venerdì 28 novembre 2008

Programmi e piaceri


Venerdì 28 novembre 2008 è arrivato, mi alzo, ripasso il ripassabile, percorro 2000 km tra sala, cucina e cucina, sala. Ritiro la gnoma, nutro la gnoma, consegno gnoma in palestra, recupero tutte le crocette, vado al test center, crocetto, passo gli esami, torno a casa, bacio il galletto, prendo il gatto, consegno il gatto al papà della gnoma, bacio la gnoma e con il galletto parto.
Week end premio a Verona, dove incontrerò lei, lei, lei e lei.....sarà fantastico: incontri, passeggiate, visite, assaggi, abbracci, risate, chiacchiere e freddo...tanto freddo!
Mentre venerdì 28 e il week-end scorrono...io metto un pelino in ordine e:
- ringrazio Elle, Mucca (prrrrrrrrrrrrrrrrrr) e Sabrina&Luca per i premi che mi hanno consegnato e che mi hanno reso felice,

- ringrazio Laura per avermi regalato un'emozione fantastica: ho vinto il premio, insieme a Cuisiniere Parisienne, nella sua Raccolta Ricette dal mondo. E' la prima volta che vinco per una cosa che ho fatto...ed è una sensazione davvero piacevole...scusatemi la piccolezza, ma che soddisfazione! Grazie Laura
-ricordo che Rossa ha proposto un'interessante raccolta di ricette a base di castagne, io le ho portato la Torta di Castagne e Il castagnaccio di ricotta...e voi???
- anche Vivi ha indetto una raccolta patatosa... (che strano perchè poi avrà scelto le patate bho?)
- il galletto ha accompagnato un amico al Milionario di Jerry Scotti, insomma lui fa l'amico che sta nel pubblico (quello della provincia di Varese), non ho idea di cosa si vede e di come si vede, ma sarà in onda sabato e domenica sera.....ma non ditegli che ve l'ho detto!

I LORTELLONI

200 gr di farina 00
2 uova

1 radicchio
250 gr di ricotta
parmigiano reggiano
pepe

Preparare la pasta con la farina e le uova e lasciarla riposare per almeno mezz'ora.
Cuocere al vapore il radicchio, tritarlo con una mezza luna, amalgamare la ricotta, il parmigiano, aggiustare di pepe e sale.
Stendere la pasta con l'aiuto della Nonna Papera e ritagliare dei quadrati di circa 5 cm di lato.
Mettere al centro di ogni quadrato un cucchiaino di ripieno, chiudere a triangolo, dare una spintarella in su al centro e avvolgere intorno al dito...et voilàààààààà guardate qui, che è meglio!
Mettere sul fuoco una pentola d'acqua, a bollore salare e aggiungere un filo d'olio. Buttare la pasta ripiena e cuocere per 2 o 3 minuti.
Scolare e servire con burro fuso, salvia e parmigiano.

I Lortelloni sono una pasta ripiena tipica del pollaio, nati per caso in un pomeriggio in cui diversi messaggi subliminali hanno colpito il debole neurone della gallina. Prima Cri chiede su facciadalibro chi sa fare i cappelletti (e tutti sappiamo che non era una domanda ingenua, ma messa lì apposta per corrompere la gallina), poi la Vivi posta questi...e allora la gallina che fa? Saluta il risotto al gorgonzola e radicchio che aveva immaginato e si butta sulla pasta ripiena che non aveva mai fatto.
Caratteristiche dei LOrtelloni:
-forma irregolare e fantasiosa
-manie di grandezza
-sapore amarognolo (quindi se non vi piace l'amaro del radicchio attenzione!!!)

mercoledì 26 novembre 2008

Delirio TEST tremis

Ok..è vero...sono 15 giorni che sono prigioniera di un incubo da sovra somministrazione di ecdl...vivo in uno stato delirante, passo il tempo quizzando e simulando. Mi pongo spesso delle query e non ottengo se non risposte mascherate, ho trasformato tutte le foto delle vacanze in presentazioni in power point con sottofondo il bolero di Ravel. Invece di fare torte, faccio grafici a torta che però hanno tutti lo stesso colore...spesso guardo verso l'infinito e oltre e mi pongo query esistenziali della vita e cerco di avere access ad ogni cosa....ho creato uno stupendo ricettario che mi dice quante ricette con il cavolo ho, ma col cavolo che poi le cucino. Ho simulato un test sulla qualità della vita di coppia con il galletto, il quale ha drasticamente commentato: "Cretinetta!" La gnoma la vedo solo in slide di diapositive e ho effetti di transizione anche mentre dormo. Sono qui e mi domando se ftp mi allega e quante relazioni deve avere una chiave primaria per essere rispettabile, organizzo tabelle per ogni azione e il tutto mi sembra poco excellente. Ma venerdì spero, tenendo tutte le crocette di excell incrociate, di finirla: venerdì andrò presso un centro autorizzato che in tre snelli step mi verificherà i miei moduli e mi comunicherà se entrerò nello standard europeo. Venerdì spero con tutto il mio cuore di mettere fine allo strazio delle query e di finire con un report sui record definitivo. Incrociate le dita e ponetevi anche voi la vostra dose di query e pensatemiiiiiiiiiiiiiiii!!!!

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Essendo un pochino invasata, qui nel pollaio ultimamente si cucina un po' a random, quel che viene viene e se ci invitano è meglio! Così vi metto due ricette che ho in archivio da qualche tempo e che ho scopiazzato da alcune amiche blogger.

CREMA DI CAVOLFIORE
La ricetta l'ho presa da Michela, ma io l'ho modificata un po': ho cotto tutto al micro, per essere più veloce e ho sostituito la panna alla ricotta...per essere più light? Nooooooo per mancanza di panna!


cimette di cavolfiore gr 250
ricotta 250 gr
1 porro mondato
farina di riso g 70
paprica
acqua
dado vegetale
olio d'oliva
sale

Ridurre il porro a rondelle sottili, mettere un filo d'olio e un cucchiaio di acqua, cuocere 2 minuti alla massima potenza, aggiungere le cimette di cavolfiore e cuocere per altri due minuti, così da far insaporire la verdura.
Unire 1 litro di brodo, un pizzico di sale e cuocere coperto per 15' alla massima potenza. Passare quindi metà della minestra al passaverdura, mescolare con quella non passata, unire la ricotta , la paprika e la farina di riso. Mescolare molto bene con l'aiuto di una frusta, in modo da sciogliere bene la farina e la ricotta e cuocere per 15 minuti alla massima potenza girando ogni 5.
Servire caldissimo con crostini di pane.

