giovedì 12 novembre 2009

A spasso con Nina


Portare in giro Nina, ora che è forte e vispa, è un'impresa. Tende ad andare più veloce del suo guinzaglio e crede sia giusto staccare il braccio dalla nostra spalla. Del resto ora che sa che c'è un mondo fuori non vuole perdere nulla tra odori e impressioni che può ricavare. Il suo naso raccoglie e cataloga informazioni su chiunque e su qualunque cosa, soprattutto su tracce canine di altri. Se ci fermiamo per farla rallentare, lei corre un passo avanti e quando il guinzaglio si tende si gira dubbiosa con quel faccino che ci chiede di muoverci. Se tiriamo il guinzaglio per comunicarle che in fondo siamo in due ad essere a spasso, ci rivolge uno sguardo dubbioso e corre. Se adottiamo la subdola manovra dell'inversione a U, per coglierla di sorpresa e farle perdere i riferimenti, per cui non sapendo dove andare rallenta, lei se ne frega perché immagina che qualsiasi posto è bello e che importante non sia la meta, ma il viaggio. Giusto si rintrona se le manovre a U si susseguono numeroso volte, una di seguito all'altra, ma alla fine succede che qualcuno si affaccia dal balcone guardandoci in malo modo pronto a chiamare il 118 e che oltre ad essere frastornata lei, siamo frastornati noi.
In giro poi si va per scoprire, non per fare i bisogni, perché Nina pensa che sia una sozzeria farli in giro e noi siamo dei villani a chiedere. Ora da due giorni per farci contenti, a noi sporcaccioni, fa mini pipì sull'erbetta fresca, ma "un par de ciuffoli" che si va anche sul sodo! Non che questo ci preoccupi, perché alla fine sporca in giardino e non in casa, ma ci piacerebbe capisse il barbatrucco del bisogno libero, per quando andremo in campeggio... L'altro giorno mentre venivo trainata dal mio cane da slitta e sbandieravo un simbolico sacchettino bianco, tanto per ricordarle cosa ci aspettiamo da lei, sento una tapparella salire e una vocina fastidiosa e isterica sibilare: "La paletta, la paletta, la paletta, la paletta..." Ho impiegato qualche attimo a capire che parlava con me, mentre in un secondo netto ho subito immaginato dove posizionarle la tanto declamata paletta.
Eccomi: io che sventolo felice come un aquilone e in chi mi imbatto? Ma nella cittadina media e mediocre delle mie lande.
Signoraaaaaaaaaaaaa del balcone, che abiti sulla mia stessa medesima via, che generalizzi e credi che qualsiasi abbinata "essere umano e essere canino" significa bisogno di fronte a casa tua, avrai si e no 75 anni di età...e io mi chiedo perchè consumi la tua perspicace intelligenza e il patrimonio esperienzale accumulato negli anni per controllare chi passa e stridere "paletta"? Ma ti sembra????
Vabheeeeeeeeeeee...intanto stiamo chiedendo a Nina se ci accompagna a scuola canina, le abbiamo promesso la cartella nuova!


I BISCOTTI DEL PESCATORE


400 grammi di farina 0
100 grammi di malto d'orzo
100 grammi di burro
2 uova
1 cucchiano di cremor tartaro
60 grammi di uvetta sultanina
20 grammi di pinoli
40 grammi di mandorle intere
40 grammi di noci pecan
due cucchiai di amaretto di Saronno

Mettere a bagno l’uvetta nel liquore. Tritare finemente le noci. Nel frattempo preparare una pasta con tutti gli ingredienti, aggiungendo alla fine le noci tritate e i pinoli. Preparare delle palline e appoggiarle un po’ distanziate su una teglia. Cuocere per circa 20\25 minuti a 170°

