intenderci lasciano il segno delle unghie.

Quindi evitate broccolatori bipedi e tuffatevi su autentici broccoli vegetali!
E ora buttatevi in un incontro meditativo con Mr. Broccolo, troverete linkate alcuni post di Stella che completano le info.

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Hanno abbondanti vitamine A (123 mcg), E (3 mg), C (77 mg), B2 e PP (più delle altre varietà di cavolo: o,21 mg e 1,8 mg), molto calcio (75 mg), fosforo (74mg), ferro (1,2 mg). Hanno indicazioni simili al cavolfiore, in particolare sono diuretici, lassativi, antianemici, ricostituenti del sistema nervoso, antinfettivi, protettivi della pelle e della visione notturna. Come tutte le varietà di cavoli contengono sostanze anticancro note com eindoli, glucosinolati e ditioltioni, efficaci in molti tipi di cancro, specialmente intestinali. Hanno un buon tenore di clorofilla e di caroteni, caratteristiche che ne fanno un alimento disintossicante e anticancro, specialmente indicato nei tumori polmonari dei fumatori ed ex fumatori. Proteggono dalle radiazioni.

Informazioni tratte da L'alimentazione naturale di Nico Valerio


BROCCOLI SAPORITI


1 broccolo
un pezzetto di burro
un pezzetto di gorgonzola

Pulire e lavare il broccolo, tagliando le cimette (il gambo può essere usato riducendolo a pezzettini per un minestrone, una torta di verdura o un risotto...). Mettere la verdura in un pirex per il forno a microonde, mettere qualche fiocchetto di burro e i pezzettini di gorgonzola. Chiudere ocn il coperchio. Cuocere 5 minuti a 750watt di potenza, mescolare, coprire e cuocere ancora per 5 minuti. Lasciare riposare qualche minuti e servire.

La ricetta è di una semplicità impressionante, ma è il nostro modo di rendere gustoso un contorno, senza appesantirlo troppo, perchè i pezzettini di burro e formaggio sono proprio ini-ini-ini!
Altre idee:
torta di riso
carbonara di broccoli

miglio con broccoli e zucchine

e da bere? Acqua di rubinetto!

Questo post partecipa a Fresh Produce of the Month event, ospitato questo mese da Briciole.

venerdì 30 gennaio 2009

Pane vecchio e felicità


"Quando arrivava la primavera davvero non riuscivo più a stare in classe...e così ecco il giorno in cui invece che prendere la strada per la scuola prendevo la strada per il bosco e li passavo la mia giornata...giocando, curiosando. Cosa dici? No mia mamma non si arrabbiava perché portavo a casa un sacco di cosine per mangiare: erbe che trovavo nel bosco, frutti. Castagne e funghi in autunno e amarene aspre in estate. Qualsiasi cosa le andava bene per dare sapore all'acqua calda che ci preparava alla sera per la minestra. Certo quando ho compiuto 11 anni allora è cambiato regime: dovevo lavorare e se solo osavo non presentarmi, oltre alle sgridate del padrone c'erano le botte di mia madre. Eravamo in sei fratelli."

"Vedi le foto: sono della mia casa in montagna. Sono andato lì da piccolo e me ne sono innamorato, bhe non era come ora, io stavo ospite da una famiglia che curava le pecore. Avevano una casa piccola e senza finestre con un camino gigante e un pentolone appeso, c'era sempre qualcosa dentro che cucinava: zuppe o polenta. Se era bello tutto il giorno per i prati, ma se era brutto allora dovevamo stare dentro: nella stalla con le bestie o in casa nel fumo nero del camino..si usciva da lì completamente grigi"


"Mia mamma faceva servizio da una signora e ci portava a casa, a me e a mio fratello, un cartoccio con gli avanzi. Però quando è iniziata la guerra non c'era molto: magari bucce di mela e croste di formaggio, che dividevo con lui. Poi un giorno mia mamma ha detto: basta! E se ne è partita per lavorare e a noi ci ha lasciato da delle famiglie che ci ospitavano..durante la guerra con i bombardamenti bisognava stare via da Milano, siamo andati in un paesino del Veneto, certo mangiavo, ma quanto dovevo lavorare....!"


"Mia madre era a servizio per la signora più ricca del paese, ci andava bene perché portava a casa qualcosa di diverso da mangiare se no c'erano solo verze del giardino e polenta, polenta e verze bollite o torsolo della verza.. Un anno a Natale è tornata a casa con una nuova idea, l'aveva vista dalla Signora, ha mandato mio padre nel bosco a prendere un ramo e poi ci ha attaccato su i mandarini, era il nostro regalo di Natale: bellissimo, il primo albero della mia vita"

"Avevo fatto un casino, da bambino facevo sempre casino, i miei andavano al lavoro e io ero curato dalle signore del cortile, ma facevo guai..una volta per costruire una cosa ho tagliato le gambe del tavolo della cucina, i miei erano così scioccati da non riuscire a sgridarmi, però sapevo che avevo fatto un guaio. Allora con l'aiuto di mia sorella e delle vicine ho deciso di fare una torta a mia madre, per la sua festa. Pane vecchio, le uova delle galline, al mattino non avevo bevuto il latte e l'avevo tenuto da parte, mia sorella aveva del cioccolato e la vicina mi aveva dato una tazzina di zucchero e mi aveva acceso il forno, un'altra mi aveva regalato le nocciole, tutto il cortile voleva sapere di quella torta..."

TORTA DI PANE

250 gr di pane vecchio
1\2 litro di latte crudo
1 ricotta
2 uova
1 pizzico di sale
100 gr di uvetta
100 gr di cioccolato
90 gr di zucchero
1 manciata di mandorle
1 bicchierino di liquore (Amaretto di Saronno per me)

Tagliare a pezzetti il pane e metterlo a bagno nel latte tiepido. Quando ha assorbito tutto il latte ed è diventato morbido, schiacciarlo con una forchetta per ridurlo in poltiglia e aggiungere le uova, la ricotta e lo zucchero. Mischiare bene tutti gli ingredienti, aggiungere il sale, le mandorle,il liquore, l'uvetta, lasciata in ammollo asciugata e infarinata, e il cioccolato, tagliato a pezzetti con il coltello
Cuocere per 50 minuti a 180° a forno ventilato.