CROSTATA DI UVA NERA DI SWEETCOOK

Ho fatto questa crostata un mesetto fa, portandola in dono ai miei genitori, che poi sono i produttori di uva americana. Credo che la riproporrò molto presto, perché il mio papà, previdente, ha raccolto l'uva e l'ha riposta in cassettine di legno, sopra foglie di vite, in cantina, in questo modo riesce a conservarla fino a Natale! In ogni caso si possono inventare ripieni diversi!

lunedì 24 novembre 2008

Rapa rossa: beta vulgaris rapacea

... da piccola pensavo che le barbabietole fossero delle verdure davvero davvero esotiche, davvero davvero complicate: non esistevano in natura, ma solo già plastificate con quel sugo rossissimo che colorava tutto. Pensavo che dietro alla barbabietola in plastica ci fosse un mistero inspiegabile, poiché pure mia mamma aveva sempre e solo acquistato quelle. Le mangiavo perché poi avevo i denti rossi, la lingua rossa e le labbra rosse, non mi faceva impazzire quel sapore veramente troppo dolce. Poi, cresciuta, acquisita la capacità e il diritto di pasticciare nel piatto come mi pareva, ho iniziato ad apprezzarle...contrastando il sapore dolcissimo con l'aspro dell'aceto, ma in realtà non le ho nemmeno poi troppo calcolate, perché non mi andava che fossero già cotte e confezionate. Poi vado dai miei contadini e vedo questa cassa di foglie piene e di un verde scandaloso: rape rosse. Rape rosse? Rape rosse!
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La barbabietola rossa è molto gustosa, ma anche abbastanza energetica. E' dotata di 1,1 g di proteine 2,1 g di fibre alimentari, potassio, magnesio calcio, fosforo, ferro, zolfo , manganese e discrete quantità di vitamina A (soprattutto nelle foglie), B e C.
Raccomandata nei casi di anemia, carenze minerali, epidemie influenzali stati di nervosismo, astenia, nevriti, disturbi del fegato, tubercolosi e cancro, è controindicati per i diabetici.
Di solito si mangia cotta e condita all'agro, ma conviene mangiarla cruda, grattugiata o in fettine sottili, aggiunta alle insalate. E' bene evitare la barbabietola già confezionata: oltre ad essere carente di sostanze vitali, può contenere conservanti e microrganismi indesiderati. Le foglie tenere e squisite sono ancora più vitaminiche e si mangiano sia crude che cotte. Si abbina bene a patate, zucchine, cipolle rosse.

Informazioni tratte da L'alimentazione naturale di Nico Valerio
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CRUMBLE DI RAPE ROSSE


2 rape rosse
10 capperi sotto sale
prezzemolo
limone
60 gr farina di mais
60 gr farina bianca
60 gr burro
25 gr di semi di sesamo
sale

Sbucciare e lessare le rape rosse per circa 20 minuti in acqua bollente (eventualmente tagliarle a fette per rendere più veloce la cottura).
Tostare i semi di sesamo in una padella antiaderente. Miscelare con le mani le farine con un pizzico di sale e il burro a pezzetti, fino ad ottenere un composto granuloso.
Tritare i capperi, sciacquati dal sale, con il prezzemolo e alcuni pezzetti della buccia di limone.
Frullare o schiacciare, per ridurre a pure, le rape lesse e condirle con il trito di capperi e prezzemolo, aggiustare di sale. Ungere con il burro una teglia in vetro, cospargere e livellare il pure di verdura e ricoprire con il composto di farina. Infornare per 30 minuti a 180°

Cercavo un modo nuovo per fare le rape rosse, le ho sempre usate per cuocere delle zuppe con legumi e cereali, ma avevo voglia di gustarle diversamente, alla ricerca di una via per smorzare il sapore dolce, mi sono inventata questo crumble.

venerdì 21 novembre 2008

Le radici

I nonni....che belli i nonni, mi ricordo che da piccola ero molto orgogliosa di dire che io avevo ben quattro nonni...ora non c'è più nessuno...volati lontano, tornati fra le nuvole.
C'erano i nonni paterni: sempre vecchissimi, vivevano nella loro casetta al secondo piano di un piccolo condominio, a me sembrava che non uscivano mai da lì e sgranavo gli occhi se mi dicevano che il nonno era arrivato fino alla casa della zia. La nonna era una tipetta, che quasi non si muoveva più, che mi raccontava dei suoi momenti di pazzia ed allegria, come quando era piccolina e correva tra le valli della sua montagna o sulle sponde del lago dove ha vissuto o come quando perdeva i cinque minuti e si stizziva. Mi ricordo quando rimasta sola, un giorno per caso sono passata con mia sorella trovandola in lacrime, perché sentiva la mancanza del suo tenero amore.
I nonni materni erano due tipi inconsueti, dal carattere forte e spigoloso, due solitari ed indipendenti che non ho mai capito come erano finiti insieme, infatti insieme non ci stavano...vivevano nella stessa casa divisa a metà, concordando l'uso della cucina, parlandosi malissimo alle spalle. La nonna era un po' magica, una strega dolce e buona ma asprigna e ruvida...poteva far star malissimo con le sue parole, ma quante estati di gioia e verde mi ha fatto passare su a Casale, regalando a me e a mio cugino una libertà selvaggia. Aveva le mani d'oro, lavorava ai ferri velocissima...e si sentiva le cose. Era magica.
Poi il nonno, il nonno sempre con la pelle olivastra perché aveva fatto la guerra in Africa...quante volte negli ultimi anni, quando stava a casa dei miei, mi raccontava con una lenta monotonia le sue avventure, le sue storie, quello che i suoi occhi avevano visto da uomo bambino, vissuto solo per troppo tempo.

I ricordi dei miei nonni sono vaghi, mi rimprovero di essere stata una bambina e un'adolescente troppo concentrata su sé stessa, per rendersi conto che sarebbe stata una dolce ricchezza donare a loro parte del mio tempo.
Ma delle mie nonne mi ricordo la morte, perché sono stata lì con loro mentre succedeva, mentre l'ultimo soffio usciva leggero...piano piano quando niente di razionale le abitava, ma solo sangue e calore dava a loro la forza e io cercavo con il mio cuore, il mio pensiero, la mia energia di coccolarle mentre andavano...

