venerdì 31 ottobre 2008

Paura? Paura!

Ma cos'è la paura? ...è quell'attimo che ti toglie il respiro, ti fa sudare, tremare, ferma il cuore...quell'attimo in cui sei sospeso e temi di crollare giù nel vuoto...quando pensi di sbagliare, quando pensi che hanno sbagliato, quando sei colto all'improvviso, quando ti piomba addosso, quando non te l'aspettavi, quando credi di non farcela, quando pensi che tutto è perduto, tutto è finito, quando non c'è sicurezza, quando non si conosce, quando è buio... Le paure sono tante di tutte le forme, di vari tipi, nascoste o palesi...a volte sono il passaggio che ci accompagna da un sogno all'altro, quelle che ci sembrano fermare e poi ci fanno osare...e di paura in paura si vince la paura. Quando ho avuto paura? Tante volte...prima di un esame, di un colloquio importante, pensando di aver perso una persona, oppure sul limite di qualche incidente accidentale che poteva andare peggio, quando ho detto si al galletto, quando dovevo dipendere, quando non dipendeva da me, quando era vuoto ed era nulla...ma la paura è quel passaggio, quella corda che oscilla da una parte e va all'altra da raggiungere, è il senso di vuoto sotto i piedi, quando voli in alto e per forza, perché hai paura, hai anche coraggio.

DITA MOZZE PER TUTTI


300 gr di farina 00
150 gr di burro
150 gr di zucchero
1 uovo (più un tuorlo se serve)
sale
zenzero

mandorle
cherry

Preparare la frolla e aromatizzarla con lo zenzero grattugiato. Lasciare riposare in frigo per un'ora la pasta. Tagliare a pezzetti, allungarli e dargli la forma del dito, segnare con il coltello i particolari e mettere una mandorla come unghia. Spennellare con cherry rosso per dare un effetto sanguinolento. Cuocere a 180° per 15 minuti.

La rete in questi giorni è pieno di dita mozze e cose divertenti...io le ho preparate e non sono venute nemmeno benissimo, perché la frolla era troppo molle e si è spetasciata nel forno, ma la gnoma è molto molto orgogliosa di avere una mamma che sforna dita mozze apposta per la sua terrificante bambina orrorifera...

mercoledì 29 ottobre 2008

Schiavi dell'assurdo


Riunione di classe, solita noia...soliti sbuffi, bisogna votare la rappresentante di classe, ma sarà difficile trovare un candidato. Se devo essere sincera la mia preoccupazione non è trovare un rappresentante, faccio anche senza...il mio pensiero è rimbalzare la richiesta che mi verrà fatta di propormi. Mi scappa da ridere...la richiesta, fatta da un gruppo di mamme di fare questa meravigliosa esperienza, composto da persone, che ad eccezione di due, non hanno fatto questa meravigliosa esperienza...però si sa la devi fare tu e chi attacca vince. Si, a volte funziona, non con me...che so dire no.
Che mi esento dai sensi di colpa, che ho una difficoltà personale a riconoscermi nel noi massificato, che se devo parlare di mia figlia o di ciò che le riguarda lo faccio senza bisogno di intermediari, che si infastidisce per tutte le piccolezze che qualcuno rende giganti per il diritto di mocciosi viziati.

Riunione di classe...soliti
bla, bla,bla fra sconosciuti...poche presenze. Poi la voce, rotta e stanca, distrutta e arrabbiata di una mamma, che vuole far sapere, urlare, denunciare il suo dolore. Il suo bimbo è oggetto di bullismo nella classe. Il suo bimbo di 9 anni è minacciato da altri due bimbi di 9 anni, è preso in giro e umiliato. Gli dicono che è grasso: a lui che è magro...e lui per reazione non mangia. Sa cosa sono le calorie e le conta quando trova il piatto in tavola, sa cosa sono i sensi di colpa e li divora al posto di merende e dolci. Sa cos'è il rispetto e non si difende. Mi sono sentita male per questa donna e per questo piccolo uomo, schiavo a 9 anni del gioco crudele di due bimbi, a loro volta vittime di altri giochi crudeli...che usano come strumento per ferire quello che questa società di immagine e di vuoto offre: se non sei magro sei inaccettabile, se non corrispondi alle misure richieste non vai bene, non importa chi sei e il meraviglioso mondo del cuore che nascondi.
Fermandosi, senza approfondire, al solo mondo dell'alimentazione, mi chiedo quanto questo mondo civile ci prende in giro quando ci vende piatti finti al supermercato, così trattati e modificati da dover aggiungere aromi artificiali per dargli il sapore originale, così resi chimici da essere mine vaganti per la nostra salute, così dannosi che, se anche non dovrebbero, ci gonfiano e ci ingrassano...e ritorno ancora una volta sul vecchio sentiero della natura e dell'equilibrio.

MIGLIO CON BROCCOLI E ZUCCHINE


150 gr di miglio
1 cipolla
1 zucchina
1 broccolo piccolo
prezzemolo
dado vegetale
500 ml di acqua calda
80 gr di formaggio grattugiato
tamari
1 cucchiaino di olio extravergine d'oliva

Lavare accuratamente le verdure, dividere in piccoli pezzi le cime del broccolo, affettare finemente la cipolla e la zucchina. Sciacquare il miglio sotto l'acqua.
Far appassire la cipolla in un cucchiaino di olio extravergine d'oliva diluito con due cucchiai di acqua, aggiungere le altre verdure e cuocere per qualche minuto, girando con un cucchiaio di legno. Aggiungere il miglio, mescolare bene, cuocere per due minuti e aggiungere il brodo caldo preparato con il dado vegetale. Cuocere a fuoco lento per circa 20 minuti. A cottura quasi ultimata aggiungere il prezzemolo tritato e aggiustare il sapore, secondo i gusti, con il tamari. Spegnere e aggiungere il formaggio, mischiare e lasciare a riposo un paio di minuti prima di servire.

Ho servito il miglio come piatto unico insieme ad un frutto, ottimo per il pranzo veloce della gnoma quando deve rientrare a scuola nel pomeriggio. Con il miglio avanzato ho fatto queste polpette, aggiungendo un uovo al cereale, formando delle palline passate nel pangrattato, io le ho cotte nel piatto crisp del microonde per 12 minuti, girandole una volta, ma si possono anche passare nel forno tradizionale.


Con queste ricette partecipo alla raccolta light di Manu

lunedì 27 ottobre 2008

Tic...........................................tac


Lentissimo mattino...finalmente una pausa...giorni corsi veloci e densi..densi di fantasmi, di porte aperte, di nuove opportunità, di molti incontri e quindi di decisioni. Spesso il razionale si confondeva nell'irrazionale e abitava i miei sogni, spesso le paure assopite cercavano di mordere e le nuove speranze davano un po' di colore... Alla fine la vita è meravigliosa ma quando è densa e spessa mi richiede una pausa: tutto sembra farmi confusione, tutto mi crea spaesamento e io devo fermarmi...desidero, anelo all'attimo in cui posso permettermi di ritirarmi, in cui sono sola e posso occuparmi di me, magari con una tazza di the caldo, sistemando un angolo di casa che corrisponde ad un angolo del cuore, tuffandomi in un qualche lavoro, osservando le mie piante per pulirle, godendo di un giro in bicicletta..cerco di mettere in stand by i pensieri, per farli decantare....vedere cosa rimane nel fondo e coglierli tutti. Cerco di capire se sono in sintonia con il mio sistema di valori, se sono felice di me, se sono capace...ascolto il richiamo del mio corpo e trovo la sintonia tra quello che penso e quello che faccio. Riscuoto in queste occasioni innumerevoli commenti dalla massa inerte e confusa, quella che nonostante tutto inevitabile incrocio..perplessità, dubbi, sorpresa..."Non hai paura di stare sola? Non hai bisogno di confrontarti? Non hai bisogno di parlare, di sfogarti?" No, non ho paura e vorrei allenare più la mia capacità di ascolto che di parola, anzi a volte non vorrei le mie parole, ma silenzio. Non ho paura a guardarmi, a scandagliare, a osservare il passaggio nel colino dei miei pensieri, non ho paura di sapere che non voglio confondermi tra bagliori, rumori e stimolazioni, non voglio riempirmi le orecchie e stordirmi. Voglio essere vigile sul mio piccolo universo, dedicarmi nella sua costruzione, decidere cosa appendere e cosa mettere via, arredarlo...un piccolo universo, fatto di piccole cose, gioie semplici, a volte immateriali, nella pioggia di sensazioni...una piccola miniatura.
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La prima ricetta solare. Dovevo inaugurare la mia cucina e la domenica di sole pieno ci ha dato molta energia. Anche il cestino di chiodini che il galletto di Mi ci ha regalato era così bello da annusare e vedere. Poi quella tonda zucca sulla mensola, il ricordo dei pici di Mariluna e il desiderio di portare a una ricetta per la sua raccolta.