Ho preso spunto per la torta da quella di Michela, cambiandola per adattarla al ricordo del racconto che avevo sentito. Immagino in ogni caso che nell'originale, fatta da quel nonno- bambino non c'era ricotta, forse un po' di burro, se le vicine erano state particolarmente tenere e niente liquore, forse un goccio di vino rosso! Ho lavorato per quasi 10 anni in un centro diurno anziani, dove a volte mi capitava di ascoltare storie affascinanti ed uniche. Non sono stata così brava e non le ho trascritte, questi sono frammenti di ciò che mi è rimasto in testa...
Partecipo con questa ricetta a "Poveri ma belli" proposto da Precisina.

giovedì 29 gennaio 2009

Il km 46: intorno al Seminario

Il freddo viene da dentro o da fuori?
Quando tutto è cristallizzato e fermo nel ghiaccio, quando si rabbrividisce e il gelo ti sfiora cerchi di combatterlo, cerchi di trovare il calore e di spalmartelo ovunque. Ma il calore nasce dal movimento ed è energia, il muoversi della gambe procura quel calore che si confonde con quello del cuore e ancora una volta la cornice della natura accompagna la nostra esplorazione. La cagnolina scodinzola felice, quello che chiede ce l'ha, tutto insieme, in un pomeriggio.
L'attenzione dei bipedi, un raggio di sole che scalda, della buffa e fredda polvere bianca in cui rotolarsi e lunghi tragitti di corsa. Non può dimenticare gli odori che la colpiscono e la incuriosiscono, si chiede annusandoli a chi appartengono e seguendone le tracce riconduce le storie.

La piccoletta è impegnatissima nel far sapere alle poche foglie che si muovono e ai canti degli abitanti del bosco che lei è un osso duro, chiunque lo desidera può fare i conti.
Ma poi si dimentica i pensieri pesanti e corre felice muovendo le orecchie allegre al ritmo del vento.
Piccola e assurda Patti...quanto tempo prima di
conoscere la tua bellezza.

Avevamo già percorso una parte di questo sentiero, dopo qualche giorno, durante le nostre vacanze natalizie, avevamo deciso di esplorarne una parte.
Il sentiero praticamente è sotto casa e percorrere il perimetro del Seminario Arcivescovile di Venegono Inferiore. Fa
parte dei percorsi del sistema del Parco Pineta di Appiano Gentile e Tradate. E' il sentiero V1.

LASAGNE DI LENTICCHIE E CAVOLFIORE


per la lasagna
200 gr di farina
1 uova
acqua q.b.

ragù di lenticchie
un cavolfiore lesso
pezzettini di talleggella
parmigiano reggiano
burro

Preparare la sfoglia impastando la farina con l'uovo, aggiungendo acqua quanto basta per avere una palla elastica e soda. Tirare la pasta in sfoglie con la nonna papera.
Lessare il cavolfiore (io quando ho fretta, tolgo al cavolfiore tutte le foglie esterne, lo lavo sotto l'acqua, lo avvolgo nella pellicola per microonde e lo cuocio intero per 10 minuti), quindi schiacciare con una forchetta per ridurlo in purea.
Ungere una teglia da forno e mettere un primo stato di pasta, dopo averla lessata per un paio di minuti in abbondante acqua salata, distribuire alcune cucchiaiate di ragù di lenticchie e alcuni pezzetti di formaggio, continuare nello stesso modo per gli strati successivi.
All'ultimo strato di pasta, cospargere il parmigiano reggiano grattugiato con alcuni fiocchi di burro. Cuocere a 170° in forno ventilato per 30 minuti.


Queste lasagne sono state preparate dalla gnoma rossa, che ha alternato i diversi strati. Io l'ho aiutata nel lessare la pasta, come deve fare un aiuto cuoco! Anche con questa ricetta partecipo alla raccolta di Mikamarlez, ma dopo che le ha annusate, rubo la teglia e la porto ad Eleonora per la sua raccolta buffet.

mercoledì 28 gennaio 2009

Il mio corpo


Ecco guardate bene, ho scelto per venire qui i pantaloni più larghi che potevo, apposta per nascondermi dentro, per nascondere il mio corpo, proprio qui dove so che è uno strumento. L'ho fatto per sentirmi più comoda, più sciolta più libera. Mi muovo come mi pare qui dentro e non penso. Non penso a questo compagno che mi porto dietro da sempre, che ho odiato e amato, con cui sono stata severissima. Troppo, fino al tentativo di cancellarlo. Senza mai perdonarlo. Un corpo che riflesso nello specchio non ha la stessa immagine di quello che si riflette nella mente. Un corpo che dopo aver denigrato, domato, con cui ho lottato, che è stato causa di pianti e di urla, di patteggiamenti mi ha sempre lasciato la stessa sensazione. Finché il tempo passa, l'esperienza segna e il segreto che pensavo ben nascosto si è specchiato negli occhi di mia figlia.
Allora ho detto basta.
Allora la mia energia e il pensiero li ho impegnati ad accettare, ad amare.
Nella ricerca della mia personale bellezza nelle imperfezioni, sforzandomi di levare i veli dei miei giochi mentali, credendo alle parole di chi mi sta vicino.
Una strada contorta e difficile, a volte in salita, con diverse fermate, ma con una luce, là in fondo.


Questo è il primo "compito" richiesto al corso di educazione teatrale che sto frequentando. Il primo incontro ci ha subito portato a confrontarci con lui, con questo nostro involucro e così mi sono accorta che camminando o tenendolo immobile, spesse volte non sapevo di quanti pezzi era fatto e in che posto mettere ciò che mi avanzava. Il corpo ha poi incontrato altri corpi, in un tripudio di contatti e sorrisi ed imbarazzi.

RAGÙ DI LENTICCHIE


200 gr di lenticchie lesse
1 porro
1 carota
1 cipolla
alloro
1 cucchiaio olio extravergine d'oliva
1 cucchiaio sesamo
1 cucchiaio di tamari
salsa di pomodoro

Dopo aver lasciato a bagno le lenticchie lessarle nell'acqua (io l'ho fatto nella nostra cucina solare).
Scolarle e passarne la metà nel passaverdure o nel frullatore. Preparare un trito con le verdure e l'alloro e rosolare nell'olio e nel tamari, aggiungere la crema di lenticchie. Unire i semi di sesamo tostati e le lenticchie rimaste. Lasciare insaporire per 10 minuti.

Questa salsa è ottima come sugo per la pasta o per i cereali, ma anche sola su una bella fetta di pane. La ricetta presa dal libro "Il cucchiaio verde", prevedeva il tahin al posto del sesamo, ma avendolo finito ho deciso di sostituire. Partecipo con questo ragù alla raccolta di Mikamarlez.
Domani se vi va venite a scoprire come lo Gnomo Rosso ha usato questo ragù.

martedì 27 gennaio 2009

Il giorno della memoria

27 gennaio 2009
1945

SE QUESTO E' UN UOMO

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no

Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia ve lo impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi

2009

A cosa è servito?
Zitti, vi prego stiamo zitti, ma guardiamoci per trenta secondi allo specchio e frughiamoci dentro, per una volta facendoci male, ma male sul serio, perché questo male è nulla contro quello che è già stato, contro quello che è ora.