I nonni, biricchini, invece sono spariti così, sfuggiti...uno quando ero ancora una ragazzina e non sapevo cos'era la morte e il suo sentore mi è rimbalzato addosso, l'altro dopo avermi salutato felice in ospedale, con la promessa di rivederci a casa, per poi andarsene, in un attimo, forse perché
a casa non ci voleva tornare...
A volte credo che di notte, non tutti insieme, ma ogni tanto uno, ogni tanto l'altro, mi vengano a trovare, per posare quel bacio lieve, ognuno portando con sè il suo personale profumo.
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Mara e Giùgiù hanno aperto un nuovo blog dove tutti possono dare il loro contributo, un blog che attreaverso i rcconti, le ricette, le parole e le testimonianze vuole raccolgiere lo spirito leggere che i nonni portano con sè, un blog che è fatto di coperte sulle ginocchia, latte caldo con il miele e di tutte quelle saggezze che dobbiamo fare nostre, per permettere alle nostre origini di vivere ancora. Desiderno il controbuto di tutti noi e io vi invito a visitarlo: Il Diario di Nonna Papera.
Io ho partecipato con una vecchia ricetta pubblicata qualche temp fa tratta proprio dal mitico Manuale di Nonna Papera, vecchio e unto che sta ancora sulla mensola della mia cucina!



TORTA DI RISO

300 gr di riso
2 uova
1 patata
1 broccolo
150 gr di caciocavallo
sale
pepe
pane grattato

Lessare il riso, la patata e i broccoli. Io ho cucinato tutto insieme, aggiungendo tutto quando l'acqua ha cominciato a bollire. Scolare e lasciare raffreddare. Nel frattempo sbattere le uova, tagliare a dadini il formaggio. Mischiare il riso alle verdure, con il formaggio e le uova sbattute con un pizzico di pepe. Ungere una teglia e cospargerla di pane grattato, aggiungere il composto e livellarlo, coprendo con altro pane grattato, cuocere in forno a 200° per 15 minuti.

Ho preso ispirazione per questa ricetta da una proposta su Cucina Naturale del mese di ottobre. L'originale prevede di usare i funghi e del ragusano dop. E' piaciuta così tanto, che ora quando faccio il riso, ne faccio sempre tanto per poi averne un po' per prepararla. Secondo me è buonissima anche con tante altre verdure. Stasera ho scritto con ai piedi un paio di pantofole brutte e pelose, che erano della mia nonna e che oggi la mia mamma ha voluto darmi...

mercoledì 19 novembre 2008

Quando fui A60


Quel momento l'ho rimandavo da giorni.
Così sono partita con tutte le armi necessarie nella borsa.
All'ufficio postale ho per prima cosa recuperato il bigliettino con il numero per prenotare il posto. Mi trasformo, non sono più Lo, ma mi chiamo A60!
Alzo lo sguardo e mi rendo conto che l'atrio è densamente abitato da una folla di persone. Alzo ulteriormente lo sguardo sul tabellone luminoso, con i numeri e scopro che nessuna A è chiamata, ci sono solo H che devono fare i versamenti e P che devono fare raccomandate.
Mi siedo, pensando qualcosa succederà.
Proprio in quel momento percepisco il borbottio continuo, basso e greve della folla...un sacco di ma, di però, di non è possibile.
Ad uno sportello c'è una coppia, all'altro un sacco di H.
Aspetto, la simpaticissima vecchina di fianco a me mi spiega che lei la Telecom potrebbe pagarla alla Sisal, ma aveva voglia di venire in posta.
L'altra signora di fianco a me si agita sulla sedia.
Ad un certo punto una voce irata attira l'attenzione di tutti, la dipendente postale grida fortissimo: " Ma ti pare il caso??? ...e io che gli indico pure che c'è uno sbaglio e questo si lamenta??? Ma stiamo BABBIANDO?"
Quindi si accorge che c'è giusto un pelino di gente e chiede scusa.
La coppia ha di fronte un cartonato robotizzato, che ad ogni loro domanda si alza, va via e poi torna indietro. Sempre in silenzio. Sempre con la stessa espressione.
E' l'espressione dei due che cambia, da rilassata, passa ad incupita, a furente, a rassegnata...
Un signore, timidamente, fa notare all'impiegata urlante che sono 45 minuti che non chiamano una A, lei stizzita spiega che i correntisti H hanno la precedenza , gli altri devono andare dal cartonato inespressivo. Il panico serpeggia...la folla si muove prima tutta a destra e poi tutta a sinistra.
La signora anziana mi spiega che la signora F., che vede da tanto lì alla posta si è proprio arrabbiata, che non sa il nome del cartonato, ma che è li da sempre e quindi il lavoro dovrebbe saperlo e che quel signore con gli scatoloni vende pettini.
L'altra vicina ha un guizzo: si alza silenziosa, pigia un bottone e mi torna con un biglietto H.
La coppia dice al cartonato di lasciare perdere tutto, che la posta è bloccata e qui inizia l'auto organizzazione.
Ci sono quelli che intonano le proteste con tono basso e ripetitivo, perché è l'unico modo per raggiungere quell'unico neurone che è in cooperativa fra le due impiegate. Le tipe ricevono il mantra e, miracolo, il cartonato libera la coppia, l'urlante fa l'ultima correntista e inizia a chiamare delle A.
La signora dal doppio biglietto si affranca grazie al fattore H e, felice di aver raggiunto l'obiettivo, mi regala il suo A55.
La vecchina mi dice mesta mesta. "Ora mi passi avanti" e io faccio scambio con lei :gli do A55 per il suo A57, un'altra sorridendo mi chiede cos'ho, ma non patteggia e tiene il suo A56, io ho anche A60, adocchio altre due simpatiche donne con un A68 e gli regalo il mio A60.
Scoppiamo a ridere, è troppo divertente, ma devo correre: l'urlante ha chiamato A57, ma anche il cartonato ha chiamato A57.
Pericolo blocco del neurone e definitivo stand by ...ma un colpo d'occhio con A58 salva la situazione: io al 2 lei al 4, il neurone è stato dribblato e riesco a pagare il bollettino p
ostale. Urlante mi consegna la mia ricevuta, con il volantino pubblicitario degli sbalorditivi servizi della posta che abbandono con eleganza per scappare fuori!
Torno ad essere Lo.

TORTA DI FARRO E MELE

2 mele
1 arancia
zenzero
150 ml di latte
200 gr di farina di farro
100 gr di farina 00
80 gr di zucchero
80 gr di cioccolato fondente
2 uova
4 cucchiai di olio di semi di girasole
1 bustina di lievito per dolci

Sbucciare le mele e tagliarle a dadini, spremere il succo di un'arancia e condire le mele con succo, una grattugiata di zenzero e un cucchiaio di zucchero. Lasciare a marinare.
Battere bene le uova con lo zucchero, fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungere l'olio, miscelare le due farine con il lievito e aggiungere al composto, setacciandole. Mescolare bene. Aggiungere il cioccolato tritato e la frutta marinata e scolata. Imburrare e infarinare uno stampo da ciambella e infornare a 180° per 45 minuti circa.