Quando a settembre sono stata a Rimini per l'acquisto del pezzetto di sogno, ho avuto la grande gioia di conoscere la dolcissima Danda, sono tornata a casa carica di gioia per un incontro speciale con due persone uniche e con una stupenda scatola di latta carica di questi biscotti. Ovviamente dopo pochi giorni avevo già stressato Danda per avere la ricetta, che a sua volta ha chiesto alla sua amica Cristella ho scoperto che il malto d'orzo non è proprio dolcissimo. Rispetto alla ricetta di Cristella ho fatto qualche modifica, perché ho voluto provare il malto d'orzo, dimezzando comunque gli zuccheri, ho di conseguenza diminuito le uova, perché l'impasto sarebbe risultato troppo fluido e aumentato l'uvetta. Risultato: biscottoni ottimi, che durano tanto, gustosi, non dolcissimi, ma per noi perfetti.

Grazie Cristella! Grazie Danda!

p.s Mandate un pensiero alla piccola Nina che è stata sterilizzata e ora è debole e fragile, intontita dall'anestesia.

domenica 8 novembre 2009

La crostata di mele e mandorle è di Adriano Continisio

Perchè oggi 8 novembre 2009 molti food bloggers e forumisti pubblicano in contemporanea questa ricetta?

Per solidarietà con Adriano Continisio che l'ha inventata e pubblicata sul suo blog già nel 2007.

Riassumendolo in pochissime parole, questa manifestazione vuole porre l'attenzione prima di tutto sulla necessità di un comportamento corretto per chi usa la rete nei confronti di chi pubblica materiale. Spesso si sceglie di mettere a disposizione il proprio materiale o lavoro con una licenza che permette di usarlo a condizione che se ne citi la fonte e questo è già un dono, a nostro avviso. Si dice a chi legge: puoi gratuitamente utilizzare il materiale, puoi prenderlo, ma devi specificare che è mio e dire dove l'hai preso. Non è chiedere molto!

Altra importante condizione è che il materiale non venga usato a scopo di lucro.

Quando tutte e due le condizioni non vengono rispettate è evidente che la cosa è ancor più grave.

Questa volta è capitato ad Adriano, ma nel tempo è già capitato ad altri. Creare un tam tam è forse il primo di tanti passi per avversare il fenomeno, perciò ci siamo uniti e oggi pubblichiamo con il nome del suo autore la ricetta e la foto della crostata che ognuno di noi ha preparato.

E' ora che tutti sappiano di chi è la farina e pure il sacco!!!!!




300 gr di farina integrale
150 gr di burro di sesamo
1 uovo e un tuorlo
80 gr di zucchero

4 mele golden
60 gr di zucchero
4 cucchiai di amaretto di Saronno
1 cucchiaino di cannella
succo di un limone
marmellata di castagne

2 uova
40 gr di zucchero
50 gr di mandorle
15 gr di farina di mais fioretto
15 gr di fecola di patate
sale
1 cucchiaio di Amaretto di Saronno

Preparare la frolla e lasciare riposare mezz'ora in frigorifero.
Nel frattempo pelare le mele e tagliarle a cubetti, metterle in un tegame con lo zucchero e il succo di limone e cuocere per qualche minuto, spegnere e aggiungere il liquore, lasciare a marinare.
Tritare finemente le mandorle. Montare le uova con lo zucchero, aggiungere la farina di mais, la fecola e le mandorle tritate, aggiustare con il sale e unire un cucchiaio di liquore.
Stendere la frolla, posizionarla nella teglia, bucherellarla con una forchetta e cuocere il guscio per 15 minuti a 180°.
Prendere la frolla, stendere due cucchiai di marmellata di castagne, aggiungere e livellare il composto di mele, versare la crema di uova in modo uniforme.
Cuocere per 20 minuti a 180°.
Sfornare e lasciare raffreddare. Cospargere di zucchero a velo

La ricetta originale è stata pubblicata da Adriano domenica 23 settembre 2007 alle 9.02, io siccome sono foodblogger e non ladra l'ho rivisita in base ai miei gusti, alle mie abitudini e alle mie voglie. Ma ringrazio Adriano per avermi dato l'opportunità di sperimentare su una creazione così buona.