Davvero abbiamo scelto la pace ogni giorno?
Mentre guardavamo il nostro vicino, lo straniero per strada, camminando o guidando nella coda, davvero abbiamo scelto la pace mentre sceglievamo di cosa vestirci, di cosa mangiare, di cosa ridere?

Ci salviamo perché siamo lontani, ma se fossimo noi?
Ancora, a cosa è servito?

Celebrano questo giorno anche Sisifo, Dida, CieloMioMarito, Sweetcook, Panettona, Caty, Geillis, Simona, Elle, Laura , Serena, Sirio, Betty. Gturs. Grazie.

Un anno fa: 27 gennaio 2008

venerdì 23 gennaio 2009

Festa di compleanno


Nascere, percorrere una galleria ed esplodere nella luce, negli odori, nelle nuove sensazioni tattili, nei suoni. Inizia così il viaggio in cui tutto ci percuote addosso per un'intera vita e ogni anno è un cambiamento, un pezzo di storia, un qualcosa che è alle spalle, ma dentro di noi.
E' una volta all'anno celebrare quell'evento, da cui tutto ha un'inizio, per ricordare quello che non possiamo sapere, che ci è stato detto, per celebrare ogni passo, verso l'alto o verso il basso, dell'evoluzione personale. Ogni anno commemorare la nostra nascita e la nostra vita, il cui esatto contrario, nonostante la fatica, gli aspetti complicati, i dolori, le paure, le gioie, gli amori, le gratificazioni, le visioni, sarebbe il nulla. Un giorno unico al mondo e speciale, perché quel giorno il mondo si è modificato per noi, un giorno da destinarsi, in cui celebrare la memoria di quel che siamo, l'importanza di chi siamo. Un giorno da dedicarsi tutto, in qualche modo.

E' il compleanno di Anna e io sono lieta di portarle, per quanto banale e semplice, qualcosa che io e la gnoma abbiamo fatto per lei con le nostre mani e il nostro impegno. Per una donna forte, vera e leale, con affetto: buon compleanno!

CROSTATA COPERTA ALLA MARMELLATA D'UVA


300 gr farina 00
150 gr zucchero mascobado
70 gr di burro fuso
1 uova
succo di limone
buccia di limone

50 gr mandorle tritate
marmellata d'uva

Sciogliere il burro e lasciare raffreddare, mettere tutti gli ingredienti in una ciotola e mischiarli, aggiungendo alla fine il burro fuso. Miscelare il tutto con le fruste elettriche per pochi minuti, fino ad ottenere un impasto granuloso, compattare poi con le mani impastando velocemente, aiutandosi con qualche cucchiaio di succo di limone.
Lasciare riposare almeno un'ora in frigo.
Dividere la pasta in due parti, stenderne una nella tortiera e fare dei buchini con una forchetta, mettere le mandorle tritate e la marmellata. Coprire con la seconda parte, tenendo da parte un pezzetto per le decorazioni. Creare qualche fiorellino, applicarlo spennellando tutto con del latte. Cuocere per 30 minuti a 170°

Ho provato questa formula di frolla light, il risultato è stata una frolla un po' rustica, meno friabile dell'originale, ma comunque ottima...meglio ancora il giorno dopo. Perfetta per una crostata ruvida come quella chiusa. Credo che l'uso dello zucchero mascobado, che ha la caratteristica di essere umido, aiuta a tenere compatta e lavorabile la pasta. La gnoma rossa mi ha aiutato con le decorazioni, facendo i fiorellini e le rose!

mercoledì 21 gennaio 2009

Allo Gnomo Rosso

Una domenica mattina, lenta e bigia. Una di quelle che inizia piano e tardi, nel silenzio corposo che avvolge e le due donne di casa sono sole.
La colazione comoda e rilassata, il the caldo che scivola dentro e accende, decidiamo di mettere le mani in pasta e divertirci. Escono due impasti per la pizza, un rinfresco della pasta madre, una crostata particolare e un piatto di gnocchi.
Ho finalmente imparato a mettermi al suo fianco e a non insegnare nulla, provando passo a passo, aspettando, parlando e ridendo.
Ha creato rose, parlato di amicizia, godendo il nostro stare insieme, felici di questa domenica bigia, ma ricca di tempo.
Poi mi ha detto: "Visto che la Mi è troppo impegnata per scrivere, posso essere io l'altra gallina del blog." E così abbiamo finalmente riaperto le porte del suo ristorante speciale, quello che di solito ha solo tre posti, per noi.

GNOCCHI DI ZUCCA

1 zucca
farina q.b.
sale
noce moscata

burro e salvia

Tagliare in piccoli pezzi la zucca e cuocerla in forno per 20 minuti circa, fino a quando sarà morbida. Una volta cotta, eliminare la buccia e schiacciarla bene con una forchetta, aggiungere un pizzico di sale e una grattugiata di noce moscata, quindi mettere farina fino ad ottenere un impasto morbido, liscio e compatto.
Formare dei cilindri dallo spessore di circa 1 cm e tagliarli a tocchetti, passare ogni pezzettino sulla grattugia per dargli la caratteristica forma dello gnocco.
Cuocere in acqua bollente salata fino a quando non salgono a galla. Nel frattempo fondere un po' di burro e salvia in una padella, in cui ripassare gli gnocchi una volta scolati. Servire caldi.

Era da un po' che la zucca violino troneggiava in cucina e io pensavo agli gnocchi, ho cercato una ricetta leggera, senza uso di formaggio o uova nell'impasto, alla fine ho fatto a modo mio. Per una versione totalmente vegana, aromatizzare dell'olio caldo con la salvia e condire!
Q
ui trovate gli spaztle di zucca e qui i pici!


Con questa ricetta Lo Gnomo Rosso partecipa alla raccolta di "Gnocchi e Quennelle" di Tatiana


martedì 20 gennaio 2009

Propositi, intenti, intenzioni, pensieri, idee...



In realtà raramente faccio buoni proposti, ma questo perché ho una mente difficilmente pianificabile, infatti se tutto si incastra a pennello, lasciando liberamente andare le cose e seguendo il disegno silenzioso che inconsciamente costruisco nella testa, arrivo dappertutto.
Ma se devo organizzarmi prima, ecco ho un attimo lunghissimo di
spaesamento.
Il galletto mi guarda strano, lui macchina della programmazione fatta ad uomo, non capisce come il mio
neuroncino di gallina possa sudare tanto mentre fa la corsa ad ostacoli per decidere come fare bene qualcosa. Ma vagamente e in modo sufficientemente confuso so cosa voglio fare e intuisco pure che ho delle priorità.
Qui otto propositi per l'anno, so già che scrivendoli in ordine e con precisione, succederà che li dimentico tutti in un batter d'occhio e dovrò tappezzare casa e cervello di post
it promemoria.