La ricetta l'ho trovata sul numero di ottobre di Cucina Naturale, ma dopo aver provato con le dosi indicate e un consulto su facciadalibro con Cristina e , ho capito che qualcosa non anadva...troppi liquidi, così ho aumentato la farina. Grazie Ragazze!
Partecipo alla raccolta di Laura...finalmente!

martedì 18 novembre 2008

Contro l'ammazza blog - parte 1






Andate
qui e inviate le mail contro l'ammazza blog....è tutto pronto e ci vogliono pochi secondi!
E' ora di iniziare la protesta!

lunedì 17 novembre 2008

C'era una volta

C'era una volta una gallinella, pallida e bella, che ramazzava felice nel suo pollaio, finché un giorno incappò nel muggito di un'irriverente mucca pazza, che solcava i cieli per andare a trovare il suo orso bianco nel grande paese al freddo e al gelo.
La mucca muggiva, pascolava e assomigliava vagamente a Homar Simpson e spesso piombava nell'aia della dolce gallinella, buttando la ghiaia da tutte le parti e facendo sempre un gran casino.
Alla gallina la mucca piaceva, sia con le lentine che senza lentine, le era simpatica anche quando faceva la prestinaia e anche se spariva e poi tornava e faceva i quiz. Le era simpatica quando andava ai matrimoni e comprava le batterie delle pentole e pure quando si portava dietro tutto il suo zoo.
Ma la mucca aveva un difetto...uno solo!
Faceva spesso PRRRRRRRRRRRRR, se la gallina parlava lei faceva PRRRRRRRRR e la gallina rispondeva PRRRRRRRR e via così per ore, giorni, settimane, mesi...

Fu così allora che la gallina chiese aiuto alla Streghetta.
"Streghetta, streghetta dolce....trasforma la mucca in gallina così la smette di fare prrrrrrrr". La Streghetta rimase un attimo perplessa e inizio a testare la mucchina per sapere se era possibile eseguire la trasformazione, ma i fatti non aiutavano....le zucche la mucca le mangiava, invece del principe azzurro aveva l'orso bianco e alla Streghetta piaceva troppo il the e si distrasse tra un chiodo di garofano e un giro in Irlanda e così nulla cambiò.
Questa è la storia di una mucca, di una gallina e di una streghetta...

BISCOTTI DI FARINA DI RISO


300 gr di farina di riso integrale
150 gr di burro
100 gr di zucchero di canna grezzo
50 gr di zucchero mascobado alla lavanda
1 uovo e 1 tuorlo

Preparare la frolla impastando tutti gli ingredienti velocemente tra loro. Lasciare riposare per mezz'ora in frigo. Stendere la pasta e con le formine tagliare i biscotti. Spennellare con un albume sbattuto e infornare per 10 minuti a 180°.

La farina l'ho ricavata macinando, con il mio mulinopatatino, il riso. La farina risulta un po' granulosa, ma basta ripassarla un paio di volte nel mulino per ottenere un risultato più fine. Lo zucchero di lavanda l'ho scoperto gironzolando nel vecchio blog di Elga. Ho copiato la ricetta e con la lavanda raccolta nel giardino e lo zucchero mascobado ho provato. In realtà ho rimandato per mesi la prova assaggio, avevo paura dell'effetto saponetta e che non piacesse al pollaio. Poi invogliata dalla descrizione di Onde, mi sono buttata. La gnoma non ama questo sapore, ma io e il galletto lo troviamo molto piacevole e raffinato, una goduria delicata. Meno raffinati noi mentre davamo fondo al barattolone dei biscotti.

sabato 15 novembre 2008

Dire, fare....


Fare...che bello fare. Trovarsi tra le mani qualcosa e trasformare. Creare, contribuire, vedere, formare, generare, lasciare il segno. Fare, muoversi, agire, prendere posto con il corpo, con il pensiero. Fare, andare verso, ricreare, inventare, produrre, fare dell'utile, fare del buono, fare del bello. Fare, dire chi sono attraverso quello che ho fatto, donare il fare. Fare e potere, avere la possibilità dell'occasione e prenderla. Fare e conoscere, scoprire, indagare. Fare e vedere che generiamo ancora altro da noi. Fare e soddisfazione, benessere e qualità. Fare, creare...e gioia.

Nel pollaio è arrivata un'altra novità...insomma ero stufa di comprare la farina di qualche grano particolare a prezzi assurdi e magari con ricerche incredibili, ero stufa di allineare pacchettini e contare i granelli. Anche il pacchetto dei fiocchi di avena che mi accompagnano a colazione mi lasciava perplessa se lo mettevo vicino al pacchetto di avena in grani. Allora ho chiesto al galletto un nuovo regalo dell'amOOOOOOOOOre. Però mizzega anche l'oggetto del desiderio non era mica da ridere, certo bellissimi, certo in legno, certo con la macina in pietra...certo ma quanto caspiterina devo spendere per avere le braccia da Braccio di Ferro e fare gniecgniec gniecgniec con la manovella? Ma la gallina che cerca, non fa l'uovo, ma trova! E così è arrivato a casa nel suo scatolino piccolino e patatino: il mulino a manovella. Qui lo vedete nella sua piccolosa beltà...e io ora gniecgniec macino felice la mia farina!
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I PIZZOCCHERI PIUMOSI

400 gr di farina di grano saraceno
100 gr di farina 00
acqua

un mazzo di coste
6 patate
150 gr di formaggio semicotto di mucca
aglio
burro

Mescolare le due farine e preparare la pasta, aggiungendo l'acqua necessaria. Lasciare riposare l'impasto per 5 minuti. Con la macchina per fare la pasta (la NonnaPapera) tirare la pasta in sfoglie, usando lo spessore più alto. Quindi passare ogni sfoglia nel rullo delle tagliatelle, tagliandole ad una lunghezza di 1o cm circa.
Lavare le coste e tagliarle a pezzi. Sbucciare le patate, pulirle e dividerli in tocchetti. Mettere le verdure in una capiente pentola piena d'acqua e portare a bollore. Nel frattempo tagliare il formaggio a cubetti e sciogliere il burro in un pentolino con uno spicchio d'aglio, a fiamma bassa.
Quando l'acqua bolle, salare e buttare i pizzoccheri. (ho aggiunto un filo d'olio all'acqua per evitare che la pasta fresca si incollasse), cuocere per circa 10 minuti. Scolare. In un recipiente capiente versare uno strato di pasta e verdure, cospargere con parte del formaggio e alternare gli strati.
Cospargere con il burro fuso (togliendo l'aglio) e servire nei piatti.