PESTO DI FUNGHI


funghi freschi (io ho usato i chiodini)
aglio
prezzemolo
una manciata di mandorle
olio extravergine d'oliva

Pulire i funghi dalla terra, cuocerli in una pentola antiaderente con due spicchi d'aglio e un cucchiaio d'olio. A cottura ultimata mettere nel mixer i funghi, il prezzemolo fresco e le mandorle e tritare tutto. Aggiungere l'olio per rendere più fluido il composto, aggiustare di sale.



PASTA DI ZUCCA AL PESTO DI FUNGHI


una zucca
farina 00
semola di grano duro
1 uovo

Seguendo le indicazioni di Mariluna e di Lory, ho cotto la zucca al forno, tagliandola a pezzi, per 20 minuti. Poi ho frullato la polpa e ho aggiunto un uovo e farina (un mix fra semola e 00) fino ad arrivare ad un composto sodo, morbido e non appiccicoso.
Non avendo poi il mitico mattarello di Mari per fare i pici e non osando, per pigrizia e insicurezza, a farli con il coltello, ho provato a usare la macchina per la pasta. Ho steso prima la pasta in sfoglie spesse ( tacca 4 della Nonna Papera) e poi li ho passati nel rullo per fare i tagliolini.
Nel frattempo l'acqua bolliva sulla mia cucina solare, ho aggiunto un filo d'olio per evitare che la pasta si incollasse e ho tuffato i tagliolini. Cotti per tre minuti circa.
Mentre scolavo ho messo a riscaldare il pesto sulla cucina solare, a cui ho poi aggiunta la pasta, facendola saltare per qualche secondo. Servito caldissimo!

sabato 25 ottobre 2008

Un venerdì di ottobre dell'autunno 2003

Scena 1:
Un bosco, alcuni sentieri, la strada principale. Un venerdì di ottobre quando l'aria è un po' umida, ma il sole ancora riesce ad accarezzarti. Gli alberi fanno danzare le foglie, si vede qualche traccia di giallo. Una ragazza sola con il suo cane, cammina dentro la sua giacca con passo deciso, osserva i rami e gli spicchi di cielo che si intravedono, vuole entrare nel bosco e respirarne un po'.

Scena 2:

Un'automobile piccola, color grigio antracite imbocca la curva ed entra nella strada del bosco. Ci sono dentro quattro persone: due uomini e due donne. Le donne vestono con pantalone elegante e scarpetta lucida, bassa. Le pettinature ben curate. Gli uomini con giacca e pantalone di velluto, scarpe stringate, ridono e chiacchierano tra di loro, spensierati, sulla soglia della trasgressione, progettano da lungo tempo di quel pomeriggio a quattro, da quando vicino la macchinetta del caffè, in ufficio, uno dei quattro aveva sentito di quel posto.

Scena 3:

La ragazza sta per girare nel sentiero prescelto, ma l'auto grigia fa in tempo ad accostare. Lui abbassa il finestrino elettrico, è impacciato, un po' intimidito. La ragazza sorride, per cortesia, e aspetta.Lui chiede, quasi sussurrando: "Sai dirmi dove posso trovare delle castagne?".
Lei rimane un attimo interdetta, forse non ha capito, si è confusa, chiede di ripetere.
Lui innervosito e con la voce stridula domanda: "Sai dirmi dove posso trovare delle castagne?"
Allora lei aveva capito, un attimo di silenzio, cerca lo sguardo sfuggente e, dolcemente e lentamente, quasi accarezzandolo con il suono delle sue parole, parla: "Sei in un bosco di castagni, basta entrare nei sentieri!".
Con gli occhi abbraccia tutti gli alberi che stanno intorno, tutti i ricci che stanno intorno e tutte le foglie gialle che stanno intorno.
Lui sembra ripartire, ma poi si ferma, guarda i compagni e riprova: " Ci avevano detto che qui c'era un albero di castagne vicino a dove lasci la macchina"
"In effetti è pieno di castagni, basta scendere dalla macchina, fare due passi..."
Lui la interrompe, alza anche il tono di voce.
"Insomma ....vogliamo sapere dove si trova QUELL'albero di castagne...ci hanno detto che è nel parcheggio, proprio di fianco al parcheggio per auto, trovi castagne per terra...SAI dirlo o no?"
Lei apre la bocca, ma non le esce alcun suono, annaspa...non sa se è il caso...ha capito qual'è l'oggetto del desiderio tanto anelato...ma tutto le sembra così banale che teme di offendere, poi prende coraggio e con timbro deciso esclama:
"Certo che so dove si trova...si se vai al super qui sotto le castagne le trovi, anche già confezionate".

Scena 4 :

Ognuno per il suo destino, in un venerdì di ottobre quando l'aria è un po' umida, ma il sole ancora riesce ad accarezzarti. Gli alberi fanno danzare le foglie, si vede qualche traccia di giallo.

TORTA AI PEPERONI


per la pasta
300 gr di semola
5 cucchiai d'olio extra vergine d'olive
sale
acqua q.b.

per il ripieno
1 peperone rosso
1 peperone giallo
1 cipolla
1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva
prezzemolo
semi di zucca
ricotta
curcuma
sale

Preparare la pasta velocemente e metterla a riposare in frigo per mezz'ora.
Nel frattempo lavare e pulire i peperoni, levando i fili e i semi. Tagliarli a listarelle. Affettare la cipolla e metterla a rosolare in padella con il cucchiaio di olio, aggiungere i peperoni e cuocere, per circa 20 minuti, fino a quando i peperoni non sono morbidi. Aggiungere il prezzemolo spezzettato e i semi di zucca, cuocere ancora per 5 minuti.
Prendere la ricotta e mischiarla con mezzo cucchiaio di curcuma.
Dividere la pasta in due parti, stenderne una e foderare uno stampo per crostata, punzecchiarla con una forchetta, Distribuire la ricotta e versare sopra i peperoni. Stendere la seconda parte della pasta e coprire la crostata, chiudendo bene ai lati.
Cuocere per 30 minuti a 180° forno ventilato.

presa da qui

venerdì 24 ottobre 2008

L'etica dello gnomo

Lo gnomo rosso è indaffaratissimo....corri di qua corri di là, scendi dai banchi, sali sui banchi, dai retta alle maestre, gioca con i compagni, canta nel coretto, fai le capriole sul materasso, nuota nella piscina, fai i compiti con la mamma, vai in oratorio, prova con il teatro, gioca con il gatto, insegna l'alfabeto a tutte le bambole, accudisci le volpi sul comodino, suona la tastiera, occupati dei grandi, fa la confessione...
"mamma...oggi ho fatto la mia seconda confessione..."

"uhhhhhhhhhh e cosa hai detto?"
"non te lo posso dire, i peccati si dicono solo al prete se no non valgono...."
"Gnomo???...quelli sono i desideri..."
"ahhhhhhh"
"allora cosa gli hai detto?"
"Che a volte dico le bugie agli amici"
"..e che bugie dici?"
"...."
"Gnomo....a me puoi dirlo...cavolo l'hai detto al prete!"
"Mamma...."
"Si??????"
"Io non le dico le bugie agli amici, ma lui povero voleva sapere per forza qualcosa...e allora gliel'ho detto..."
"Hai detto una bugia al prete?"
"Si!"
"Ganzo......comunque Gnomo mio ...per me tu devi essere santa subito!"
"Mamma!!! Guarda che è una cosa seria!"