1. Laurearmi per aprile e festeggiare fino a
dicembre questa evenienza,
2. leggere tutti i libri che non ho letto mentre studiavo, andando a cercarli in biblioteca ,usando sempre la bicicletta
,
3. fare maglioni a vagonate per tutta la famiglia, specializzandomi fino al punto di lavorare ai ferri anche le mutande, ahahahah,
4. mantenere la parola data e mettere su il sito per la due associazioni a cui ho promesso tempo e testa e fare il blog dedicato alla scrittura libera con il mio amico Bobo,
5. essere decisamente più riflessiva, meno istintiva, più silenziosa, meno rumorosa, più pacata, meno pensante,
6. dare all'orto bonsai una forma geometricamente perfetta in modo da evitare quell'effetto foresta equatoriale che lo caratterizza,
7. camminare, camminare, camminare, camminare fino quando arrivo a me stessa,
8. scrivere la storia della mia famiglia per donarla a me, alla
gnoma, ai miei genitori,
8 bis. sistemare gli armadietti della cucina in modo funzionale, logico ed ordinato.


Il meme dei buoni propositi è arrivato da Luca&Sabrina, May , Giùgiù e Maya. Lo passo alla Golosastra, a Rossa, a Simo, a Anice Verde e a Izn e Pagnotella (Izn vero che le impresti due righe?) Ringrazio Calimera per il premio Kreativ e Annamaria per il premio Abbracci, che rigiro a Stella per ringraziarla della splendida idea di aver indetto un concorso di poesie e a tutti, perchè non c'è nessuno al mondo che non ha bisogno di un abbraccio.

PANINI ALLE NOCI

250 g pasta madre
150 farina 0
100 grano saraceno
sale
100 gr di noci

Impastare la pasta madre con le farine, un po' d'acqua e un pizzico di sale. Lasciare lievitare fino al raddoppio (4 ore per me). Quindi aggiungere all'impasto le noci a pezzi e dividerlo in tanti panini, infornare a 180° fino a doratura.

Sono venuti buoni e saporiti, anche se voglio provare una doppia lievitatura, lasciandoli almeno un paio d'ore dopo aver aggiunto la frutta secca. Questi panini sono nati da una voglia incredibile di noci.
Sono convinta che quando si ha una voglia così forte allora il nostro corpo va ascoltato, sono andata a leggere e ho scoperto che le noci sono ricche di sali minerali come ferro, zinco, potassio, calcio e di vitamine come la B2 e la E.

Noci
Acquisto
Preferite le noci con il guscio macchiato di nero dal succo del mallo, indice che non sono state sbiancate chimicamente. Quelle provviste di guscio si possono conservare per cinque mesi, in scatole o sacchetti di carta, lontane dal calore, dall’umidità e dalla luce. Se le sgusciate, ponetele in barattoli di vetro sigillati, e conservatele in frigorifero al massimo per due mesi.
Proprietà
Essendo ricche di minerali come Ferro, Calcio, Magnesio, Potassio e Zinco, sono particolarmente consigliate a chi soffre di depressione, astenia fisica e come aiuto per fissare meglio il Calcio nelle terapie per combattere l’osteoporosi. Contengono inoltre acidi grassi efficaci per la riduzione del colesterolo nel sangue e tanta vitamina E, utile per mantenere la pelle tonica, elastica e luminosa. Essendo particolarmente caloriche, chi ha problemi di peso deve consumarle con parsimonia. Curiosità
Questo frutto, diffuso in tutto il mondo e introdotto in Europa in epoca antichissima, era protagonista già nell’antica Roma dei giochi dei bambini. Come ci testimoniano infatti Orazio, Marziale e Cicerone, i bambini romani praticavano molti giochi che prevedevano l’utilizzo ludico delle noci. Questo fatto era talmente frequente e diffuso che si usava addirittura indicare il periodo dell’abbandono dell’infanzia con la definizione “lasciare il gioco delle noci”.

tratto da Aiab

lunedì 19 gennaio 2009

Gli amici che volano

"Preferisco passare la vita di fianco agli uccelli, piuttosto che sprecarla desiderando le ali"
Dott. House

Fa freddo, qui la neve caduta abbondante si è ghiacciata e fa fatica a sciogliersi. In inverno lasciamo sempre un piatto fuori dalla finestra per far trovare agli amici dell'aria un po' di cibo, senza troppi problemi. Loro vengono in tanti per tutto il giorno, facendo diventare matto il mio povero gatto che sta dalla parte del vetro sbagliata.

In inverno dobbiamo pensarci un po' noi, dobbiamo provare a diventare un po' i compagni degli amici che ci vivono vicino, possiamo mettere delle piccole mangiatoie o anche un piatto, dove si può mettere semi, briciole, pane e frutta secca.
Io mi emoziono tutti i giorni, per innumerevole volte, ogni volta che ne vedo uno, ognuno di noi si ferma con il fiato sospeso e sussurra agli altri di fare attenzione.
Mi chiedo ogni volta se sono io a dare qualcosa a loro o sono loro a dare qualcosa a me
Altri consigli qui.

POLPETTE DI FAGIOLI


200 gr di fagioli lessi
1 cipolla
1 carota
pepe
farina di grano saraceno
sale

Mettere a bagno i fagioli per almeno 24 ore, lessarli in pentola pressione (io li ho cotti nella cucina solare). Una volta cotti, ridurli in purea con un passa verdura. Aggiungere al purea la cipolla e la carota tritate, aggiustare di sale (io ho messo un cucchiaio di tamari) e pepe e se il composto è ancora molle, aggiungere farina o pangrattato. Formare delle palline con le mani, passarle nella farina di grano saraceno e friggerle nell'olio bollente. Io ne ho cotte metà sul piatto crisp del microonde per 15 minuti.