Ho preso la ricetta per fare la pasta dei pizzoccheri da questo bellissimo sito, dove trovate il passo passo per farli senza usare la sfogliatrice, ma con il mattarello. Bellissimo.
Ricordatevi di firmare le petizioni contro l'ammazza blogger, trovate le info qui.

AIUTATE QUESTO DOLCISSIMO CAGNOLINO E KIA....ANDATA A LEGGERE QUI!

venerdì 14 novembre 2008

Ladri e dittatori


In questi giorni stanno succedendo cose sulla rete che riguardano noi blogger davvero assurde! Tutto parte da una segnalazione di Fiordisale che ci avvisa di aver trovato un pseudo blog che si copia e incolla a vanvera testi, foto, ricette di tanti blogger, senza però indicare un nome, un link...come se tutta quella roba fosse frutto della testolina bacata di chi scrive. Ora il sito è chiuso...ma giuro che per quel poco che ho visto c'erano i post di molte di voi.
Qui e qui trovate il susseguirsi della storia segnalata da Fiordisale.
Elisa ha aperto su Facebook un Comitato Blogger Antiplagio.

Ma non è finita.
Si scoprono altri siti, altri pseudo aggregatori che pescano a vanvera dai nostri spazi per pubblicare...qualcuno con generici link, altri con link inappropiati...altri senza.
Questo è rubare, questo è prendere quello che è frutto della fatica e dell'impegno degli altri. Questo è segno di maleducazione e arroganza.
Dov'è il rispetto? Dov'è l'attenzione?
Ma chi vi credete di essere voi piccole menti bacate che non siete in grado di mettere insieme due parole per fare una frase, due ingredienti per cucinare qualcosa? Ma perché vi credete autorizzati a tanto, in nome della vostra sfigata imbecillità? Vi servono più click? Dovete aumentare ingressi, fare soldi??
Bhe a me non interessa: un conto è la condivisione, lo scambio, il confronto creativo e generativo che nasce tra chi ama il suo spazio e lo porta in rete per fare spazio anche agli altri, un conto è far rivivere una sorta di spazio virtuale dove si fanno incontri reali e veri...ma è altro conto...rubare della fatica degli altri senza chiederne il permesso.
E' vergognoso pubblicare il materiale di altri senza citarne la fonte, ma è ugualmente vergognoso pubblicare materiale citando ma senza chiederne permessi...non parlo della ricetta che gira e che rigira, ma parla dei pensieri, delle emozioni, degli attimi catturati da una foto che nutrono un blog: è diritto dell'autore decidere di partecipare ad un aggregatore, capire se ne condivide la linea o lo stile...non è data in automatico la libertà di pensare.
E' spregevole che se ne approfitti proprio chi è molto lontano dal pensare e dal riflettere, anche minimamente.
Ecco alcuni basta urlati da altri blogger:
Fiordisale
Stella di sale
La mercante di spezie
Il ricettario di Anna
A cena da Bicece
Pasticci e deliri di una strega in cucina
Un tocco di zenzero
Cuoche dell'altro mondo
Da grande
Brigida
Viaggi, cucina e..io
La mucca pazza
Trattoria Muvara
Acquacotta
Cuoche dell'altro mondo
Rossa di sera
Pane e miele

Se volete dichiarare sul vostro blog l'uso del vostro materiale, specificando come volete limitarlo potete ottenere una licenza per diritto d'autore in modo gratuito qui.


Ma non è finita qui.


Oltre ai mediocri ladri della rete abbiamo i soliti mediocri pensatori politici che hanno in discussione una legge in parlamento che intende bloccare i blog: questo è contro la libera espressione do ognuno, questo è ledere i diritti primari.
Facciamoci sentire:
- firmiamo le petizione qui e qui
- aderiamo tutti alla mobilitazione contro l’AmmazzaBlog
- dichiariamo che siamo free-blogger come dici Beppe Grillo!


mercoledì 12 novembre 2008

Dire grazie non basta..

Mentre i sogni si dissolvono
e gli inverni si accavallano
quanti spilli sulla pelle
dentro il petto sulle spalle,
ma amo il sole dei tuoi occhi neri
più del nero opaco dei miei pensieri

e vivo fino a sentir male
con la gola secca sotto il sole.
Corri amore, corri amore.

Che rumore fa la felicità

Insieme, la vita lo sai bene
ti viene come viene, ma brucia nelle vene e viverla insieme
è un brivido è una cura
serenità e paura
coraggio ed avventura,
da vivere insieme, insieme, insieme, insieme …
Negrita


Michela, Roxina, Stella, Manu, Dida, Rossa di Sera, Lievito e Spine, Dodò, Isabel, Sabrina e Luca, May76, Geillis, Veronica, La Gallinella, Onde99, Arancionissima, Polinnia, Susina, Giùgiù... (spero di non essermi dimenticata di nessuno) mi hanno premiato: un sacco di premi diversi e bellissimi...io li ho presi tutti..ma dovete capirmi...un po' l'ho fatto di nascosto perché se mi beccavo a non studiare era un casino, un po' ho accolto con gioia tutte la parti di voi che avete deciso di lasciarmi e l'emozione mi ha travolta, un po' ho fatto le esercitazioni dell'Ecdl che a fine mese ho le prove, un po' mi sono goduta il galletto in casa in ferie due giorni, un po' sapete che sono spampanata di natura e anche disordinata e quindi....si sono mischiati,confusi, omogenizzati....
Rigiro a tutti con cuore i premi, li rigiro in modo che ognuno di voi...che mi ha letto, mi ha aiutato, mi ha scritto, mi ha commentato, mi ha dimostrato parti di sé, ha fatto fatica per me..dedicandomi pensieri e fatica...senta quanto io sia davvero riconoscente! Un bacione globale
GRAZIE!!!!

CARBONARA DI BROCCOLI



1 broccolo
1 uova
parmigiano reggiano
olio
sale
pepe
spaghetti

Lavare i broccoli e tagliare tutte le cimette, metterle nella pentola dell'acqua per la pasta e portare a bollore. Nel frattempo sbattere le uova con il parmigiano, un pizzico di pepe e una grattatina di noce moscata. Scolare gli spaghetti con i broccoli. Quindi amalgamare il composto con le uova, mettere in padella, cucinando a fuoco moderato finché le uova si sono rapprese.

lunedì 10 novembre 2008

Quel che è fatto è fatto io però chiedo scusa...