"...ops scusa!"


COOKIES CIOCCOCOCCO E NOCI

240 g di farina 00
80 g di cocco rapè
50 gr di cioccolato fondente
50 gr di noci dell'amazzonia
1 cucchiaino di bicarbonato
1/2 cucchiaino di sale
1 yogurt
50 g di burro fuso e freddo
100 g di zucchero di canna grezzo
1 uovo
1 cucchiaio di crema wiskey

Preriscaldate il forno a 180°. Preparate una placca da forno. Copritela con un foglio di carta da forno. Tritare noci e cioccolato. Mettete in una ciotola la farina, il cocco, il bicarbonato, le noci, il cioccolato e il sale. Mischiate bene. In un impastatore mettete lo yogurt e lo zucchero. Amalgamate bene il tutto. Aggiungete il burro fuso poi l'uovo. Poi aggiungete il mix di farina, poco alla volta, se possibile con il mixer acceso. Formate delle palline non troppo grandi e poggiatele sulla placca da forno. Schiacciatele con il dorso del cucchiaio. Infornate e cuocete per 15 minuti.

Lo gnomo per allentare la tensione che prende tutti i piccoli costruttori del futuro è tornato in cucina e ha preparato questi biscotti, che vi giuro sono troppo buoni! Secondo me ben confezionati possono partecipare alla raccolta di Bicece!

giovedì 23 ottobre 2008

Zucca: cucurbita maxima


"Non abbiamo molto tempo a disposizione. Penso che per prima cosa tu abbia bisogno di una zucca."
Cenerentola non capì il motivo, ma obbedì e raccolse una grossa zucca. La fata agitò la sua bacchetta magica verso di essa, e cantò: "Salagadula, mencica bula, bibbidi-bobbidi-bu...." la zucca si alzò lentamente sul fusto, mentre i viticci arrotolandosi si trasformarono in ruote: in un attimo diventò una stupenda carrozza.
da Cenerentola

...e così la fata fa un gran regalo alla ragazza...le da tra le mani tremanti il mezzo per arrivare al sogno e il mezzo era lì tra le cose di tutti i giorni e la fata era sempre lei, era dentro di lei.

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Non esiste un'unica carta d'identità per la zucca: alcune, come la Piena di Chioggia o la Lunga invernale di Napoli si trovano in commercio ancora "acerbe", perché sono più tenere; altre sono costituzionalmente "sovrappeso" come la Mammouth (fino a 50 chili); alcune hanno la "pelle" liscia e sottile, altre bitorzoluta e spessa; il loro "colorito" varia dal verde all'arancione, passando talvolta per simpatiche striature; la "polpa", dolce e profumata, va dal giallo pallido all'arancio carico. Dalle due grandi specie di zucche, la Cucurbita maxima e la Cucurbita moschata, prendono origine numerose varietà italiane, coltivate soprattutto nel piacentino, nel mantovano e nel veronese.
Di zucca si può riempire un menù, dall'antipasto al dolce: della sua pianta si utilizzano anche i fiori in cucina, passati in pastella e poi fritti, o ripieni. I semi, seccati per qualche giorno e privati della buccia, sono gustosissimi nelle insalate e apportano all'organismo proteine, minerali e preziosi grassi vegetali.
La preferita dallo chef sembra essere la "Marina di Chioggia", tonda e schiacciata ai poli, dalla scorza grigio-verde e dal sapore particolarmente dolce. E' la zucca ideale per i ripieni dei tortelli, per le creme, per gli gnocchi. Le zucche lunghe, invece, sono meno saporite e quindi più adatte ad essere cucinate con le altre verdure nei minestroni. La zucca "americana", tonda, con scorza di colore arancio e costolature marcate è molto versatile in cucina, ottima negli sformati.
Come gli altri alimenti di colore arancio, la zucca è ricchissima di vitamina A, contiene vitamine B1 e B2, calcio, fosforo, potassio, magnesio e ferro. È ipocalorica, ideale nelle diete dimagranti. È un ottimo ricostituente per i bambini, è antinfettiva, lassativa e protettiva di cuore e intestino. Il betacarotene ne fa un alimento che protegge dal cancro.
Una curiosità: la zucca deve l'origine del suo nome al termine "testa", diventato poi "cocuzza" e quindi "zucca". Piena o vuota, in inverno o in estate, come antipasto o per dessert, quindi, l'importante è usarla, e bene! tratto da Lifegate.it

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SPAZTLE DI ZUCCA AL ROSMARINO E FORMAGGIO
500 gr di farina 00
1 zucca
latte qb

2 uova

olio extravergine d'oliva

rosmarino

formaggio a pasta dura semicotto

Secondo quanto mi ha insegnato la meravigliosa Cri...squartare una zucca in cucina senza pietà, pulire dai filamenti e dai semi e tagliarla a fette. Metterla un forno a 200° ventilato per 20 minuti circa. Una volta cotta levare la buccia e mettere la polpa in un frullatore, eventualmente aggiungere un goccio di latte. In una ciotola mischiare la farina, le uova, la zucca frullata per avere una pastella abbastanza liquida, lasciare riposare almeno 10 minuti. Mettere una pentola d'acqua sul fuoco, a bollire appoggiare l'apposito aggeggio da spaztle sulla pentola e mettere un paio di mestoli di pastella, far scivolare l'aggeggio su e giù lentamente, in modo che gli gnocchetti cadono in acqua. Quando galleggiano sono cotti, pescarli con una schiumarola e metterli in un padella dove sta rosolando dell'olio con un rametto di rosmarino. Procedere fino alla fine della pastella Rigirare gli spaztle e condire con abbondante formaggio grattugiato, servire!
P.S. Claud, Mucchina voi metteteci l'acqua al posto del latte e niente formaggio!

Se non c'era Ines che mi apriva il fantastico mondo degli spaztle, se non c'era Laura da cui prendere la ricetta base, se non c'era la Mi che mi regalava l'apposito aggeggio, se non c'era Soleluna che raccoglieva ricette sulla zucca....io mai sarei stata "imparata"!


martedì 21 ottobre 2008

Cooking Solar

Quasi non ci credo...ma questa creaturina....questa splendida parabola color argento dalle mille viti malefiche è nel mio giardino...siamo diventati solar cooker! Insomma quest'affare mi permetterà di cucinare senza accendere il gas, me l'ha regalata il mio galletto ....non possiamo produrre il gas? ehehe e noi raggiriamo l'ostacolo.
La cucina si ordina qui , in tre giorni arriva tramite corriere, poi in un pomeriggio la si monta (bisogna recitare molti mantra quando si prendono in mano quelle minuscolissime viti con quei nanissi bulloncini...ma anche imparare a respirare regolarmente serve per controllare istinti primordiali di distruzione). Poi ci si alza il mattino dopo tutti agitati ,e si scopre che è nuvolo: pessimismo e fastidio! Ma ecco che finalmente una domenica mattina il sole, splende e si può sperimentare.
Preparo la pasta fatta in casa e metto la pentola nella cucina. Il sole non è ancora pieno pieno...in realtà quello più caldo da me arriva dopo le 13.00.
Comunque in 3o minuti l'acqua è pronta, io per preparare la pasta fresca ci metto di più!
Poi mi preparo un sughetto di funghi e via...
Abbiamo cucinato la pasta, poi fatta saltare nel sughetto, preparato il caffè e poi bollito le castagne....io ci sogno di fare dei legumi o dei cereali...cucinandoli piano piano, magari prendendomi la pentola in terracotta che ho sempre sognato, ma in realtà si può fare di tutto...e io voglio sperimentare, giocare e divertirmi!
Vi ho incuriositi un po'?

Come funziona?