Ovviamente meglio quelle fritte nella padella, ma non male anche quelle del crisp.

sabato 17 gennaio 2009

Tracce


Ieri sera sono stata a sentire un uomo formidabile, che teoricamente ha 85 anni, ma in pratica credo che sia intorno ai 30! Si chiama Arno Stern, ha disegnato da sempre con i bambini, fino a quando si è reso conto che qualsiasi bimbo, con qualsiasi storia e qualsiasi esperienza riportava sempre le stesse figure costruite nello stesso modo. Insomma i bambini se ci pensate disegnano più o meno le case tutti nello stesso modo, simile l'uno all'altro e ben diverso dalla casa in cui vivono. Si è chiesto se queste costanti fossero tipiche dei bambini parigini o valessero per chiunque. E cosi' ha viaggiato per molti anni e per molti luoghi. Vedere le foto di bambini in Mauritana, Perù, Niger, Messico, Afghanistan, Etiopia, Nuova Guinea, di popoli non ancora assoggettati alla cultura e che per la prima volta tracciava dei segni è stato emozionante. Con gli occhi incollati e le orecchie che assorbivano le parole di questa particolare teoria. Noi disegniamo per comunicare, ma esiste una parte prima, comune a tutti, in cui si traccia per il puro gusto di tracciare, tracce che sono universali e condivisi da tutti, che ognuno di noi possiede, ma che magari abbiamo nutrito poco. Le tracce non sono arte, non sono comunicazione, sono il ricordo della nostra vita fetale, della nostra memoria organica, le tracce le liberiamo solo per il piacere di farlo e solo per noi stessi, non per un pubblico, non rivolto all'altro, e questo cullare sé stessi fa bene all'anima, rende appagati e soddisfatti, sereni e forti.
E' qualcosa di semplice e di assurdo nello stesso tempo.

AMARANTO SOFFIATO
Dell'amaranto avevamo già parlato qui, dopo che avevo provato a cucinarlo qui, ma ieri mentre preparavo l'amaranto per farci una zuppa con i broccoli, mi sono presi i cinque minuti e seguendo quello che mi aveva più volte spiegato lei, ho scaldato ben bene una pentola antiaderente, ho messo un paio di cucchiai di amaranto e ho chiuso con il coperchio. Muovendo la pentola, per evitare che bruciasse, io e la gnoma ci siamo goduti il rumore dello schioppettio e alla fine abbiamo spento. Abbiamo fatto il pop-corn di amaranto, subito usato per una macedonia di kiwi, succo di mandarino, zenzero e amaranto! Mentre stamattina l'ho aggiunto allo yogurt!
Provate a fare pop!

giovedì 15 gennaio 2009

Abbracciare una gallina


Stavo facendo un po' di marketing bloggifero e mi studiavo le chiavi di ricerca di chi è capitato nel pollaio. Tra persone che ponevano "50 domande a blogspot", ho trovato"abbracciare una gallina", ecco la trovo una cosa splendida. Qualcuno era venuto qui con questo fantastico e mirabolante proposito, non posso essere più felice? Ma la felicità è transitoria e poco dopo ho scoperto un"ammazza la gallina!"...aiutoooooooooo, aiutoooooooooo...subito ripreso da "baci gallina". Poi ho capito tutta l'architrave (che non c'entra una mazza, ma mi suonava benissimo e molto dotto) di questa situazione. Le chiavi successive dicevano "c'era una volta una mucca" e "c'era una volta una strega" e allora ho compreso: c'è in corso una battaglia stupefacente tra la streghetta rossa e l'irrispettosa mucca pernacchiosa e forse la sta trasformando in rana...yeahhhhhhhhhh. Ma non potevo stare tranquilla perché "c'era una volta anche la gallina"...ohi come era...oddio l'ammazza gallina sta arrivando...paura paura.... Ma ecco (e che punta d'orgoglio) che qualcuno mi capita qui per un "come fare lievito madre perfetto?" Sono corsa al frigorifero e ho mostrato la pagina alla mia pasta madre "hai visto Lorenzina...come parlano di te", lei orgogliosa si è gonfiata tutta. Nel frattempo altri casi succedevano nel pollaio e qualcuno bussava per dirmi che "con un pugno di speranza in tasca si può ripartire ogni volta!" Urca...però è vero! Mi farebbe piacere conoscere colui che "conosco una persona che lascia lo stampo e lo fa in poco tempo"...io sono contro l'abbandono dello stampo, è una cosa che non si fa! Ora vi butto lì delle cose che mi hanno basito: "giocare adesso a cooking mama che ammazza le galline" (maròòòòòòò ma che violenza inspiegabile) "ho 12 anni voglio la descrizione del paesaggio invernale" (???) "principessa trasformata in una gallina da una strega" (ma dite che è la mia storia...cioè io ero..e poi sono...uh!) "pulire gallina col sapone" (giuro che lo faccio da sola) "scienze gallina tutti pancia uova" (questa è Marystar Gelmini che vuole integrare il programma delle scuole) "se una gallina mangia un vetro cosa succede" (credo che muoia o fa un uovo trasparente) "www.l uomo che sussurrava alle galline.it" (questo è il galletto, lo trovate qui)


Un po' frastornata da tutto ciò, apro la mia credenza e mi vado a rimirare i premi che mi sono arrivati.
Allora voi sapete che sono casinara e poco organizzata, voi sapete che mi confondo, voi sapete che pasticcio, quindi cosa ho fatto? Ho diligentemente segnato, per non dimenticarmene, chi mi ha donato il premio, ma non ho segnato che premio... e ora so che non è giusto, so che non è corretto, ma io mi gioco il jolly e lo motivo pure.

Motivazione: siccome siamo in crisi e siccome la crisi è diventata la scusa per qualsiasi cosa, anche io nel mio piccolo dò la colpa alla crisi che non mi ha fatto segnare i tipi di premi e con assoluta arbitrarietà decido che tutti i premi ricevuti erano Kreativ. Non pensate che la mia balordaggine sia superficialità, vi garantisco che trovare i vostro premi, i vostri pensieri su misura per me mi regala ogni volta una grande emozione, è poi nell'organizzazione che pecco.

Ringrazio con tutto il mio affetto:
la dolce Angy di Un pizzico di tutto
tutto lo staff di Vivere Verde
la carissima Claudia di Myricettarium
l'Unika Annamaria di I piacere della vita
i profondi Sabrina e Luca di Sapori diVini
la delicata Dida di Gli amori di Dida
la vulcanica Gì di Fiordisale
la meravigliosa Laura di Io...così come sono
la mia preziosa Cristina di Una naturalista in cucina

Ora rigiro i premi a:
Annamaria perché inizio a festeggiare il suo compleanno,
Cristina perché è un regalo della rete importante,
Fiordisale perché ammiro la sua capacità di raccontare,
Dida perché è affetto puro
Sabrina e Luca perché è sempre più forte il desiderio di abbracciarli
Angy perché sono felice di averla scoperta
Laura perché è poesia ed armonia nella vita
Vivere Verde perché il loro blog è importante e utile e tutti dovrebbero passare da loro,
Claudia perché la sua presenza è importante e piacevole

e poi, perché tutti devono leggere quanto ha scritto, a Stella di Sale.