Perdono... si quel che è fatto è fatto io però chiedo
Scusa... regalami un sorriso io ti porgo una
Rosa... su questa amicizia nuova pace si
Posa... perché so come sono infatti chiedo...
Perdono...
(Tiziano Ferro)

Al mercoledì sera ho l'onore di ritirare, post catechismo, la gnoma e l'amica gnoma...mini donne concentrate in un metro e trenta di centimetri circa.
Accompagniamo l'amica gnoma, nel buio a casa, e intanto riflettiamo sui casi della vita...soprattutto alla luce di quanto appena sentito.
L'ultima volta la gnoma era coinvolta in un litigio personale con la borsa dei compiti, quella del catechismo, il gatto Silvestro sull'ombrello, un pezzo di riso soffiato al cioccolato e la mia mano.
Mentre l'amica gnoma, assaporando lo stesso riso soffiato, divagava sulle difficoltà della vita sotto l'ombrello rosa e dentro una giacca rosa.

Amica gnoma: "Cavoli l'impegno che ci hanno dato questa settimana è davvero difficile, non so come farò"
Lo: "Cosa devi fare?"
Amica gnoma: "Perdonare qualsiasi cosa ci viene fatta...io non so se ce la farò!"
Lo: "......"
Amica gnoma: "Non trovi sia difficile?"
Lo: "Lo trovo enormemente difficile..."
Amica gnoma: " Forse per voi grande è più facile, ma a volte io non so come fare..."
Lo: "Credo sia davvero difficile, ma conoscendoti qualcosa riuscirai a fare"
Amica gnoma: "Tu ne sei capace?"
Lo: "No"
Amica gnoma: "Mai?"
Lo: "Vuoi la verità?"
Amica gnoma: "Certo!"
Lo: "A volte certe cose le perdono, a volte proprio non ci riesco e ho la testa che mi scoppia e il cuore che urla, altre la mia testa mi dice che non lo devo fare, per non dimenticare..allora non lo faccio."
Amica gnoma: "......bhe allora sono grande anche io"
Lo: "Già!"
Amica gnoma: "Gnoma...ricordati che mi devi già due pezzi di riso soffiato al cioccolato"
Gnoma: "Lo so...a domani, ciaoooooooo"
Amica gnoma: "Ciaoooooooooooo"
Profusione di baci.

TORTA DI CIME DI RAPA E FETA

per la pasta
300 gr di semola
5 cucchiai d'olio extra vergine d'olive
sale
acqua q.b.

per il ripieno
cime di rapa
feta
pepe e peperoncino
sale

Preparare la pasta velocemente e metterla a riposare in frigo per mezz'ora. Nel frattempo lessare le cime di rapa in una pentola d'acqua, quindi frullarle con il feta. Aggiustare di sale e insaporire con pepe e peperoncino in base ai gusti. Stendere la pasta e farcire con il composto di verdura. Cuocere per 30 minuti a 180° forno ventilato.

Ho trovato un mazzo verde e corposo di cime di rapa dai contadini e le ho prese. Una parte le ho usate per fare le tradizionali orecchiette, che la gnoma si è mangiata gustandosele tutte. La seconda parte sono finiti in questa torta semplicissima, che voleva mischiare il sapore di due paesi di sole...il feta ha accompagnato le cime di rapa con ardore e delicatezza. Semplice, ma mi ha sorpreso.

venerdì 7 novembre 2008

Raccontami...


Ho bisogno di voi: del vostro aiuto, della vostra collaborazione e di un pezzetto del vostro tempo. Qua e là ho a volte scritto che sto studiando, sto preparando la mia tesi in Scienze dell'Educazione. Voglio parlare nel mio elaborato di questa nostra esperienza, di quello che facciamo quando scriviamo nei nostri blogghini, di cosa significa raccontarsi in rete, scoprire un po' di noi e creare questi spazi.
Vi chiedo allora di partecipare a questo mio strano meme, dove mi raccontate che significato ha per voi scrivere nel blog, un po' come ho fatto io. Le vostre risposte, ovviamente in forma anonima, mi serviranno per preparare la parte pratica della mia tesi e fare una piccola ricerca sul campo.
Chi lo desidera può scrivere un post sul suo blog, spiegandomi che significato dà al proprio raccontarsi in rete e linkandomi, nei commenti qui sotto, il proprio intervento. Vi chiedo anche di segnalarmi se siete un uomo o una donna e la vostra età. Ovviamente come per ogni buon meme e per la buona riuscita della mia ricerca potete passare a chi volete questa richiesta ed eventualmente esporre il banner.
Chi preferisce può anche scrivermi una mail in privato, sarà mio scrupolo garantire la privacy che desidera.
Metto una scadenza indicativa...ma avete davvero tutto il tempo che desiderate: vi aspetto entro il 31.12.2008!
Io verrò da ciascuno di voi con il mio invito.

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Ho da sempre sentito l’esigenza di scrivere, ma spesso l’ho fatto solo quando ne sentivo un bisogno impellente, un impulso forte che non riuscivo controllare e vomitavo parole su un foglio, a getto continuo, senza pensare, quando buttavo fuori da me quello che più mi faceva male.
Nello stesso tempo ho sempre desiderato scrivere di me, della mia vita e dei miei pensieri in modo più metodico: ho mentalmente scritto, mentre guidavo l’auto, lunghissime pagine in relazione alle cose che succedevano, ai miei valori e alle mie scelte.
Ho immaginato più di una volta un angolo segreto da costruire dove appartarmi per scrivere il mio diario. Ho più volte scoperto di non riuscire ad andare indietro nel tempo per costruire la storia della mia vita e della mia famiglia, nonostante conoscessi molti particolari e fin da piccola ho bevuto i racconti del passato dei miei genitori.
Ho comprato innumerevoli quaderni bellissimi che dovevano essere depositari delle mie parole e penne meravigliose che dovevano scriverle. Non sono mai riuscita a farlo, se non per una o due pagine. Sostanzialmente mi sentivo stupida a scrivere semplicemente di me senza una motivazione, senza uno scopo. Passando il tempo, passando gli anni sono molto cambiata, attraversando diversi nodi cruciali e acquistando una consapevolezza maggiore di chi sono e di cosa vorrei fare per trovare il mio senso di felicità.
Ad un certo punto ho messo le mani prima in terra e poi in pasta. Ho sentito il bisogno di dare un valore più concreto e reale ai mille pensieri che avevo in testa, ai tumulti delle emozioni che sentivo nel cuore e nella pancia e per farlo ho dovuto ancorarmi. Ho lavorato la terra di un orto con un gruppo di ragazzi disabili e osservato come da un seme crescesse una pianta, come quella pianta era parte di chi l’aveva coltivata e portava con sé sudore, emozioni e ragione. Mi sono messa in sintonia con il circolo di ciò che sentivo vitale fuori e dentro me. Poco tempo dopo ho iniziato ad impastare farina, acqua e sale e ho deciso di far nascere la pasta madre, il lievito naturale.
Metaforicamente preparavo il lievito della vita, quello che sentivo doveva essere necessario per me, per potere dare parte di me al mondo..per lasciare un segno utile e reale, un’impronta di me.
Nel frattempo un’altra passione della mia vita ha trovato un nuovo sbocco: internet e la possibilità di usare i tanti strumenti a disposizione. Sono sempre stata affascinata dal mondo della rete, appena possibile ho navigato tra pagine e pagine scoprendo e raccogliendo informazioni, cercando materiale per nutrire la mente, divertendomi. Io che non sono mai riuscita a tenere una corrispondenza con qualcuno, perché mi sono sempre dimenticata di rispondere in tempo utile, perché facevo fatica a comprare un francobollo, io che non ho mai sopportato di parlare al telefono…avevo trovato dei mezzi per comunicare. Ho trovato un contatto diretto e senza filtri con altri, in cui mi sentivo comoda.