La cucina ad energia solare non funziona a pannelli solari, ma tramite un riflettore parabolico che concentra i raggi del sole sulla pentola e la riscalda.
E' possibile raggiungere le stesse temperature delle cucine tradizionali (c.a. 200 ºC ), e conseguentemente, oltre a cucinare, è possibile infornare e friggere.
Data la profonda curvatura del riflettore, il foco calorifico si trova in posizione sicura, all’interno della parabola della cucina. La pentola è di facile accesso, pertanto il cuoco può continuare a cucinare le proprie ricette abituali: occorre solo Il riflettore è orientabile rispetto del sole: è pertanto possibile cucinare dal mattino fino al pomeriggio, e sfruttare anche piccoli periodi di insolazione. Combinando la cucina con semplici contenitori isolanti (es. cesti di fieno), si può finire la cottura nell’interno degli stessi e lasciare così libera la cucina parabolica per preparare altri cibi. Il cesto isolante permette di mantenere la temperatura del cibo durante diverse ore, e ciò permette di servirlo alla sera, ancora caldo.
La cucina ad energia solare parabolica è pertanto molto adatta per famiglie e, particolarmente, per piccole istituzioni.
Grazie ai notevoli miglioramenti apportati negli ultimi anni, si è riusciti ad avere tutti i requisiti per la loro distribuzione a livello mondiale.
Gli attuali modelli di cucine ad energia solare sono infatti caratterizzati da:

- Basso costo
- Peso contenuto
- Facile trasporto
- Montaggio semplice
- Manutenzione

Per il montaggio di una cucina ad energia solare parabolica di alta qualità è necessario poco tempo. I kit contengono tutti i pezzi necessari, sono maneggevoli e possono essere trasportati in qualsiasi punto del mondi.
Sono già state costruite oltre 15.000 cucine paraboliche, e distribuite in oltre 80 paesi di tutto il mondo

Fonte Il portale del sole

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Intanto volevo dirvi che partecipo con I ravioli di verdura al vapore alla Raccolta di ricette dal mondo di Laura.

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Ringrazio la mia
Mikamarlez preferita e la dolce Silvana per avermi gnomata...e io adoro essere gnomata: prova ne è che coltivo una vera gnoma in casa! Un abbraccio

domenica 19 ottobre 2008

Uva: vitis vinifera

Nella grande casa in cui vivevo da bimba c'erano quattro rampe di scale e due terrazze, una quella più piccola era vicino al giardino, l'orto che facevo con il mio papà e dove strillavo ogni volta che incontravo un verme e lui mi salvava. Da quel giardino crescevano le piante dell'uva americana che si allungavano sopra la terrazza coprendola. L'uva poi saliva anche sull'altro terrazzo, gigante e rosso cotto, e trovava un posto ospitale sotto la tettoia e cresceva ricchissima. Grappoli in quantità e profumo di zucchero...in realtà da piccola quell'uva dolcissima, dalla buccia spessa e i semi grossi, così diversa da quella in vendita, non mi piaceva, ma il mio papà ne era molto orgoglioso. Ancora oggi la cura con attenzione e la pota, la raccoglie, nonostante i dolori, la fatica e la sua paura di morire.
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Frutto sano e completo, l'uva è anche molto gustosa. A seconda della varietà, del territorio in cui è cresciuta, del clima che ne ha accompagnato la maturazione, ha sapori e composizioni differenti. La "Regina", tra le più antiche e diffuse, si distingue per polpa croccante e acini giallo oro dolcissimi; l'uva "Italia", invece, ha un delicato sapore di moscato e grandi grappoli dorati; la "Palieri", con i suoi acini viola carico, è apprezzata dagli amanti dell'uva nera per la sua polpa, eccezionalmente dolce e soda; non mancano le varietà pregiate, l'uva "Apirene", ad esempio: bianca (Sugraone, Centennial e Sublime) o nera (Perlon e Pasiga), ha sapore gradevolmente aromatico.

Tutte le qualità d'uva "fanno bene"! Il contenuto salino e vitaminico del frutto di Bacco favorisce il lavoro del cuore e dell'apparato digestivo, stimola l'appetito e tranquillizza il sonno. E' molto ricca di zuccheri, contiene vitamina A, C, potassio, calcio, ferro, manganese. L'enocianina, la sostanza che ne colora di nero la buccia, è un vero tonico per l'organismo. Rinforza il sistema nervoso, è adatta ai bambini in crescita, agli anziani, alle donne in allattamento, e anche a chi voglia proteggere la bellezza di pelle e capelli. Insomma una regina tra i frutti dell'autunno.

Dell'uva sono benefici e commestibili anche foglie e vinaccioli (semi): le prime, si sbollentano e si utilizzano in cucina per preparare involtini di riso, verdure, pesce. Proteggono dalle vene varicose. I secondi, hanno proprietà anticolesterolo e per questo andrebbero accuratamente masticati e mangiati con tutto l'acino.
Curiosamente, l'uva ha una composizione molto simile a quella del latte materno: paragonando succo d'uva e latte di donna scopriamo che (per 100 g) il primo contiene 80 mg. d'acqua a fronte degli 87 mg del secondo; 1,7 mg di proteine a fronte di 1,5; da 12 a 30 mg di zuccheri a fronte di 11; 1,3 mg di sali a fronte di 0,4.

tratto da Lifegate

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MARMELLATA D'UVA AMERICANA


1 cassettina d'uva americana o uva fragola
zucchero di canna grezzo
agar agar in polvere

Scegliere uva matura; lavarla e staccare gli acini dal graspo.
Metterli in una pentola e portare ad ebollizione.
A questo punto abbassare la fiamma, coprire e cuocere per una ventina di minuti mescolando delicatamente di quando in quando.
Schiacciare poi gli acini con un cucchiaio di legno e proseguire la cottura per circa 5 minuti.
Far raffreddare nella pentola; passare poi il composto al passaverdura e successivamente in un colino per eliminare i semi.
Pesare il composto e aggiungere circa 100 g di zucchero ogni 500 g di composto.
Riportare ad ebollizione e cuocere per circa 10-15 minuti. Aggiungere due cucchiaini di agar agar e mescolare bene.Cuocere ancora per 7 minuti
Riempire con la marmellata, dopo averla fatta raffreddare, dei vasi di vetro, opportunamente lavati, sterilizzati e perfettamente asciutti, chiudere bene e mettere a raffredddare capovolti
(lavo i vasetti, poi li riempio a metà d'acqua li metto nel micro fino a quando l'acqua bolle...5\8 minuti....svuoto il vasetto asciugo bene, invaso e metto a testa in giù).

venerdì 17 ottobre 2008

FA LA SPESA GIUSTA


E' da tanto che non vi offro un the per fare due chiacchiere, ma oramai con questa stagione uggiosa è ora di prepararci una bella tazza fumante...in questo periodo ho la fissa per bere the verde con zenzero grattugiato, ma l'ultima volta alla Bottega Equo mi sono presa un the nero e un the bianco...dall'aroma corposo e profumato! Poi a me il the piace dolcificarlo con il miele, non sopporto lo zucchero...ma un bel cucchiaino d'oro giallo...che poi il mio miele è prezioso davvero perché lo fa la Mi con il suo galletto, o meglio lo fa il galletto della Mi...ha una passione profonda, una cura e un'attenzione unica...so che tratta le sue api con profondo amore e rispetto, seguendo le regole della natura, non usando schifezze chimiche per curarle, raccoglie il miele dalle arnie. Una volta la Mi mi ha fatto succhiare il miele da un pezzettino delle celle...mamma mia che buono!!! vabbè quante digressioni...però volevo ricordarvi un appuntamento importante, utile per conoscere, utile per risparmiare e utile per provare a cambiare.