Finocchio: foeniculum vulgare


..da piccola i finocchi li ho sempre mangiati crudi e a fettine, convinta che in altro modo servivano solo per la penitenza di poveri bambini dell'asilo, brutti e cattivi, che si erano comportati male e avevano messo le dita nel naso. La causa di questo insalubre pensiero era la conseguenza della martellante campagna di mia mamma contro i finocchi cotti, che deve aver mangiato in qualche situazione poco felice e che irrimediabilmente non le piacciono. Quindi la mia è stata un'infanzia a finocchi crudi e sgranocchiati come patatine....in un'alternanza fra due preparazioni complicatissime. Per certi periodi volevo solo finocchi sconditi appena tagliati, per altri solo finocchi conditi con l'aceto. Poi sono cresciuta e le porto della cucina al finocchio si sono aperte. Prima le varianti nelle insalate e poi quelle del cotto.
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Il finocchio molto usato per il leggero gusto dolciastro e l'aroma di anice delle sue foglie è un ortaggio popolare adatto sia agli antipasti di crudità che alle preparazioni al forno o in umido. Non è però ricco di vitamine (vitamina A 2mcg, C12 mg), nè di sali: ferro (o,4mg), calcio (45 mg), fosforo (39 mg). Solo le foglie verdi e le infruttescenze fresche sono ricche di vitamine. Ma forse agli occhi dei suoi numerosi consumatori il vantaggio del finocchio è un altro. Nel pur già magro mondo degli ortaggi è tra le cinque verdure del tutto prive di grassi e la meno calorica in assoluto.
In trofoterapia (la cura attraverso il cibo, deriva da trofologia: scienza dell’alimentazione, che cataloga e classifica i prodotti alimentari alla loro origine, studiandone la loro azione biofisiologica in base ai valori delle sostanze nutrizionali in essi contenute) è un blando tonico, eupeptico, diuretico, vermifugo, emmenagogo (influisce favorendo il mestruo) e galattogeno (stimola la secrezione lattea). I suoi semi, che possono essere usati come condimento hanno un'azione molto più forte.
Informazioni tratte da L'alimentazione naturale di Nico Valerio
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FINOCCHI AL LATTE


2 finocchi
1 bicchiere di latte crudo
pepe
aglio

Pulire e tagliare i finocchi a pezzi, tenere da parte la parte esterna e le foglie. Metterli in una pirofila di vetro e coprire con il latte, aggiungere l'aglio a fettine e il pepe. Cuocere per 20 minuti alla massima potenza nel forno a microonde, girando ogni tanto. Servire caldo.

ZUPPA DI FARRO E FINOCCHI

la parte esterna e le foglie di 4 finocchi
1 patata
150 gr di farro
dado vegetale
1 cuchiaio di tamari

Pulire le parte del finocchio dalla terra e tagliarli in pezzetti piccoli, pelare e tagliare la patata. Mettere le verdure e il farro (eventualmente si può lasciare a bagno per qualche ora) nella pentola a pressione e cuocere per 20 minuti dal fischio. A cottura ultimata aggiustare il sapore aggiungendo 1 cucchiaino di dado vegetale e 1 di tamari.

La prima ricetta l'ho trovata già molto tempo fa non mi ricordo dove, è davvero buona e veloce. Se qualcuno si ricorda l'autrice me lo segnala che linko? Normalmente i finocchi, nel pollaio, sono mangiati in insalata con le arance e qualche seme di cumino, proprio come li ha preparati Silvia qui. Credo sia un ottimo modo per arricchire di vitamine la scarsità del finocchio. Non butto via praticamente nulla, tengo le parti esterne e le foglie per cucinare zuppe e minestre, c'è poi un'altra ricetta buonissima, che però prevede il tahin...io l'ho finito, appena lo compro, ve li preparo!
Intanto c'è anche Risotto Alici e Finocchi da provare!

lunedì 12 gennaio 2009

Sul mio regno il sole non tramonta


Il sole arriva da qualche giorno, forte e splendente e piano scioglie i cumuli di neve. E' un bel compagno, rende tutto più semplice. Il sole è un amico, che torna a sorriderci dalle finestre scaldandoci. E' per ospitarlo che ho deciso di levare le tende dai vetri. Anche il gatto ne cattura i raggi per colorare il suo mantello. E' una domenica lenta e dolce. Abbiamo passato delle felici serate, ognuno a modo suo, ma in ogni caso circondati da belle persone. Persone a cui io voglio bene e che hanno il dono di farmi ridere e di essermi vicino.
Ora riordino qualcosa. Ho finito il secondo capitolo della tesi, la mia mente ritiene che dopo uno sforzo bisogna premiarsi con una vacanza di nulla. Ho ancora nelle orecchie la voce chiara e limpida della mia gnoma, che martedì ha, per la prima volta nella sua vita, iniziato a realizzare il suo sogno.
"Voglio fare la cantante. Ma anche l'attrice, magari scrivere un libro e anche la dj. Se lo fa Fabio Volo, posso farlo anche io." E così dopo lunghe prove, molto lavoro, con una piccola compagnia teatrale di gnomi hanno presentato al pubblico lo spettacolo. Lei corista in tutte le canzoni, solista in una. Avevo pensato che sarei scoppiata a piangere o cose del genere, ma quando la sua voce ha iniziato a librarsi forte e chiara, l'ho vista guardare il pubblico con decisione e il sorriso sulle labbra, sono rimasta con gli occhi catturati, pensando "cavoli..è brava!"
Sono rimasta colpita anche dalla sua strana insoddisfazione: per sentirsi piena avrebbe cantato, da sola, con il microfono in mano, ancora per molto.
Sono orgogliosa e felice di questo gnomo che ha deciso di vivere con me.
Ora insieme ci guardiamo per millanta volte il video e siamo felici. Lei di crescere, io di vederla crescere. Sappiamo che c'è un tassello in più, che ora dopo questa prova non è come ieri.
Io nel frattempo devo acquistare una tuta nera. Mi sono iscritta ad un corso di educazione teatrale, ma per il motivo opposto dello gnomo. Perchè per me è un black out, è tabula rasa, è vergogna e agitazione. Avere tre persone di fronte a cui fare un discorso è paura, un microfono è strumento di tortura e un palco un luogo oscuro. Perché per me è un blocco, perché quando me l'hanno proposto ho con troppa veemenza detto no e accampato scuse, perché poi allo specchio sapevo che quelle scuse erano il nome di un mio limite. Ho attivato il processo per rinominare, ora limite è diventato sfida e vedrò con il tempo in cosa si trasforma.
Infine credo che farò di tutto per andare a salutare Elle, quando passa vicino a qui!
Per il resto prendiamo il sole e l'energia, anzi venite da Marco c'è un caffè solare che vi aspetta.