giovedì 5 novembre 2009

Guardando in alto


Guardo, eccomi di nuovo, guardo e sono staccata, ho altri pensieri, altre domande, altre esigenze. Credo indispensabile cose che qualcuno nemmeno vede, sente o capisce. Credo indispensabile avere tempo per fare ciò che tanti definiscono perdita di tempo. Ho scelto ad un certo punto di pormi su un'altra linea, su un altro parallelo e in quel momento sono diventa improduttiva. Difficile essere accettati così, essere capiti. Il tempo deve servire per avere qualcosa che alla fine si quantifica, la via più facile è impiegarlo lavorando. Io ho ridotto, scelto di procacciare in altro modo quello che ottenevo con i soldi dello stipendio. Sono stata baciata dalla fortuna e dall'amore che danzando insieme mi hanno permesso di fare esattamente quello che volevo. Ritengo indispensabile avere del tempo da passare sul divano con i miei pensieri, di vederli diventare punti di lana che si infilano uno dietro l'altro, ritengo irrinunciabile passare a sistemare i colori con la mia amica - sorella, ritengo necessario entrare in gruppi e in reti le cui maglie hanno respiri così ampi da non essere percepiti da tutti, ritengo vitale cercare l'alternativa, l'altro modo, l'altra comunicazione, ritengo sostanziale avere sogni individuali, sogni d'amore, sogni di crescita, ritengo fondamentale provare a mettermi in punta di piedi e spiccare il volo per arrivare là nel cosmo, ascoltare i sussurri, toccare i venti, percepire il grande progetto. Ritengo di dover avere un'agenda in cui indicare chiaramente le ore del mio libero tempo, quello che se non c'è mi vede deperire e annerire, quando nutro le mie radici, sciolgo le mie energie e appare il vuoto. Ritengo di dover individuare il mio compito aleggiando nel vuoto per poi poterlo portare a termine. So che non si capisce, so che appare strano difendere un tempo che non ha un valore economico, so che si può pensare discutibile la mia scelta, so che del resto non mi interessa. Non sola, ma libera, non insieme, ma solidale. Non massa, ma individualità.

FINOCCHI CREMOSI

3 finocchi
1 cucchiaio di tamari
1 cucchiaio di farina
1 bicchiere di latte di soia
noce moscata

Pulire i finocchi e tagliarli a pezzi, metterli in un tegame in pirex e versare il latte di soia e il tamari. Cuocere alla massima potenza per 10\15 minuti. Aggiungere il cucchiaio di farina, mescoalre bene in modo da scioglierla, grattare la noce moscata e cuocere ancora per tre minuti.

I finocchi sono la variante senza latte di quelli proposti qui, ne abbiamo la fissa...ci piacciono così tanto che li faccio e li rifaccio. Volevo chiedervi di regalarvi cinque minuti di tempo e di perdervi nel bellissimo post di Silvia. Mentre ringrazio Laura di I dolci di Laura e Stefania di Cardamomo&co per questo premio:

che prevede anche la risposta a queste domande:

1.In quale animale ti incarneresti?...miao....gatto!

2.Di chi o che cosa non potresti fare a meno? ...libertà...

3.Cosa apprezzo di più di una persona? ...l'autenticità..

4.Di che colore preferisco vestirmi?...di colore....

5.Definisciti con tre parole: ...io, io, io!

6.Un viaggio che vorrei fare o un paese che vorrei visitare: ..un viaggio che vorrei fare è un viaggio senza meta, senza scadenza, seguendo l'istinto, non programmando, cercando la direzione...

7. Citazione preferita:gAAAllina! dalla Pina e Diego...

8.Cosa ti piacerebbe fare:...quello che faccio...

9.Se ti dedicassi a quello che fai cos'altro ti piacerebbe fare:..vivere al mare...

10.Qual è la tua maggior stravaganza? ...essere una gallina orgogliosa...