La quinta edizione della manifestazione proposta da Fairtrade Italia si preannuncia ancora più ricca: "Fairtrade reading" con Franca Rame, Amanda Sandrelli, Patrizio Roversi, Massimo Carlotto. E i consumatori verranno invitati a fare "La cena giusta"

Supermercati, Librerie, ristoranti, piazze: "Io faccio la spesa giusta", settimana che da ormai cinque anni focalizza l'attenzione dell'opinione pubblica sul commercio equosolidale, offre il meglio di sé per questa edizione 2008. Saranno infatti oltre 3000 i punti vendita che ospiteranno promozioni e assaggi di prodotti equosolidali tra il 18 e il 26 ottobre: da Lidl a Auchan, da Coop a Carrefour, da Dico, Crai ai negozi biologici B'io e NaturaSì fino alle Botteghe del Mondo. Una collaborazione trasversale che nasce per promuovere un modo di fare la spesa che unisce la qualità sociale e ambientale (salari adeguati, margini da investire in servizi sociali e sanitari, coltivazioni da lotta integrata o biologiche) garantita dal marchio Fairtrade che ha ideato questa iniziativa. Sotto lo stesso cappello, Banca popolare Etica (che organizza appuntamenti culturali all'interno delle proprie filiali), Legambiente (che sarà in piazza durante la "settimana equa") e Feltrinelli che nelle principali Librerie italiane ospiterà per la prima volta "Fairtrade reading: Scrittori del Sud - Lettori del Nord" a cui hanno già aderito Franca Rame, Amanda Sandrelli, Patrizio Roversi, Massimo Carlotto e molti altri ancora per un itinerario di letture dal mondo che toccherà dieci città italiane. Spazio anche alla presentazione di libri per bambini sul consumo consapevole e su immigrazione e commercio equo nell'esperienza della cooperativa Ghanacoop. Ma a mobilitarsi saranno anche altri soci del consorzio Fairtrade, da GVC ad Arci.
In contemporanea nei ristoranti self service di Cir delle province di Modena e Reggio Emilia, la pausa pranzo sarà equosolidale e darà la possibilità ai clienti di assaggiare l'ananas di Ghanacoop.
Grazie alla collaborazione con i ristoranti e agriturismi biologici e del circuito Biocard, in molte regioni italiane tra il 17 e il 18 ottobre si svolgerà "Io faccio la cena giusta" in cui i locali proporranno un menù all'insegna dei prodotti equosolidali. L'iniziativa sarà proposta direttamente ai consumatori attraverso il sito di Fairtrade Italia da cui si potranno scaricare ricette e un vero e proprio "kit" per la tavola equa e solidale.

Obiettivo di Io faccio la spesa giusta è quello di dare la possibilità ad un numero sempre maggiore di consumatori di conoscere altre modalità di acquisto responsabile. In tutto il mondo sono sempre più numerosi coloro che scelgono il commercio equo: basti pensare che nel 2007 sono stati spesi in tutto il mondo 2,3 miliardi di euro in prodotti certificati Fairtrade con una crescita del 47% rispetto al 2006 che ha beneficiato un milione e mezzo di produttori e lavoratori di 58 paesi in via di sviluppo. I consumatori italiani nel 2007 hanno acquistato prodotti certificati Fairtrade per un valore di 38 milioni di euro con una crescita del 12% rispetto al 2006.

Per conoscere tutte le iniziative di Io faccio la spesa giusta 2008: www.fairtradeitalia.it - info@fairtradeitalia.it - 049 8750823

Ovviamente con una tazza di the fumante ci sono i dolcetti fatti anche con ingredienti equi!

PLUM CAKE AL CAFFE' DI GEILLIS


290gr di farina 00
2 uova intere
140 gr di zucchero di canna
150 gr di ricotta
135 ml di caffè d'orzo solubile
1bustina di lievito per dolci

Prepare il caffè d'orzo solubile.
Montare con le fruste elettriche le uova intero con lo zucchero, mescolare al composto la ricotta (sempre montando), aggiungere il caffè tiepido.
Mescolare farina e lievito, ed unire al composto, fino a formare un impasto omogeneo.
Imburrare ed infarinare uno stampo da plumcake, versare il composto e mettere in forno caldo a 180 gradi per 50 minuti.
Sformare con attenzione una volta tiepido.

Anche questa ricetta l'ho presa dalla Foresta Incantata di Geillis...è buonissimo! Ho usato caffè d'orzo al posto del caffè normale, ma solo perché ci faceva colazione la gnoma!

I COOKIES DI VERA E DI ANNA



240 g di farina 00
30 g di cacao amaro
1 cucchiaino di bicarbonato
1/2 cucchiaino di sale
1 yogurt
50 g di burro fuso e freddo
100 g di zucchero di canna grezzo
1 uovo
1 cucchiaio di crema wiskey

Preriscaldate il forno a 180°. Preparate una placca da forno. Copritela con un foglio di carta da forno. Mettete in una ciotola la farina, il cacao, il lievito e il sale. Mischiate bene. In un impastatore mettete il burro fuso e lo zucchero. Amalgamate bene il tutto. Aggiungete lo yogurt e poi l'uovo. Poi aggiungete il mix di farina e cacao, poco alla volta, se possibile con il mixer acceso. Formate delle palline non troppo grandi e poggiatele sulla placca da forno. Infornate e cuocete per 15 min.

Questi dolcetti golosi li aveva proposti Anna in cup, poi Vera li ha fatti tramutando tutte le dosi in grammi e dandomi un piacevole aiuto...ecco a me sono venuti molto a palletta...e mentre le facevo avevo già in mente mille variazioni!

mercoledì 15 ottobre 2008

Pane e povertà



La giornata mondiale del pane è il 16 ottobre 2008, la giornata mondiale contro la povertà è il 17 ottobre 2008.

Pane e povertà, queste due parole si sono legate nella mia testa e hanno fato una danza:
penso
che il pane è un bene primario, fondamentale
che si dice che chi è povero non ha nemmeno un tozzo di pane,
che è il cibo fondamentale, simbolo del sacro,
che è il cibo conviviale che si offre agli altri,
che è segno di benessere e soddisfazione,
che è il valore di una casa accogliente,
che ha mille forme poetiche e calde e un profumo che scalda il cuore;
penso
che la povertà è una vergogna, il frutto e il bisogno di un'economia del profitto,
che la nascondiamo per codardia,
che siamo legati al possesso e al valore
che ha più importanza il soldo di un'anima,
che ci crediamo poveri perché non abbiamo abbastanza oggetti e non pensiamo a chi non ha un tozzo di pane,
che si può essere poveri di qualsiasi cosa...di denaro, di beni e di sentimenti,
ecco...pane e povertà legati insieme, uno cura dell'altro, uno balsamo dell'altro, ma oggi simbolo del tranello più meschino, il pane vale oro e quasi non ce lo possiamo permettere, nemmeno noi che poveri non siamo.

PANE DI SEMOLA AI SEMI E ROSMARINO

100 gr di pasta madre
250 gr di semola
250 gr di manitoba
1 manciata di semi di zucca
1 manciata di semi di girasole
1 manciata di semi di sesamo
1 manciata di semi di girasole
un po' di semi di cumino
un rametto di rosmarino

Sciogliere la pasta madre in un pochino d'acqua tiepida, poi impastare con le farine, il sale, i semi e il rosmarino, aggiungendo acqua quanto basta per formare una bella palla elastica. Mettere la palla a lievitare per 12 ore sotto una ciotola di vetro. Rimpastare, aggiungendo un po' di farina se troppo morbida e mettere a lievitare per altre 12 ore. Rimpastare per l'ultima volta, dare la forma che si desidera (io ho fatto un lungo serpente, che ho poi piegato in due e attorcigliato per una treccia semplice), infarinare con la semola.
Infornare a forno spento, dove si è messo anche un pentolino di acqua. Accendere il forno a 220° e cuocere per circa 40 minuti o fino a doratura.


PANE AL FARRO

100 gr di pasta madre
250 gr di manitoba
250 gr di farina di farro
sale
acqua
semi di zucca

Sciogliere la pasta madre in un pochino d'acqua tiepida, poi impastare con le farine, il sale, aggiungendo acqua quanto basta per formare una bella palla elastica. Mettere la palla a lievitare per 12 ore sotto una ciotola di vetro. Rimpastare, aggiungendo un po' di farina se troppo morbida, dare la forma che si desidera, spennellare delicatamente con acqua e mettere i semi.
Infornare a forno spento, dove si è messo anche un pentolino di acqua. Accendere il forno a 220° e cuocere per circa 40 minuti o fino a doratura.