400 gr di noci dell'Amazzonia
200 gr di zucchero
6 albumi d'uovo
burro
farina

Tritare molto finemente le noci.
Montare gli albumi a neve soda e aggiungere poco alla volta il trito di noci , lo zucchero, passato nel tritatutto per renderlo a velo.
Mettere il composto in una pentola antiaderente e cuocere a fiamma bassa per circa mezz'ora sempre mescolando con un cucchiaio di legno. Il composto si addenserà. Lasciarlo riposare per 10 minuti, poi distribuire il composto a cucchiaiate sulla piastra del forno ben imburrata e infarinata.
Cuocere in forno preriscaldato a 170 gradi per circa 40 minuti evitando di aprire lo sportello.
Una volta raffreddati, staccarli dalla teglia.

I brutti e i buoni: qualcuno dice che siano piemontesi, altri che siano di Varese, anzi di Gavirate. Io ho ovviamente mangiato quelli di Gavirate, avvolti nella carta velina, buonissimi. Non avrei problemi a mangiare anche quelli piemontesi! I miei sono decisamente non usuali, visto che ho usato prodotti del commercio equo. Ci sono piaciuti molto, a noi e a chi li ha ricevuti in dono, credo che la prossima volta cambierò il modo di cottura, magari abbassando la temperatura e cuocendoli più a lungo, per avere un maggior effetto meringoso.

venerdì 9 gennaio 2009

Nevica in inverno: assurdo!

La foto è del mio amico Ciccio, fatta a Gavirate - Lago di Varese! Grazie!

Ha nevicato, abbastanza, parecchio.
Partendo dal presupposto che a me la neve non piace per nulla e non mi è mai piaciuta potete capire come sto: un attimo stizzita.
Devo dire che con il tempo mi sono anche calmata, una volta sbarellavo proprio con la neve, la mia maestra di yoga mi aveva spiegato che c'era tutto un disequlibrio tra yin e yang e per questo motivo compravo quintali di primule appena scendeva un fiocco.
Tornando ad oggi, anzi all'altro ieri: ha nevicato. Ebbene si :quasi 40 cm di fiocchi sono scesi, ma volevo avvisare il mondo che era solo neve, cioè non era una tragedia, era solo banale e, per me, abbastanza noiosa neve.
Ho visto due generi di reazioni in questi giorni:
1. reazione di panico: il mondo sta per finire, siamo oramai alla canna del gas e l'effetto serra provoca tutta questa neve! Ma come tutta questa neve?? Non è che era tantissima, cioè in inverno sarebbe normale, almeno qui in questa zona.
Forse era il fatto che negli ultimi anni non si vedevano fiocchi e faceva spesso caldino che dovrebbe preoccupare...
La reazione da panico inonda e implode nel terrore da soffocamento da neve, che porta a spalare la neve a quintali e metterla possibilmente nel giardino del vicino. Se si trova un modo meccanico per asportarla, come quello di far passare nel viottolo privato di 1 metro scarso lo spazzaneve, così da limare anche i muri di casa, non è male.
Infine il panico prende mentre si guida e ci si incasina. Va bene non faccio la strafigonza, capisco che guidare sulla neve fa paura, ma appunto se fa paura non guidate, evitate, lasciate stare, non andate al volante con quel senso di agitazione opprimente per cui si riesce a slittare anche solo abbassando il finestrino elettrico.
Quello che davvero non mi so spiegare è quel meccanismo psicologico per cui si ritiene che mettere le catene da neve quando sono necessarie sia un'umiliazione gravissima, un'onta incancellabile, un'infamia, un disonore..
2. reazione da superman. Ho la convinzione che questa reazione sia tipica e insita del dna di molti miei vicini di casa, insomma di chi, natio di questa terra, sembra "avercelo duro" per questioni territoriali e forse a causa di un'eccessiva dieta basata su verza bollita.
In questo frangente si ha la reazione opposta alla precedente: nessun fiocco di neve, nemmeno se si presenta in massa e in esercito compatto con altri fiocchi di neve, può ostacolare la proverbiale voglia di produzione e di lavoro.
Se si inizia a lavorare ogni giorno alle 8.00, quando nevica, per una questione di principio, si inizia anche prima, senza troppo scomporsi e evitando che la neve disturbi questo impareggiabile impegno. Ci sono stati primi cittadini che si sono offesi perché i cittadini hanno osato non mandare i figli a scuola....cavoli mi dispiace, mi sento in colpa: io e la gnoma abbiamo dormito fino a tardi!
Si procede sempre avanti e la neve non ferma nessuno, nemmeno un auto mentre stende un povero pedone perché l'autista pretendeva di non modulare la velocità e andare sparato come sull'autostrada del sole...
Insomma è evidente che la neve è neve, ma per quanto non sia un cataclisma della natura, ma solo neve, un pochino rallenta. Lasciamo andare l'ansia da prestazione e rallentiamo.
Ecco l'unico pensiero carino che mi fa nascere la neve è il desiderio di camminare con lentezza, di muovermi a piedi, di ascoltarne il silenzio, di prendermi tempo, di godermi la casa.
Quest'anno sono stata brava, non ho comprato primule a quintali, ma ho deciso di sublimare l'effetto neve mostrando una carrellata di cose fatte negli ultimi mesi con la cucina solare.
Parlano anche qui e qui di neve.
1. ZUPPA DI ????
Ecco questa zuppa l'ho fatta sopra la cucina solare, c'erano i piselli e le carote, era buona...ma non mi ricordo come è venuta fuori...sicuramente c'era qualche altra cosa, ma non ne so nulla, ho un buco nero nella memoria, è da quando ho scaricato la foto (quindi da ottobre) che ci penso su, ma....bhoooooooo! Quasi quasi indico un concorso "Indovina l'ingrediente", vabbbèèèèèè ve la metto come testimonianza che la cucina solare cuoce...ho la certezza, perché uso solo quelli, che erano piselli secchi lasciati in ammollo 12 ore....
Questa invece è la polenta che cuoce sulla cucina solare, ho mischiato velocissimamente la farina di mais con l'acqua, poi ho coperto con un panno umido e cara Cri...giuro ho cotto 40 minuti alla vecchia maniera, non in modo blasfemo come con il micro!!!


Qui la polenta avanzata, riscaldata sulla cucina solare e le lenticchie in umido con carote...cotte sempre sulla cucinetta! Certo ora è dalla fine di novembre che non la uso più, anche perché il sole ho smesso di vederlo più o meno nello stesso tempo. Potrei provare a cucinare con il riflesso della neve....