Ringrazio ancora Stefania per il premio


e Cucina Vegetariana per il premio

Regalo il primo premio a tutto quelli che portano gli occhiali, il secondo a chi ha un libro da finire sul comodino e il terzo a chi ama la liquirizia, per gli altri baci sparsi!

Aggiornamento: sbadata come sono non avevo ritirato il bellissimo premio di Marifra di Menta e Liquirizia, che mi rende invece molto felice, perchè la magia è ovunque. Eccolo e questo ovviamente non posso che regalarlo a chi ha la testa fra le nuvole!

lunedì 2 novembre 2009

Il tamari

Il tamari è un liquido bruno scuro che si ottiene dalla fermentazione dei semi di soia. Il procedimento per ottenerlo è lungo e laborioso: dopo la cottura dei semi di soia al vapore, questi vengono appallotolati e sparsi di fermenti, per innescare il processo di fermentazione. Dopo due giorni, le palle vengono fatte asciugare e poste in barili di cedro con acqua e sale per 18 mesi, durante il quale la mistura viene rimescolata più volte. Per ovviare al problema della conservazione si aggiunge del Mirin (vino dolce di riso fermentato9 oppure si utilizza zucchero e alcool. E' un condimento antico, gi à usato di monaci buddisti nel XII secolo che raccoglievano il liquido che si fermava in fondo ai fusti di fermentazione della per usarlo come condimento.
Oltre al Tamari esiste lo Shoyu, salsa ottenuto con lo stesso procedimento, ma dalla fermentazione di soia e frumento.
Il valore nutrizionale del tamari è legato al suo valore proteico (più elevato dello Shoyu), nella medicina tradizionale è impiegato in molti preparati utili per il cuore e la circolazione.
Si distingue dallo Shoyu per un sapore più deciso e marcato, ma ne condivide le stesse proprietà: basso contenuto di sodio, può essere usato come sostituto del sale. E' apprezzato come rinforzante e svolge un'azione benefica per la digestione.
Basta qualche goccia di tamari per dare sapore a verdure, minestre, zuppe, evitando di usare il dado o per arricchire il sapore di piatti freddi, insalate e paste.
E' considerato un buon integratore alimentare, ricco di proteine, enzimi vitamine ed oligoelementi.
tratto da un depliant informativo distribuito da Naturasì - Il supermercato della natura

TORTINO DI FAGIOLI ROSSI E FUNGHI



500 gr di fagioli rossi lessati
pane grattugiato
cipolla
aglio
olio extra vergine d'oliva
tamari
500 gr di funghi champignon
santoreggia

Pulire i funghi, affettarli e cuocerli in un tegame, aggiungendo un cucchiaio di tamari, prima di spegnere, spolverare con la santoreggia secca.
Frullare i fagioli con uno spicchio d'aglio e la cipolla, aggiungere alla purea i funghi e mescolare. Ungere una tortiera e cospargere con il pangrattato, versare il composto, spolverizzare con il pangrattato e cuocere in forno a 170° per circa 20 minuti, fino a doratura.

Mi scuso per questa foto, fatta di fretta e con le luci della cucina, ma nonostante la pessima immagine vi consiglio il tortino, che rappresenta un ottimo e gustoso secondo piatto proteico. Ho deciso di fare questa breve nota informativa sul tamari, dato che spesso mi chiedete che cos'è e come si usa. In questa proposta ad esempio sostituisce completamente il sale e rende particolarmente saporiti i funghi, valorizzandone i sapori.
Se decidete di provare il tamari o lo shoyu cercatene uno assolutamente di origine biologica:, poiché in questo modo sono garantiti la scelta di ingredienti genuini, il non utilizzo di additivi e il rispetto del lungo procedimento di produzione.

giovedì 29 ottobre 2009

Tesorooooooooo: io spengo la tv!