Vorrei partecipare con questi pani all'iniziativa di Zorra legata alla Giornata Mondiale del Pane

World Bread Day

3rd World Bread Day hosted by 1x umruehren bitte aka kochtopf

martedì 14 ottobre 2008

Salto della finestra con Vivi



Allora la
Vivi è così, una pallina frizzante che sbarluccica e saltella, ti ritrovi in un vortice di nasi rossi ed abbracci, di carica e di energia...di gioia e di sprizzi, ti ritrovi che ti senti voluta bene, che adori quel sorriso e quella vitalità, che ti scappa da ridere e che ti stupisci che c'è! Così...quando la penso, mi esplode in testa l'Inno alla Gioia, ma proprio nella versione Muppets...che secondo me...ci viene da ridere pure alla Vivi! A parte tuffarmi nei suoi racconti, mi sono tuffata pure nella sua minestra...la prima volta l'ho stravolta, ma non voglio farlo sapere a nessun siciliano. La seconda l'ho fatta uguale uguale, in entrambi casi è piaciuta molto e in più mi sono ritrovata liscia liscia con la cocuzza, che non era serpente, ma le piaceva il mare!

LA MINESTRA DI VIVI CON PIUME DI GALLINA


1 cucuzza
150 gr di orzo mondo
80 gr di piselli secchi interi
4 foglie di basilico
1 spicchio d'aglio
olio extra vergine d'oliva

Lasciare in ammollo per 12 ore orzo e piselli secchi, cambiando l'acqua almeno una volta.
Pulire e mondare la cucuzza, farla a fettine. Mettere in pentola a pressione la cucuzza, l'orzo e i piselli, versare l'acqua in modo che superi di tre dita tutti gli ingredienti. Chiudere e dal fischio cuocere per 20 minuti. Nel frattempo rosolare l'aglio in due cucchiai d'olio in una padella. Aggiungere i pomodorini e il basilico e cuocere qualche minuto.
Sfiatare la pentola, insaporire con il dado la zuppa e aggiungere i pomodorini, cuocere per qualche minuto e servire.


Qui la minestra di Viviana senza contaminazioni da pollaio, ma come una vera scheggia di Sicilia! ;)
p.s. Ringrazio la dolcissima Onde e il suo Omino di Panpepato perchè mi ha gnomato per lo strudel di prugne...grazie un abbraccio! Ringrazio anche Elenina dalla mani magiche per avermi passato, a sorpresa, Arte Ponte Vida.

domenica 12 ottobre 2008

Stati di allucinazione



Mattina di venerdì, euforia del pre week-end: premessa ad una serata unica con un amico che rende speciale ogni secondo, tentativi inutili di comportarsi seriamente, far finta di ricordarsi tutte le scadenze....istintiva tendenza a sfarfallare nell'etere. Arriva la Mi, partiamo per lo shopping autarchico e ribelle. Prima tappa: l'immensa cattedrale del sapone, è la prima volta che ci metto piedi, un intero super dedicato al sapone, esattamente dopo 5 secondi mi ritrovo ubriaca e strafatta a causa dei mille odori finti e persistenti...annaspo e trovo l'ingrediente magico per il detersivo fai da te: la soda! Compro anche un panettone di sapone di cocco, perché è vero che è biodegradabile al 100% e che è composto da sole sostanze naturali...ma soprattutto è un bellissimo parallelepipedo di gelatina gialla trasparente e molliccia che io posso manipolare come mi pare...e questa cosa mi da sempre una grande gioia!
Perse a causa delle scie profumose che si sono depositate sul nostro unico neurone gallinoso, entriamo anche nella cattedrale del miciobau, perché il gattino ha bisogno della lettiera...si compra rigorosamente quella di materiale naturale e confezionata nella carta....oh tò che strano è pure la più economica...si comprano anche quelle fondamentali, utili, necessarie, primarie, caramelline per pulire i dentini del gattino....
Si riparte, andiamo dai nostri contadini, oramai l'effetto psicotico delle polveri saponifiche è finito, rimane solo un gran senso di nausea..prima spesa autunnale da Luisa: zucche, cavoli, broccoli...ihhiih ma anche una sparuta ultima melanzane con due fratelli peperoni che indossano la sciarpetta e la maglia della salute.
Torno a casa, scarico la spesa...la nausea incombe, lancio una caramellina al gattino che, dopo averla inghiottita (ma non la deve masticar per avere i dentini puliti?), scatena subito una crisi da astinenza da "caramellinapuliscidente" e si rotola contorto sul pavimento, grugnisce.
Nausea, divano, the verde, pc significano nebbia mentale e strani voci che giungono da lontano....i sofficiniiiiiiiiiiiiii della Sara.....lo zenzerooooooooooo che buono...la è con i cinesiiiiiiiiiiiiiiiii...cosa preparo per pranzoooooooooooooo....arriva la gnomaaaaaaa...arriva il galletto....
Lampo di luce, flash finale...è ovvio preparo i "lavioli di veldula al vapole"...cosa c'entra che non so nemmeno da dove si parte....


RAVIOLI CINESI DI VERDURA AL VAPORE



per la pasta
180 gr di farina 00
1dl di acqua bollente
3 cucchiai di acqua fredda

per il ripieno
1\2 cavolo cappuccio
zenzero
sale
pepe
tamari
semi di cumino

foglie di cavolo o insalata

Preparare la pasta, miscelando la farina con l'acqua bollente. Viene una palla gommosa e gelatinosa, lasciare riposare 5 minuti e aggiungere i tre cucchiai di acqua fredda. Mettere la palla in frigo per 30 minuti a riposare. Nel frattempo preparare la verdura per il ripieno: grattugiare il cavolo cappuccio, metterlo in padella con un dito di acqua e due cucchiai di tamari, far stufare per 10 minuti. Aggiungere dello zenzero grattugiato e dei semi di cumino. Mescolare bene, aggiustare di sale e pepe, cuocere ancora per alcuni minuti e spegnere.
Prendere la pasta, infarinare molto bene il piano, stenderla con il mattarello in una sfoglia sottile, con un bicchiere tagliare dei cerchi di circa 7cm, mettere un cucchiaino di verdura e chiudere pizzicando i bordi.
I ravioli vanno cotti al vapore, l'ideale è avere i cestelli di bambù da posizionare su un'altra pentola. Io ho solo un banalissimo set per cuocere al vapore nel micro: foderare il contenitore della cottura al vapore con foglie di cavolo o di insalata, adagiare i ravioli, evitando che si tocchino. Cucinare per 10 minuti, rigirarli delicatamente e cuocere per altri 5minuti. Sono cotti quando la pasta è trasparente. Servire caldissimi.

Ho preso spunto per la pasta qui, li ho serviti con un contorno di insalata fresca e di riso semi integrale bollito e passato velocemente nella padella in cui avevo cotto la verdura. Ho condito con un filo di aceto balsamico e semi di cumino.

Aggiornamento del 20\01\2009

rifatti e contati: ne vengono fuori circa 38, tagliando con un coppapasta da 8 cm, per fare il fondo la verdura migliore sono sicuramente le foglie del cavolo cappuccio e per mantenerli umidi anche in superficie, bisogna coprirli durante la cottura con altre foglie di cavoli. Mi sono accorta di aver messo la dose dell'acqua sbagliata, ora è corretta! Sorry

venerdì 10 ottobre 2008

Basta saperlo...

Rubrica di Bio-detersivi trasmessa in mondovisione per voi su
NELLA CUCINA DI ELY
&
GALLINE 2ND LIFE


LAVANDINI INTASATI


Ecco...l'acqua scende con fatica, piano piano...anzi no è proprio ferma....ahhhhhhhh il lavandino è intasato: capelli, peli...residui di sapone...ed ecco è tutto bloccato. I prodotti chimici in commercio, utilizzati per liberare gli scarichi otturati, sono delle vere bombe chimiche assolutamente velenose per l'ambiente, ma soprattutto per la salute di chi li usa. Non è difficile capirlo, basta pensare all'odore che si attacca alla gola quando si aprono.