Ho fatto anche litri e litri di brodo vegetale...mettevo su alla prima occhiata di sole il mio pentolone con una carota, zucchina, patata e altre verdure a caso e qualche foglia di alloro....e poi andava piano piano e si preparava! Ve lo dico o non ve lo dico che a Babbo Natale abbiamo chiesto un forno solare??? ...lui ha finanziato ora dobbiamo comprarlo!
Guardate un po' che strano: si parla della mia cucina solare qui!!! Ma pensa un po'!!!!

mercoledì 7 gennaio 2009

Consumo meno

Mentre galleggio, confusa e felice, vi segnalo questo neonato blog, che trovo delizioso e profondo e di cui sicuramente so che quello che dichiara è reale, avendone diviso la pelle.
Un bacio e a presto.

lunedì 5 gennaio 2009

Comunicazione

Attenzione, attenzione...messaggio di servizio...la proprietaria di questo blog si trova catturata in una dimensione spazio temporale parallela, in una bolla di altro tempo non definita, fatta da scorrere di profondi momenti intimi, ritrovo di amicizie vere, buon tempo organizzato, ispirazione da capitolo tesi, scorrere di attimi fuggenti gnomeschi, rilassata stanchezza, desiderio di natura e carezze di galletto. Non appena la dimensione parallela, controversa e distanziata dalla dimensione reale in cui il mondo si trova, riesce ad aprire uno spazio porta di accesso, la gallina tornerà nella realtà quotidiana e riuscirà a rileggere i vostri spazi e a rispondere ai vostri preziosi e deliziosi commenti. Dallo spazio altro in cui al momento galleggia vi manda baci e abbracci reali e pieni di affetto profondo.

CHIOCCIOLA GORGONZOLA E CIPOLLA


500 gr di pasta di pane
2 cipolle rosse
100 gr di gorgonzola
250 gr di ricotta
10 noci

Mondare e affettare la cipolla sottilmente. Sgusciare e spezzettare le noci.
Stendere la pasta di pane (ho preparato una pasta per pizza con lievito madre), distribuire le fettine di cipolla, la ricotta sbriciolata e il gorgonzola a pezzettini. Distribuire le noci. Avvolgere la pasta su stessa, tipo strudel e poi dare al rotolo la forma di chiocciola. Spennellare con olio extravergine d'oliva e lasciare lievitare fino al raddoppio. Cuocere a 200° per 30 minuti o fino doratura.

Piatto fatto per riciclare in modo gustoso un po' di avanzi da frigo, rifatta per degli amici carissimi, ospiti nel pollaio negli ultimi tre giorni, con mozzarella di bufala e salsa di pomodoro. In ogni modo piacevolissima come antipasto.
Qui trovate un'altra bellissima chiocciola fatta da ManueSilvia, strepitosa!

venerdì 2 gennaio 2009

Il Km 54: Sacro Monte di Varese

A Varese c'è il Sacro Monte: sinceramente e ovviamente, lo considero uno dei più belli che ho visto, una dolce camminata in salita dove si dipanano le cappelle che ospitano le statue che narrano la vita di Gesù.
E' splendido, lungo il giusto per poterlo godere (ne ho visti di cortissimi), senza essere troppo eccessivo nella fatica, regala panorami pazzeschi sulle montagne che circondano Varese e sul lago. Ospita uno splendido dipinto che Guttuso ha regalato alla città. Il Sacro Monte, oltre ad essere un percorso, è un paese che sta sul cocuzzolo della montagna, incantevole e romantico. Il Sacro Monte mi ha visto camminare da piccola con il mio papà e sbavare sui banchetti delle cianfrusaglie che vendevano quelle terribili statuette segna tempo, ma che consideravo incredibilmente magiche visto che cambiavano colore e le macchinette fotografiche con le foto dentro. Mi ha visto, sempre piccolissima, slittare con la mia slitta di legno direttamente tra le braccia di mio papà.

Mi ha visto a 14 anni passare un'intera giornata tra amici e un sacco di gente mentre si aspettava il Papa che saliva il percorso a piedi. Mi ha visto un po' più grande essere portata ad una cena di lusso dal primo fidanzato della mia vita e poi guardare le stelle con lui per innumerevoli sere. Mi ha visto ridere a crepapelle di notte accarezzata dall'aria calda di una notte estiva con un carissimo amico con cui cercavamo angoli nascosti per parlare. Mi ha visto studiare sui prati per preparare la maturità e fare le prima manovre azzardate appena presa la patente. Mi ha visto in attesa dello gnomo cercare fresco durante un estate torrida. Mi ha visto poi da grande pochissime volte e solo di sfuggita.
Siamo tornati qualche giorno fa e ancora siamo stati rapiti dalla sua silenziosa e quieta bellezza, dalla luce meravigliosa del sole che lo baciava, dal freddo gelido e dalle slitte improvvisate dei bambini.

MUESLI CROCCANTE


Per 10 porzioni:
240 g di fiocchi d'avena teneri,
150 g di frutta secca mista a scelta (mandorle, pistacchi, arachidi non salate, nocciole, noci, noc
i pecan, anacardi,
130 g di uvetta,
80 g di germe di grano,
2 cucchiai di semi di girasole,
60 ml di miele, 60 ml di sciroppo d'acero,
2 cucchiai di melassa (facoltativo, in alternativa mettete 2 cucchiai di miele in più),
2 cucchiai di olio di semi di girasole o di arachidi,
mezzo cucchiaino di cannella in polvere


Accendere il forno a 190°.
Mescolare in una ciotola grande la frutta secca prescelta con i semi di girasole, i fiocchi d'avena, il germe di grano e la cannella.
Scaldare dolcemente per pochi minuti il miele, lo sciroppo d'acero e la melassa (o il miele) insieme all'olio, mescolando continuamente. Unite questa miscela al misto di frutta secca e cereali.
Coprire una placca con carta da forno e distribuitevi sopra il composto in modo uniforme. per
Infornare 15-20 minuti, mescolando piuttosto spesso fino a quando i semi risulteranno ben tostati. Levate dal forno e lasciate raffreddare. Unite quindi l'vetta: il muesli è pronto.
Per una colazione sostanziosa, provatelo con yogurt greco, tocchetti di banana e un filo di miele. Una volta raffreddato può essere conservato in un contenitore a chiusura ermetica per circa un mese.

La ricetta mi è arrivata con la newsletter MangiaBio di AIAB, io non ho messo il germe di grano, perché non l'avevo in casa ed ho usato solo noci pecan, che ho tritato prima di mischiarle. Ho aggiunto poi mele secche a dadini. E' ottimo ed è esattamente il muesli croccante che ho sempre amato, ma che non sono mai riuscita a produrre....è fantastico! Credo si possa variare in mille modi, aggiungendo cocco, cioccolato o albicocche secche! Insomma ce l'ho fatta, un'altra cosa che non comprerò più!!!! Ho confezionato il muesli in pacchettini trasparenti e l'ho regalato a Natale.