Avevo già scritto qui e qui cosa pensavo di chi intende "l'appropriamento indebito del materiale altrui" come "essere creativi", avevo già espresso la mia indignazione e il mio scarso rispetto per testoline così corte. Poi avevo appoggiato la battaglia antiplagio e il modo in cui noi blogger ci eravamo organizzati per far sentire la nostra voce. Avevo anche gioito perché pure "una monotematica a senso unico" aveva rubato una mia ricettina, scoprendo l'ebrezza dell'essere plagiata. Infine avevo deciso che di questi piccoli ladruncoli volevo un po' fregarmene, impegnandomi, se mi capitava, a segnalare agli interessati gli abusi, ma rifiutandomi di andare a cercare o di spulciare siti quando si trova qualche nuovo frodatore. Questo perché ritengo il mio tempo troppo prezioso per sprecarlo con questi simpatici truffatori. Ma in questi giorni nuove candidature si sono aggiunte alla Banda Bassotti della rete: Paoletta, Adriano,e Lydia sono stati derubati dai potenti, da chi ha i mezzi, da chi fa i conti con il successo, da chi per ottenere un risultato ci deve lusingare, sorridere, trattare bene. E invece....mentre ci sorridono ammiccanti, mettono canzoncine frastornanti, zitti zitti, quatti quatti rubano le ricette o le foto. Capito??? Chi fa il maestro usa il genio altrui e non cita, non nomina, non ringrazia...prende e basta, con la superbia di chi crede di potere, ma non potrebbe. Per cui oltre ad esprimere qui il mio schifo per tanta arroganza, oltre ad aderire per solidarietà all'iniziativa di Rosy per pubblicare l'8 novembre 2009 a blog unificati la crostata di Adriano, comunico UFFICIALMENTE che boicotterò schiacciando il tasto OFF i ladroni, coglierò ogni occasione, pubblica e privata, per ricordare la bassezza dei loro gesti e cercherò di convincere chiunque a cambiare canale in certi orari, perché credo che alla fine il vero potere è questo. Per cui nota signora della nota trasmissione: io non ho bisogno di te, ma tu puoi dire a me la stessa cosa?
p.s. genialoni della carta stampata ovviamente vale anche per voi!

p.s. ho letto ora da Paoletta che le è stato riconusciuto il giusto per la sua foto...meno male!

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MACCHERONI ALLA RICOTTA


280 gr di maccheroni
200 gr di ricotta di capra
noce moscata
40 gr di formaggio di pecora stagionato
un mazzetto di basilico e maggiorana
sale

Lessare la pasta al dente, nel frattempo tritare con la mezzaluna le erbe aromatiche. Lavorare con un cucchiaio la ricotta, aggiungere le erbe e una grattatina di noce moscata, eventualmente amorbindendola con qualche cucchiaio di acqua di cottura della pasta. Scolare la pasta e unirla alla crema di ricotta, aggiungere il formaggio grattuggiato.

Ho preso spunto per la ricetta da quella proposta su Cucina Dietetica n.11, ho solo cambiato tipo di formaggio per non usare quello di tipo vaccino. Ho usato le ultime foglie di basilico e i ciuffi di maggiorana che questo autunno caldo mi ha regalato. Visto che le calcola il giornale, vi informo che una porzione ha circa 340 kcal!