Per risolvere il problema dei lavandino otturati si può ricorrere ad altri metodi, efficaci, ma non dannosi per l'ambiente.

Primo fra tutti non dimenticare la classica azione meccanica: il vecchio stura lavandini a ventosa, che permette spingendo di smuovere gli sblocchi. Usate anche un vecchio spazzolino da denti, per sfregare lo scolo e liberarlo da depositi.

Cercate di prevenire usando le griglie per lavandini oppure versando ogni tanto dell'acqua bollente con una manciata di sale (aiuta a prevenire anche i cattivi odori).

Se si rende necessario liberare lo scolo del lavandino versare

3 cucchiai di sale grosso, 6 cucchiai di bicarbonato o di soda e una ricca quantità di aceto bianco. Il composto inizierà a fare reazione, creando schiuma e frizzando. Quando la reazione chimica è finita, versate abbondante acqua bollente.

Fatto? Fatto! ;)





mercoledì 8 ottobre 2008

Libera!


Lo posso dire che non sopporto chi ti guarda e ti trova così luminoso, che viene a sbatterti le ali contro come una falena impazzita;
lo posso dire che non sopporto chi ha così poco stomaco da non vivere la sua vita, ma di infiltrarsi nella tua;
lo posso dire che non sopporto chi ha grandi mancanze e per nasconderle fa sembrare tutto giusto;
lo posso dire che non sopporto chi invece di godere dell'unicità di una persona, desidera possederla;
chi ti sceglie per quello che sei, ma poi gli da fastidio e ti vuole cambiare;
chi non fa fatica ed è irresponsabile;
chi parla per qualunquismi ed è solo farlocco;
chi lacera la parola amicizia per coprire altri bisogni perversi;
chi ha sintomi di dipendenza da sfiorare la patologia;
chi dice di volerti bene, ma ti vuole cambiare a tutti costi;
chi dopo qualsiasi tempesta, invece di mettersi in discussione, raduna tutti i suoi simili per intonare il canto della giustificazione;
chi svende abbracci e affetto, ma è arido come il deserto;
chi non ama la propria vita, ma è vile fino all'ignavia;
...lo posso dire, chiaramente e molto forte, che io sono così terribilmente limitata o illimitata, che magari passa un giorno, una settimana, tre mesi, più di un anno, ma quando riconosco una qualsiasi delle cose che non sopporto, sono così piena di me, così altezzosa, così superba, da chiudere con estrema gioia e liberazione inutili porte, non pentendomene mai, nemmeno per un secondo, godendo solo dell'immensa gioia di essere fuggita agli uomini grigi.
Lo posso dire che quando elimino inutili fardelli gioisco e non sono meravigliosa.

TORTA SALATA VELOCE

350 di semola
5 cucchiai di olio evo
sale
acqua
2 zucchine
5 pomodorini
2 uova
formaggio di pecora
sale
pepe
curcuma
Impastare nel mixer la semola con l'olio, il sale e acqua quanto basta per avere una palla di pasta. Mettere in frigo a riposare. Nel frattempo accendere il forno a 180°. Pulire e mondare le verdure, tagliare le zucchine a rondelle e i pomodorini a metà. Rompere le uova e sbatterle con il formaggio di pecora grattugiato, il pepe e la curcuma. Stendere la pasta e foderare uno stampo da crostata, punzecchiarla con una forchetta. Distribuire le zucchine e i pomodori e versare il composto di uova. Infornare per mezz'ora.

lunedì 6 ottobre 2008

Prugna: prunus domestica



Era da un po' che non pubblicavo informazioni sui prodotti di stagione, come del resto è da un po' che non faccio altre cose. Per me il mese di settembre è sempre stato il mese della pausa, quello in cui ho bisogno di andare lentamente per non affondare e così, sono sempre in ritardo. Per capirci meglio, se la piscina inizia il 12, io vado a chiedere informazioni intorno al 24, se il libro in biblioteca devo consegnarlo nella prima settimana del mese, io chiedo se posso tenerlo ancora n mese, se mi impegno per dare una mano per qualcosa, io chiedo di iniziare, ma la settimana dopo.
Cambi degli armadi, cercare le coperte più pesanti, tirar fuori le giacche per coprirsi...davvero sono cose che non mi passano per la testa. Mi faccio cartelli cubitali per ricordare tutti i promemoria riguardanti la gnoma ed evitarle figure causate da madre degenere e leggermente non autunnale...
Poi il mese finisce inizia ottobre, che volente o nolente sa di autunno, non ci si può più confondere, non si può più giocare...le foglie tendono al giallo, alcune turbinano nell'aria, le zucche sono davvero carine e mangio l'uva americana del papà e le castagne raccolte dal suocerino...e io allora mi registro, metto le maniche lunghe sull'odore del mare, archivio nella cartella le foto delle vacanze, inizio ad essere stufa di mangiare pomodori e ritorno a vivere nel tempo corrente.
Oggi vi parlo dell'ultimo frutto dell'estate, anche se so di essere in scadenza, ma ancora qualcosa si può trovare e voglio fare l'ultimo omaggio alla regina estate.
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La prugna o susina è un frutto sugoso, giallo, rosso o violetto a seconda delle varietà, consumato sia fresco che secco. E' ben dotata di principi nutritivi (zuccheri e fibre), ha moderate quantità di vitamina A, B1, B2, PP e C, sali minerali come il calcio e il ferro, fosforo, magnesio, polifenoli e flavonoidi. La prugna fresca è uno stimolante nervoso, un disintossicante, diurtico, e lassativo. Utile nell'astenia, nel super lavoro, nell'arteriosclerosi, nelle intossicazioni alimentari, nelle malattie del fegato. Anche la prugna secca è un cibo sano, tonico del sistema nervoso, indicata contro la stitichezza più ostinata, grazie alla quantità di fibre, ma anche di un particolar zucchero e del magnesio.
Informazioni tratte da L'alimentazione naturale di Nico Valerio




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STRUDEL DI PRUGNE


Per la pasta:
300 gr. farina 00
1 uovo
5 cucchiai olio di semi di girasole
pizzico di sale
acqua tiepida q.b.
1 cucchiaio di zucchero

Mescolare gli ingredienti nel mixer, poi aggiungere un cucchiaio di acqua alla volta controllando la densità della pasta che deve essere morbida. Lavoratela qualche minuto sulla spianatoia e poi fatene una palla che spennellerete con poco olio per poi tenerla sotto una pentola calda per circa un'ora.

Per il ripieno:
12\15 susine
4 cucchiai di zucchero di canna grezzo
una manciata di pinoli
10 mandorle
1 cucchiaio di uvetta
1 cucchiaino di mix per dolci del commercio equo
buccia di un limone
nocino

Lavare e tagliare a pezzettini le prugne, farle insaporire in una padella antiaderente con due cucchiai di zucchero, fare ammorbidire la frutta e sfumare con il nocino.
Stendere la pasta in una sfoglia sottile, spennellare la superficie con olio extravergine d'oliva, cospargere le mandorle tritate, farcire con la frutta, 2 cucchiai di zucchero, il mix per dolci, i pinoli e la buccia grattugiata del limone. Arrotolare la pasta cominciando dai lati più corti, piegarli verso l'interno e poi arrotolare dai lati più lunghi. Mettere lo strudel sulla teglia del forno, leggermente unta e spennellare con latte.
Infornare a 180° per 30 minuti circa.



Questo strudel è stato brutalmente scopiazzato da Pippi...poi però in corso d'opera non avevo il burro e il pangrattato, non avevo tutta la frutta che ha usato lei e non me la sentivo di abbandonare due tuorli e usare solo 2 albumi, così ho fatto qualche leggera modifica! Ma se passate da lei c'è un passo a passo che aiuta parecchio!