Un giorno è nato un amore: la scrivania che avevo sempre immaginato, il quaderno che volevo riempire di pagine, la penna che volevo utilizzare si sono materializzate nel mio blog.Il blog è diventato il mio appartamento, l’ho allestito: scelto i colori, le immagini, la struttura. Ho iniziato a parlare di alcune mie passioni: la cucina, l’autoproduzione di oggetti, scrivo come faccio e cosa sperimento, ma soprattutto scrivo di me. E’ il mio specchio, quello che riflette in emozioni e pensieri i fatti che fanno parte del mio quotidiano. Dove io ne sono l’autrice, ma anche la lettrice. E’ anche però una finestra sul mondo, che apro per osservare, ma che soprattutto lascio aperta per fare entrare gli altri. E’ privato e pubblico nello stesso tempo, intimo e sociale. Un luogo di incontro, di riconoscimento e di reciprocità. Un luogo dove io sono perché ci sono gli altri, è un po’ la piazza di un paese dove fermarsi per parlare di come è andata la giornata, di come si sta. E’ un po’ il vecchio forno del paese, dove mentre si cuoce insieme agli altri, si aprono i cuori e ci si incontra. E’ un po’ il lavatoio delle lavandaie, dove lavando i panni, si narrano storie, si incontrano vite, si accoglie nel cuore, si da un posto a qualcosa. E’ luogo di sorellanza, di aiuto reciproco.

mercoledì 5 novembre 2008

Rimprovero self service


Lo, cara Lo,
studia dammi retta ...studia: smettila di trastullarti la testolina e studia, smetti di pensare a come fare il nuovo pane, alla torta di mele, a Francesco che ci viene a trovare domani sera, al gruppo che incontri stasera e studia. Smetti anche di far finta di preoccuparti della montagna da stirare, di cui ti disinteressi normalmente e che oggi usi solo per distrarti. Smettila anche di pensare al lavoro a maglia che sta nella borsa di stoffa, di pensare al pranzo che intanto il pranzo è pronto, di pensare a cosa riordinare. Dammi retta studia. Cara Lo smettila anche di tenere un libro in mano un sacco di tempo, che di solito tu te li mangi i libri..smettila di farti schiacciare dal senso dell'obbligo, che se non ci fosse quello saresti in giro a gozzovigliare tranquillamente.
Lo...cara Lo te lo dice un'amica...non ci vuole tanto, ci basta poco..quel poco tutti i giorni, che poi ora è pure freddo e fa buio presto, dove vuoi andare? Si sta meglio a casa... e smettila di scrivere post, di commentare, di chiacchierare su facebook...ottimizza i tempi, devi essere più produttiva, rendere di più...lo sai che poi se parti vai e finisci in fretta. Allora cosa aspetti....un po' di serietà, un po' di responsabilità. Sotterra il pc in giardino sotto il pero e riprendilo solo quando hai raggiunto il tuo obiettivo e non far finta di dimenticare che ci sono anche gli ultimi moduli dell'ECDL, che poi al solito ti riduci all'ultimo e ti autoproduci uno stress spaventoso con contorno di bruciore di stomaco...
Allora Lo mi dai retta o no? ..di me dovresti fidarti. Con affetto
Lo


p.s. mi sono concessa questo attimo di gioco, ma ragazzi da venerdì ho bisogno SERIAMENTE del vostro aiuto per la mia tesi, vi aspetto...

ZUPPA DI CICERCHIE E PORRI


150 gr cicerchie
3 porri
1 cipolla di Tropea
salvia
alloro
dado vegetale
tamari

Lasciare in ammollo per un giorno e una notte i legumi cambiando spesso l'acqua.
Affettare sottilmente la cipolla e i porri, metterli in una pentola insieme alle cicerchie e coprire d'acqua, aggiungere una foglia di alloro fresco e due o tre foglie di salvia, lasciare sobbollire sul fuoco lentamente, fino a cottura dei legumi. Aggiungere un cucchiaino di dado e un cucchiaio di tamari. Aggiustare di pepe e servire caldissima.

Le cicerchie sono un legume antico e caduto in disuso, ma dal sapore delicato e morbido. Necessitano di un lungo ammollo, cambiando più volte l'acqua, per eliminare alcune sostanze dannose. Contengono calcio, fosforo, ferro e buone quantità di vitamina B1 (utile per la pelle, il fegato e gli occhi). Ho cotto la zuppa sulla Solar Cooking, ma si può cuocere a fuoco lento sul gas o in pentola pressione per 20 minuti. Partecipo con questa ricetta alla raccolta di Cristina .


Ringrazio Stella che mi ha donato il premio Dolcezza....grazie di cuore! Un abbraccio

lunedì 3 novembre 2008

Castagna: castanea sativa

Aspettavamo l'autunno noi bimbi...per andare con il papà nel bosco, per metterci gli stivaloni di gomma, cercare il nostro bastone e andare in cerca di castagne...lui ci portava nei boschi più belli, mi ricordo il sole che giocava con i suoi capelli biondi e la certezza che ci avrebbe salvato da qualsiasi insidia. Raccoglievo anche i ricci per portarli a scuola dalla maestra e lui mi insegnava a schiacciarli con i piedi, per tirare fuori i frutti. Era immensamente bello trovare le castagne con i segni dei dentini di qualche scoiattolo. Io non li vedevo, ma sapevo che erano lì...mi immaginavo che saltellavano tra i rami sulla mia testa e ci osservavano per controllare che non rovinassimo nulla...l'odore dell'umido di sottobosco, le foglie gialle alte dove camminare con passo lungo per sentire il rumore strusciante...come nel mare. E poi di corsa a casa con il bottino, da mostrare alla mamma, le castagne da tagliare, la brace da accendere, la pentola bucata nerissima e vecchia, le scintille che saltellavano, le castagne nei fogli di giornale e tutti intorno al tavolo, con le mani nere mentre le sbucciavamo e si rideva e si parlava.
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Con l'appellativo di "albero del pane" il castagno ha avuto un ruolo fondamentale nell'economia della montagna fino a pochi decenni fa. L'albero ha pregi per il legno, che è ricco di tannino, resistente, di lunga durata, buono per la costruzione di travi, mobili e infissi, ma il valore del castagno è dato soprattutto dal frutto.