lunedì 26 ottobre 2009

Una stanza segreta


E' una vita che sogno un angolo tutto mio dove trafficare, riordinare, accumulare, sperimentare...insomma un'officina delle mie idee, dove poter fare e dove tenere tutte le mille cose che desidero tenere.
Come la confezione carina di quella cosa, la scatola grande della bomboniera, il tubo di cartone, le pigne, le conchiglie, i bastoncini, le perline, la lana, i colori, i ferri, i pezzettini di carta, i nastri riciclati, le stoffe. Nella mia fantasia c'è un ordine pazzesco, dove ogni cosa è catalogata. Scatole con scritto quello che c'è dentro, messe in ordine per colore. Un posto per ogni cosa, dove tutto si trova, ma nello stesso tempo che lascia spazio alla fantasia, al colore.
Mi conosco abbastanza per sapere che questo puntiglioso ordine probabilmente rimarrà irrealizzabile, ma con un po' di rigore, mi ci posso avvicinare.
Ho sempre invidiato le stanze segrete delle donne, quando entravo in una casa e trovavo quell'angolino allegro e caotico, che mi raccontava in ogni minuscolo pezzetto una lunga storia e ne ho sempre voluta una.
Insomma una mia stanza segreta.
E così dopo che la stanzetta di sopra è stata quella degli ospiti, il guardaroba, una camera importante, un antro buio, un posto da cancellare, uno sgabuzzino, uno spazio dimenticato, ora sta diventando la mia stanza segreta. Ho aperto la finestra, spostato gli armadi, portato un mobile che mi ha visto crescere, girato il tavolo e pulito. Poi ho portato la macchina da cucire, la vecchia enciclopedia della maglia che mi hanno regalato e tutti i pennelli e i colori per dipingere. E già mi piace.
Ho deciso di fare piano, di portare poco alla volta, rispondendo ad ogni richiamo che nasce.

DEVINETTE
100 gr di burro
3 uova
80 gr di zucchero di canna
50 gr di nocciole tritate
300 gr di farina 0
50 gr di cioccolato fondente tritato
250 gr di zucchine
16 gr di cremor tartaro

Lasciare ammorbidire il burro a temperatura ambiente. Grattugiare le zucchine. Sbattere le uova con lo zucchero, fino ad ottenere una crema bianca, aggiungere la farina e il burro ammorbidito e il resto degli ingredienti, lasciando per ultimo il cremor tartaro. Mescolare fino ad ottenere un impasto omogeneo. Imburrare e infarinare uno stampo da plum cake, versare l'impasto e cuocere 180° per 50 minuti, controllando con la prova stecchino.

L'idea di questa torta l'ho presa da una ricetta di un libretto francese "Les Gateaux de Caroline", io ho ridimensionato le dosi di burro e zucchero, per assecondare i miei gusti e ho usato nocciole al posto delle noci e solo un terzo del cioccolato previsto per esigenze di dispensa. E' una torta davvero buona, le zucchine la rendono morbida ed umida e regalano un sapore e un colore particolare che ben si armonizzano con il cioccolato amaro e le nocciole. Nei giorni successivi migliora. Trovo una difficoltà eccessiva a rendere fotogeniche le fette di torta... consigli?




giovedì 22 ottobre 2009

COSE GNOMESCHE


La gnoma ormai si è legata a doppio filo con Nina, le ha insegnato a riportare la palla, le controlla il pelo tutte le sere, le parla e la tranquillizza. Nina dimentica, passo dopo passo, il suo ombroso passato, per entrare di corsa in un presente di monellerie e giochi. E così escono in giardino e ascolto la gnoma che dice: "Allora Nina, facciamo così, facciamo finta che quella è la riga e che la palla non deve uscire, io la tiro tu la prendi, va bene?"
Penso di si, anzi bau.


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Gnoma: "Ma se inventano l'elisir per vivere per sempre senza mai morire, lo prendi?"
Gallina: "No, penso che poi sarebbe noioso e terribile."
Gnomo: "......
.......
.......
bhe se lo inventano, te lo metto nel bicchiere e non ti dico niente."

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La gnoma mi dice: "In storia dovevo fare un disegno sugli etruschi, io ci ho messo un sacco per farne un pezzettino, ma dovrei aver già finito...solo che c'era la scritta in cicciotello e io il cicciotello non lo so fare. La maestra di religione scrive un cicciottello bellissimo e mi ha fatto tutto il quaderno in cicciottello, infatti è il quaderno che preferisco. A me il cicciottello non viene bene, è difficilissimo, ma è molto bello, ecco io vorrei più di ogni altra cosa scrivere in cicciottello perfetto."