Un grazie a Elga per avermi regalato uno gnomo con una motivazione che mi riempie di gioia...come ti ho già scritto: tu sei una persona che emoziona! un abbraccio

sabato 4 ottobre 2008

Il Km 67: Melano - Capolago

Non abbiamo dimenticato il nostro progetto: quello per cui io vorrei stare bene dentro la mia pelle, con un minimo di sforzo fisico e quello di diventare proprietari di bacchette da trekking, adatte al cammino selvaggio, per gnomo e galletto. Avevamo detto che la prova che dimostrava l'impegno di ognuno di noi era avere accumulato 100km percorsi a piedi. Così, dopo aver bisticciato per 15 giorni al mare, perché le passeggiate sulla spiaggia non avvicinano all'acquisto di materiale trekkinoso, riprendiamo il nostro progetto.
Eccoci pronti per una
passeggiatina in territorio svizzero in una tipica giornata autunnale: ovviamente è sabato ed è nuvoloso! Fa niente! Panini, zaino in spalla e partiamo...tanto abbiamo i k-way....la meta, trovata su questo sito, è un sentiero ai piedi del M.te Generoso che unisce tre paesini vicino al lago: Melano, Capolago e Mendrisio.
Io, istintiva e decisamente poco attendibile, pronta a raggiungere la meta, spergiuro che possiamo percorrere in 4
ore ciò che i precisi svizzeri hanno calcolato per 6 ore...dai su, ma si!!!!!! Il galletto, calcolatore e programmatore, stima il consumo della gomme delle suole e spergiura che possiamo fare un quarto della strada per tornare verso le 20, forse....
La
gnoma sospira e canta, guarda il cielo e dice andiamo!
Melano
, sul lago di Lugano, è un paesino che nasconde un centro storico piccolo e bellissimo, il sentiero nel bosco è magico....ciclamini e pungitopo dalle cicciose bacche rosse ovunque. Eccoci ai ruderi del Castellaccio, raggi di sole per due minuti ed uno splendido lago, fonti di acqua potabile....
Ci perdiamo: con cartina, descrizione del percorso, cartelli indicatori
, noi riusciamo a perderci nel preciso mondo svizzero e scegliere su tre, per due volte, la direzione sbagliata...finalmente siamo sulla via giusta.
A questo punto, vista l'ora, ci accordiamo di arrivare a metà percorso e tornare indietro. Scendiamo a
Capolago, pranziamo con le papere e passeggiamo tra le stradine del paese, scoviamo le cantine piccole e colorate, sbirciamo le case fiorite e ordinatissime, diciamo con cartina alla mano: noi dovevamo andare lì, poi lì e poi lì, per poi scoprire che stavamo guardando dalla parte sbagliata. Torniamo e facciamo merenda sotto un cartello intimidatorio contro i ladri di legname (alzate i tacchi e viaaaaaaaaa!), facciamo le imitazioni svizzere, cavalchiamo i tronchi degli alberi, decidiamo di salire al Santuario, tentenniamo all'ultima curva, convinti che la strada sia ancora lunghissima, per un soffio rischiamo di tornare indietro...in un attimo arriviamo sullo spiazzo verde e ampio di una bella chiesa gialla... "Ma guarda hanno messo la statua di un camoscio, quelle per il tiro con l'arco...." "Mamma???"
"Si gnomo?"
"La statua muove le orecchie...."
"
uhhhhhhhhhhh galletto foto!!!uhhh ma è vero...uhh ma non scappa uhhh che bello".
Torniamo stanchi, felici...guarda là
in fondo quel puntino blu è la nostra macchina....andiamo!



TRENETTE AL PESTO DI ZUCCHINE E POMODORINI

250 gr di trenette
2 zucchine
basilico
prezzemolo
aglio
sesamo tostato
olio extra vergine d'oliva
50 gr formaggina
10 pomodorini

Lessare la pasta. Tostare per alcuni secondi il sesamo su una pentola antiaderente. Pulire il prezzemolo e il basilico, lavare e tagliare a pezzetti la zucchina. Mettere le zucchine, le erbe, l'aglio, il sesamo nel mixer e aggiungere un pochino di acqua di cottura. Frullare e aggiungere la formaggina e un giro d'olio e mescolare bene.
Scolare la pasta, condire con la salsa e aggiungere i pomodori tagliati a pezzetti.

Ho preso l'ispirazione dal pesto di zucchine di Tatiana e dalle penne di Annamaria, non avevo pinoli o altra frutta secca, così ho usato il sesamo...stavo per mettere il parmigiano, ma poi ho visto la formaggina nel frigo che implorava di essere usata e così....però che buona!
Grazie a Manu per avermi gnomata con il premio Miglior Cuoca Suggeritrice e grazie a Barbara per aver condiviso con me i suoi...un abbraccio!

giovedì 2 ottobre 2008

A Tasty Summer Holiday Souvenir.

Le nostre vacanze, quest'anno, erano la sintesi di un estremo bisogno di stare da soli, tranquilli e ritrovarci....e così è stato....abbiamo passato intere giornate coltivandoci, curandoci, regalandoci a vicenda il tempo, che da tanto avevamo sprecato...
Noi tre: questa famiglia un po' strattonata negli ultimi mesi, avevamo un desiderio immenso di solitudine e tranquillità. Così abbiamo passato 15 giorni inventandoci, ogni momento, un modo per stare con noi...ci siamo divertiti a rallegrare il nostro accampamento con fiori, conchiglie, sassi, godevamo di tornare alla nostra tenda dopo una lunga giornata di sole e di mare. Abbiamo fatto alcune stupende gite...una sui Pirenei, una a Carcassone, dove ci siamo concessi l'unico sfizio culinario...un sacchetto di biscotti presi in quel negozio dove ho scattato le foto.
Per il resto ci piaceva preparare i nostri pranzi con la piccola cucina da campeggio....prima di partire avevo finito tutte le scorte e preparato pane, crackers, biscotti e altre cosine per i nostri primi giorni di vacanza. Nel cesto da viaggio c'era anche una semplice focaccia di cipolle che abbiamo mangiato la prima sera di vacanza, durante una tappa intermedia del viaggio, prima di dormire strettissimi nella nostra tendina "mordi e fuggi" e dopo aver guardato le stelle e averle chiamate per nome. L'abbiamo mangiata con le mani, tra risate ed abbracci, felici di essere finalmente arrivati alla nostra pausa, felici perché sapeva anche un po' di casa.
L'averla ripreparata oggi, ha subito fatto nascere il "ti ricordi il primo giorno di vacanza? ti ricordi cosa facevamo? e il cielo? e poi quel giorno...."...quando abbiamo rimesso insieme la serenità.


Porto questa focaccia rustica al meme di Daniela, ringraziandola per la pazienza portata per il mio ritardo! Un abbraccio cara Dani!

FOCACCIA RUSTICA ALLE CIPOLLE


200 gr di pasta madre
300 gr di farina manitoba
200 gr di semola
sale
olio extravergine d'oliva
semi di girasole

5 cipolle bionde
capperi sotto sale
olive verdi
olio extravergine d'oliva
vino rosso

Sciogliere la pasta madre in un podi acqua tiepida, poi impastare con le farine, una presa di sale e acqua quanto basta per arrivare ad una palla morbida ed elastica. Lasciare lievitare per almeno 4\5 ore.
Pulire ed affettare finemente le cipolle. Metterla in una padella con un cucchiaio di olio e cuocere per 5 minuti. Aggiungere le olive snocciolare e i capperi sciacquati dal sale, aggiungere un bicchiere di vino rosso e cuocere per 15 minuti, aggiustare di sale.
Dividere la pasta in due parti, ungere una teglia con un filo d'olio, stendere una parte della pasta e adagiarla sulla teglia, distribuire le cipolle e ricoprire con la pasta rimasta, saldare bene tutti i lati, unendo i lembi della pasta. Spennellare d'olio e distribuire una manciata di semi di girasole. Infornare a forno spento, funzione statico, accendendolo al momento in cui si mette la focaccia, puntando a 220°, cuocere per circa 30 minuti, fino a quando sarà dorata.