La castanicoltura da frutto, ebbe un grande impulso nel Medioevo per volere della contessa Matilde di Canossa, e la castagna, è stata subito soprannominata "pane dei poveri", prestandosi ad innumerevoli forme di consumo.

La castagna è un alimento sano, digeribile, di alto valore nutritivo e calorico, e può essere consumata sia fresca che secca, cuocendone il frutto, aggiungendolo come ingrediente principale o condimento in svariate preparazioni, facendone farina, creme e dolci.

La raccolta delle castagne è sempre stato una momento di aggregazione e festa a cui partecipavano anche anziani e bambini. Questa la descrizione tratta da un testo di "mestieri e storie" compilato in una scuola di Dicomano, in provincia di Firenze: "Ad ottobre i contadini, con delle grosse canne a pertica, "battevano" i marroni dalla pianta. Alcuni ammucchiavano i ricci con dei grossi rastrelli tutti insieme e poi li battevano in modo che i marroni uscissero fuori dal riccio.
Altri invece, o con le mani o con delle molle, aprivano i ricci e prendevano i marroni."

Il castagno era comunque, e rimane in parte, un vero protagonista intorno al quale ruotava l'intera attività economica, l'alimentazione, ed i rapporti sociali. Gli abitanti dei paesi adeguavano i propri ritmi a quelli naturali e vegetativi: dalla manutenzione della selva, alla raccolta dei frutti, dall'approvvigionamento del legname per la fabbricazione degli utensili, all'estrazione del tannino per la concia delle pelli.

Attualmente sono circa trecento le varietà di frutti esistenti in Italia. Tra questi il marrone si distingue dalla castagna per la forma e per la qualità della polpa, a grana fine e di gusto molto dolce, che è il risultato di fattori naturali ed umani, ottenuto seguendo una precisa metodologia che vieta l'uso di fertilizzanti e di fitofarmaci di sintesi.

da Lifegate.it

TORTA DI CASTAGNE

300gr castagne lesse
100 gr mandorle
50 gr cioccolato fondente
100 gr zucchero mascobado
2 uova
1 yogurt
pizzico di sale

Lessare le castagne (io l'ho fatto sulla mia Solar Cooking) con una foglia di alloro. Spellare le castagne e ricavarne la polpa, schiacciandole o frullandole per avere un purè. Frullare le mandorle e il cioccolato. Aggiungere al purè di castagne tutti gli ingredienti, versare in una teglia imburrata e infarinata, livellare l'impasto e cuocere per 40 minuti a 180° (prova stecchino).

sabato 1 novembre 2008

Shopping-therapy


Da sempre, da quando io e Mi siamo amiche-sorelle, organizziamo i momenti "donneschi", quelli in cui lasci alle spalle tutto...casa, impegni, famiglia e ci dedichiamo al nostro lato più gallinoso e oco giulivo. Una giornata donnesca prevede almeno una puntatina al bar e poi tanto tanto shopping. Se andiamo al mattino, si fa colazione con brioche e cappuccino e poi si parte. Ovviamente usciamo entrambe con una "capa tanta" (più lei che sopporta la mia irrefrenabile lingua) per tutti i blabla che mettiamo insieme. Durante queste giornata io e Mi salviamo il mondo, lo rivoltiamo e ci organizziamo anche delle vacanze, cambiamo vita e spesso apriamo un baretto sul mar Mediteranno in Francia, dove non mettono gli ombrelloni così non dobbiamo fare fatica, a volte facciamo anche soldi a palate aprendo immaginarie gelaterie sempre in suolo francese...perché avete idea di quanto costa il gelato in Francia????? Tanto!!! Il latte costa come qui ...quindi crediamo sia la via per la ricchezza. Ora non è che ci limitiamo a parlare...andiamo anche in qualche bel centro commerciale a pazziare per negozi, la nostra meta preferita è la Svizzera per una serie di indiscutibili motivi:
- appena entri in Svizzera è un'altra aria,
- ma guarda che strade pulitissime,
- hanno le taglie grandissime e chiunque si sente magrissimo a comprare abiti,
- spesso trovi vestiti in cotone biologico,
- i prezzi sono ragionevoli,

- per sentire parlare un po' con l'accento svizzero che è sempre bello,
- ma hai visto questo cotone...non c'è che dire i vestiti svizzeri durano di più...sono i bimbi che li indossano che crescono più velocemente del loro deterioramento, che facciamo li abbandoniamo?

- la coop svizzera è una figata e pure tutti i negozi di fai da te e giardinaggio.
Ovviamente sappiamo che la Svizzera vorrebbe sapere prima quando noi decidiamo di espatriare, per chiudere le saracinesche e non avere ste due pazze che si provano tutti i vestiti e le scarpe che le incuriosiscono e che spesso ridono per come si vedono allo specchio, ma questo non è da sapere....segreti gallinosi.


TORTA CLAUD CON ZAMPA DI GALLINA

150 gr di farina 00
75 gr di amido di mais
80 gr di zucchero di canna mascobado
1 mela
150 ml di latte
1 yogurt
100 gr di cioccolato fondente
50 gr di nocciole
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito
1 cucchiaino di mix per dolci del commercio equo

Scaldare il forno a 180°. Tritare cioccolato e nocciole.. Tagliare la mela a cubetti. Mischiare insieme tutti gli ingredienti secchi, tranne il lievito, e aggiungere lo yogurt e il latte, lavorare bene fino ad avere un composto liscio e consistente. Aggiungere il lievito e miscelare bene., aggiungere la mela. Versare in uno stampo da ciambella imburrato e infarinato da 24 cm. Infornare per 30 minuti (prova stecchino).

La ricetta è quella già testata di Claud, proposta in questa versione da me qui. Questa volta ho usato il latte e la torta risulta più torta...insomma come una torta tradizionale, mentre quella che avevo fatto con il the aveva quell'effetto sorprendente e gustosissimo di fondente. E' sparita in un batter d'occhio, nemmeno il tempo per una gallina di fare l'uovo, infatti l'uovo non c'è! Coccodè!