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C'è una calzina che oramai da settimane vive sola, ho lavato tutto, fino al fondo della cesta dei panni nella speranza di ritrovare la sua compagna, ho cercato negli angolini dei cassetti, controllato millanta volte sotto il letto e tra le lenzuola, ma quella calzina sta sola. Quando, proprio stamattina, mentre rifaccio il letto della gnoma, trovo un bambolina di stoffa orrendissima, ma portatrice di amore perchè regalo della migliore amica gnoma, che dorme tranquilla in un piccolo saccapelo, ricavato dalla sorella gemella della calzina abbandonata. Ora quale battaglia è più importante: lasciamo dormire al caldo le bamboline o non abbandoniamo le nostre calzine?

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Accompagno la gnoma in palestra, mentre esco c'è un'altra coppia gallina\gnoma che torna a casa, sento la dolce signora che domanda cosa preparare per cena. Non sono così zabettona (si un po' si...), ma rallento per ascoltare, chissà magari mi risolvono in cucina.
L'altra gnoma risponde: "Un panino!"
La mamma ribatte: "Ma noooooo, qualcosa di più coccoloso!"
La piccola si illumina: "Ma andiamo al Mc.Dxxxx, così tu non ti stanchi"
La signora suadente sussurra: "Ma io pensavo ad una bella minestra calda e cremosa..."
La nanetta conclude: "..e no mamma, io stasera devo stare leggera!"

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Nel pollaio la convivenza continua tra alti e bassi.
Agamennone non vive più sull'armadio, quando Nina non c'è, scende e fa il ganassa tra sala e cucina, gli soffia attraverso il vetro e lei lo guarda dubbiosa. A volte stanno anche due stanze vicine, osservandosi a distanza, uno in gattesco, l'altra in cagnesco.
Nina non capisce perché lui non si fa prendere sul collo per poi essere sbattacchiato in ogni dove, come si fa con qualsiasi peluche morbido.
Agamennone è orrendevolmente disgustato dall'enormità e dalla malagrazia di questa cosa gigante a quattro zampe e pure un po' puzzosa e noi continuiamo a spargere diffusori di ferormoni, nella speranza che sia amore e pace per tutti.

RAVIOLI SEMPLICI CON RICOTTA ED ERBETTE


400 gr di semola rimacinata di grano duro
acqua quanto basta

erbette
ricotta di capra
pepe e sale

burro
salvia


Preparare la pasta, lavorando la semola e l'acqua, fino ad ottenere un impasto compatto ed elastico. Lasciare riposare per almeno un'ora sotto una ciotola.
Nel frattempo lavare e cuocere al vapore le erbette. tritarle finemente, aggiungendo la ricotta e aggiustando di sale e pepe.
Prendere le pasta e tirarla sottile con il mattarello. Per avere un risultato migliore una volta ottenuta la sfoglia, ne ho lasciata cader metà dal bordo del tavolo, tirando l'altra metà con il mattarello, in questo modo il peso della pasta che cade, permette un risultato migliore.
Tagliare con un taglia pasta tanti cerchi, mettere un cucchiaino di ripieno in ogni metà dei dischi di pasta, ripiegarli e sigillare con le dita.
Far bollire una pentola d'acqua, a cui aggiungere un filo d'olio e tuffare i ravioloni per alcuni minuti. Nel frattempo sciogliere un pochino di burro in una pentola antiaderente insieme a 3\4 foglie di salvia, mettere man mano che si scolano i ravioloni e ripassarli per qualche minuto.

So che è una ricetta banale, la base di tutte le ricette delle paste ripiene, ma volevo sperimentare qualche trucco. Ho potuto osservare che un lungo riposo della pasta permette di ottenere un'ottima sfoglia, ben lavorabile, anche se non si usano uova. Far cadere metà pasta dal tavolo, tirando l'altra metà mi ha permesso di ottenere una bella sfoglia omogenea e sottile solo con il mattarello.
Tutto questo, per una gallina come me, non è poi così scontato. Il resto è basato sui principi della semplicità e dell'essenziale: pochi sapori da esaltare.